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Discariche abusive in via Don Blasco

Buttare giù non è difficile. In una città come Messina, quello che è davvero difficile è bloccare sul nasce le discariche abusive, piccole o grandi che siano, che spuntano ovunque come funghi. L’ultima in ordine di apparizione è quella sotto l’albero dell’ex facoltà di veterinaria in via Don Blasco. Perché dopo le ruspe dell’infaticabile assessore al Mare Pippo Isgrò, che hanno buttato giù gli stabili utilizzati per oltre 20 anni dall’università, come da copione è arrivato il materiale di risulta lasciato lì da ignoti notte dopo notte. 

“Almeno adesso l’amministrazione comunale avrà contezza su chi è veramente che non rispetta le regole sui rifiuti da queste parti -commenta Ninni Abate, uno degli imprenditori della zona. Per anni abbiamo chiesto più e più volte che si installassero delle telecamere per individuare chi di notte, approfittando della scarsa illuminazione e dell’assenza di controlli, trasformativa ogni centimetro disponibile di questa strada in una discarica. E mentre noi pretendevano rigore e vigilanza, tutta la città pensava che fossimo noi a non rispettare le regole. C’è voluto lo smantellamento di questi manufatti per ristabilire la verità. Meglio tardi che mai”. 

Una verità, quella sulla via Don Blasco, complessa e ricca di sfaccettature e di molti, troppi luoghi comuni. A partire dal fatto che gli imprenditori della zona non vogliono il recupero dell’area. 

“Non è assolutamente vero -puntualizza paziente per la milionesima volta Emanuele Barbaro, proprietario di una delle aziende

più antiche. I primi a volere che questo posto sia ripulito e riportato agli antichi splendori come è stato fino agli anni Sessanta siamo proprio noi. Quello che contestiamo è il metodo, non il merito. La via Don Blasco deve essere restituita alla città, ma non è pensabile che prima non si provveda a delocalizzare le aziende che ci lavorano da decenni e che fanno vivere tra diretti ed indotto centinaia di famiglie. All’amministrazione comunale chiediamo soltanto che ci dia un’area nella quale trasferirci. O meglio, visto che di zone nelle quali spostare le nostre imprese ne abbiamo individuate diverse e a spese nostre, chiediamo soltanto il cambio della destinazione d’uso. Io voglio che i miei nipoti vengano qui in via Don Blasco e passeggiare e a mangiare un gelato. Ma dopo che avranno finito di lavorare. Altrimenti non ha senso”. 

Intanto, nonostante le ipotesi rispetto alle aree individuate dagli operatori della zona siano state presentate da tempo, a Palazzo Zanca tutto tace. A metà novembre scadranno i termini per presentare ricorso, ma se non ci saranno risposte che consentano di salvaguardare i posti di lavoro, i responsabili delle aziende titolari di concessioni in scadenza e da rinnovare si vedranno costretti a ricorrere alla magistratura. “Una strada che preferiremmo evitare -dichiarano i portavoce delle 35 aziende- ed alla quale ricorreremo solo se costretti. Anche perché le soluzioni ci sono e sono tutte pacifiche. Basta avere la volontà di individuarle e concretizzarle”.