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Dipendenti pubblici, addio al rimborso del 2,5%

La sede della Corte Costituzionale

Siamo alle solite. Con il decreto legge 185 del 29 ottobre scorso, i dipendenti pubblici perdono ogni speranza di vedersi restituito il 2,5 % trattenuto sulla propria retribuzione. Stiamo parlando di somme che si aggirano intorno ai 40 euro mensili trattenuti indebitamente per circa 22 mesi, per un totale per ogni singolo dipendente che si aggira intorno ai mille euro e lo Stato che avrebbe dovuto restituire.

In pratica, ritorna tutto come prima del 2011 o quasi. Infatti, i dipendenti pubblici continueranno a vedersi trattenuto il 2,5% sulla propria retribuzione, nonostante la dichiarata illegittimità di questo prelievo sancito di recente anche dalla Corte Costituzionale.

Per aggirare la sentenza, con un escamotage il Governo farà in modo di tornare a calcolare la liquidazione con il vecchio metodo del Trattamento di Fine Servizio al posto del nuovo sistema del Trattamento di Fine Rapporto, previsto fino al 2011 solo per i lavoratori del settore privato. Rispetto al TFR, che è di natura contributiva, il TFS non solo è calcolato su base retributiva, ma ha anche carattere previdenziale. Mentre nel TFR l’accantonamento è a carico del datore di lavoro, nel TFS i contributi previdenziali sono suddivisi tra le parti: il 7,10% dal datore di lavoro e il 2,50% dal dipendente, sull’80% dello stipendio. Inoltre, mentre il TFR non è calcolato sullo stipendio percepito nel momento in cui si conclude il rapporto di lavoro, il TFS si computa tenendo conto dell’ultima retribuzione percepita.

Tornando alla trattenuta del 2,5%, il Governo Monti fa marcia indietro su quanto frettolosamente deciso dall’esecutivo Berlusconi e da Tremonti.

Tale decreto infatti, non fa altro che evitare un esborso notevole alle casse dello Stato. Prova ne sia nel decreto si legge che anche i processi pendenti si estinguono di diritto e che le sentenze eventualmente emesse, fatta eccezione per quelle passate in giudicato, restano prive di effetti.

Una grossa beffa per i lavoratori dipendenti, visto che come al solito a pagare le spese sono sempre i più deboli. Infatti, la sentenza della Corte che ha dichiarato illegittime tali trattenute, riguardava anche la riduzione delle retribuzioni per i dirigenti pubblici (il 5% oltre i 90 mila euro e il 10% oltre i 150 mila) e dell’indennità dei magistrati.

Per queste due categorie quindi, tutto resta com’è e continueranno a godere di privilegi ingiustificati. Adesso, non resta che sperare in una seconda marcia indietro del Governo Monti, che tratti tutti i lavoratori nello stesso modo, rispettando il principio di uguaglianza.

Antonio Tesoro

Avvocato civilista, esperto di diritto delle nuove tecnologie del web, appassionato ed ex praticante di arti marziali, adora la musica e ogni tanto abbraccia una delle sue numerose chitarre. Su Sicilians cura la rubrica Leggi&cavilli, ma non gli dispiacciono le incursioni in altri settori. Raffinato gourmet, disdegna Masterchef Italia e sogna l'edizione statunitense.