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Disabili, le barriere invisibili

Non sono soltanto architettoniche le barriere che i disabili messinesi devono abbattere. A denunciarlo alcune associazioni di portatori di handicap, che accusano l’amministrazione comunale di non facilitare il loro lavoro. Tanti i problemi ancora da risolvere e la maggior parte di questi sono legati all’insufficienza dei fondi destinati alle onlus locali.

Caso esemplare quello del Centro Dismed di Faro Superiore. Appena un anno fa, dopo l’ultima finanziaria, la Regione decise di chiudere la struttura riabilitativa di Faro Superiore e solo dopo un lungo braccio di ferro e grazie alla tenacia delle quattrocento famiglie dei piccoli pazienti seguiti nel centro, il Dismed non chiuse.

Ma a Messina non è una novità che spesso le situazioni di disagio economico si risolvano facendone pagare le spese ai più fragili, a quelle categorie di cittadini che invece dovrebbero essere più tutelate.

I centri che come il Dismed sono convenzionati con l’Asp lamentano risorse economiche insufficienti rispetto alle spese da affrontare e così gli oneri economici ricadono sulle famiglie dei pazienti disabili, costrette a rivolgersi a strutture private per le terapie. È  quello che accade all’Aias (Associazione Nazionale Assistenza Spastici) di San Filippo del Mela, altro centro riabilitativo. Mediamente, un’ora di terapia costa ai familiari del paziente circa trenta euro, che per tre volte a settimana, la frequenza consigliata dagli stessi specialisti, diventa una spesa di 90 euro. Troppo, se paragonato all’indennità concessa dall’ Inps, di appena duecento euro al mese. 

Le difficoltà sono tante, anche per quanto riguarda quei servizi che dovrebbero essere un diritto e che invece diventano un privilegio per pochi fortunati. Dalle prenotazioni per le sedute di riabilitazione, alle richieste più semplici, come il posto sulle apposite navette per il trasporto dei pazienti con difficoltà motorie, per i quali sono previsti appena 40 posti rispetto ad per una necessità effettiva che è almeno del doppio. Tutto ha tempi lunghissimi e le domande, troppe in rapporto alla disponibilità, causano periodi d’attesa che possono prolungarsi per

tre o quattro anni. 

Persino le patologie meno complesse e più facilmente risolvibili come i disturbi del linguaggio  (che interessano soggetti la cui fascia di età si aggira fra i due ed i sei anni) hanno tempi di attesa terminabili. Fatto questo, che peraltro causa anche una progressione della malattia nel bambino.

Abbiamo chiesto conferma di questa situazione anche al presidente dell’Aias di San Filippo del Mela, Giorgio Fucarino, che però ha preferito non rilasciare dichiarazioni telefoniche. 

Diversa invece la situazione dell’Aias di Messina. Il presidente Bruno Fascia sostiene infatti che il suo centro è ben diverso dalle altre strutture riabilitative. “La nostra Aias -racconta- è attiva dal ’79 e da noi non si riscontrano carenze significative. Le uniche lamentele che abbiamo- continua- riguardano le mancate sovvenzioni da parte del Comune per quanto riguarda i trasporti. Tutto è a carico nostro: noi ci occupiamo di prendere i ragazzi a casa, accompagnarli alla riabilitazione e poi nuovamente a casa o a scuola. E tutto ciò per le famiglie è gratuito. Il servizio è pagato di tasca nostra ed anche i pulmini sono nostri. Più volte abbiamo chiesto all’amministrazione comunale di sovvenzionarci come fa con le cooperative, ma non ne ha voluto sapere. Inoltre- spiega ancora- abbiamo una causa in corso con il Comune e due decreti ingiuntivi di pagamento e pignoramento a nostro favore di 300 e 400 mila euro”. 

A dispetto delle polemiche che hanno portato l’ex manager dell’Asp Salvatore Giuffrida a dimettersi, Fascia dichiara di essere invece soddisfatto del suo operato. “Quando è stata gestita dal Giuffrida -precisa il presidente dell’Aias di Messina- non abbiamo problemi e ci pagano le rette persino prima della scadenza prevista dei 90 giorni. Ci resta però solo la retta dell’Asp con cui tirare avanti e le nostre tante richieste rivolte al Comune non hanno trovato mai risposta. Riguardo alle attese infinite dei pazienti, anche nel nostro centro abbiamo questo problema, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza dei disabili a casa .L’Asp dichiara di non avere fondi sufficienti per un aumento dei moduli di assistenza domiciliare e così i periodi d’attesa si prolungano”.