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Dissesto idrogeologico, le occasioni perdute

Stoppare immediatamente tutti i cantieri edili aperti sull’intero territorio comunale, verificare lo stato degli oltre 70 torrenti urbani ed extraurbani e sbattere i pugni sulla scrivania del ministro degli Interni Maroni per chiedere altri 150 vigili del fuoco ed almeno un migliaio di forestali. Per Anna Giordano, attivista storica del WWF, sono queste le tre priorità sulle quali lavorare prima che arrivi la stagione delle piogge, con il suo inevitabile carico di rischio e di morte. 

“Sia chiaro che siamo in gravissimo ritardo -avverte. Evidentemente la tragedia di Giampilieri non ha insegnato nulla ed a livello di prevenzione siamo molto indietro. Almeno però si può partire da qui. Negli anni hanno cementificato la città ed i villaggi del territorio comunale senza pensare alle conseguenze e adesso Messina è una bomba pronta ad esplodere. E sia chiaro che perché avvenga un’altra Giampilieri non è necessaria la bolla d’acqua dell’1 ottobre 2009: bastano 3 giorni di pioggia leggera ma ininterrotta e per come siamo ridotti un costone può franare senza incontrare ostacoli”. 

Un esempio? Proprio nei giorni scorsi a Galati Sant’Anna è stata devastata dalle fiamme una buona parte di collina. Se non si interverrà subito con progetti adeguati (alberi o arbusti che siano) quando tra un paio di mesi arriveranno le piogge ci sarà un’altra porzione di territorio indifesa ed esposta ad ogni rischio. E con lei chiunque viva o lavori nella zona. Intanto, complice ovviamente anche l’onda emotiva suscitata dai 37 morti dell’alluvione del 2009, tutti gli sforzi si stanno concentrando là dove è avvenuta la tragedia. Gaetano Sciacca, Ingegnere Capo del genio Civile, ha più volte dichiarato che ormai la zona più sicura della città è Giampilieri. Ma il resto di Messina è indifeso e vulnerabile, mentre le denunce che il WWF ed il MAN (Associazione Mediterranea per la Natura) hanno presentato in Procura sia prima che dopo i tragici fatti dell’ottobre 2009 sembrano essere rimaste inascoltate. Qualche cantiere sul torrente Trapani è stato bloccato, ma è un’azione talmente insignificante rispetto alle possibili devastazioni, che non può essere considerato neanche un inizio. 

Tra l’altro, chiudere i cantieri significa per forza di cose bloccare un segmento economico, quello edile, che anche se ormai ridotto all’osso dà ancora da lavorare in

una città dove la disoccupazione è una delle più alte della Sicilia e supera largamente il 30%. “Quando si parla di Piano Regolatore Generale -commenta Nino Ricciardello, presidente dell’Ance Messina, l’associazione costruttori di Confindustria- sembra che sia stato fatto su Marte e poi calato dall’alto sulla città. Ci sono imprenditori che sulla base di un documento regolarmente approvato anche da politici che oggi gridano allo scandalo hanno investito milioni di euro. Che facciamo? Li mandiamo a casa con tutti i dipendenti? Per noi si può anche bloccare tutto e concentrare i progetti sul recupero invece che sulla costruzione di nuovi edifici. Però devono prevedere un risarcimento per chi ha investito sulla base di questo PRG ed incentivare l’inversione di rotta”.

 “Ma il rispetto delle regole .-ribatte Anna Giordano- non prevede automaticamente il rispetto del territorio. Se iniziassero a prendere in considerazione le Valutazioni di Incidenza in maniera complessiva e non rispetto al singolo intervento, si avrebbe un’idea più chiara dell’impatto generale. Invece, in maniera molto miope, si continuano ad esaminare i progetti solo in relazione alla porzione di territorio che li riguarda e non complessivamente. Per non parlare delle enormità che si leggono nei pareri di chi è chiamato a valutare. Non dimenticherò mai una relazione relativa al Piano Particolareggiato di Faro Superiore, dove si prevedeva la realizzazione di 500 unità abitative. Qualcuno sosteneva che grazie al nuovo insediamento i ricci e gli anfibi presenti in zona non solo non ne avrebbero risentito, ma addirittura sarebbero aumentati di numero. Ma si può? La cosa più sconcertante di tutta questa situazione è l’arroganza con la quale poche decine di persone gestiscono il destino di un territorio e di centinaia di migliaia di esseri umani”. 

Anna Giordano

E sono in pochi a ricordare che già nel 2006 il WWF aveva chiesto di stoppare la variante al PRG. Nel luglio di tre anni dopo l’associazione è tornata all’attacco mettendo nero su bianco il rischio idrogeologico al quale si andava incontro. La risposta ufficiale è arrivata l’1 ottobre 2009: la variante non deve essere sottoposta ad alcuna valutazione di incidenza. Poche ore dopo il nubifragio porterà via con sé i 37 morti di Giampilieri, travolgendo ogni cosa, provocando danni per centinaia di milioni di euro, ferendo irrimediabilmente il territorio e spezzando per sempre un’intera comunità.