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Dieta mezza mela o tre ciliegie – terza parte

Il dottor Giuseppe Di Prima

Quante volte abbiamo rivisto una amica in fase dimagrante? Si nota subito la differenza: occhiaie, viso sciupato, meno seno e fianchi e cosce come prima. Quanto ha speso per rovinarsi? L’ottenimento di una sostanziale calma insulinica, cioè una riduzione degli sbalzi della glicemia dovuti  alla frequente assunzione di zuccheri semplici, è un elemento di grande efficacia nell’innescare un circolo virtuoso di dimagramento.

Dopo qualche ora dal pasto, se gli zuccheri sono calati (come è giusto che sia), ci dirigiamo verso  il frigo che spesso contiene una bibita zuccherata, una fetta di torta (zucchero e farina bianca), un po’ di gelato. Oppure in dispensa un biscotto, un pezzo di cioccolato, o alla macchina del caffè per una dolce tazzina. Questi sono errori micidiali!

In tutti questi casi la nostra glicemia non si limita a salire, ma si impenna rapidamente costringendo il pancreas a produrre insulina per contrastare ciò che sta accadendo. Se pensiamo che il nostro sangue contiene normalmente circa tre grammi di glucosio, possiamo immaginare cosa succede se, a stomaco vuoto, ingeriamo 10 grammi di zucchero.

La glicemia si alzerebbe di valori incompatibili con la vita se non ci fosse l’insulina a risolvere il “caso”. Ma non lo fa a costo zero. Ciò che l’insulina ha tolto dal sangue è indirizzato verso il tessuto adiposo e genera quindi ingrassamento.

In più l’azione massiva dell’ormone ci lascia anche con pochi zuccheri nel sangue. Ciò significa fame e frigo o macchinetta del caffè. Oscillazioni ampie e frequenti dell’insulina sono quindi i presupposti per un ingrassamento resistente a qualsiasi controllo di tipo cosciente.

Evitare allora o diminuire i cibi raffinati, dando la preferenza a quelli integrali, ai legumi, alle proteine (sempre) e alle

fibre della frutta e delle verdure fresche per ottenere una digestione molto lenta che rilasci i glucidi in modo graduale senza mai spingere troppo in alto la glicemia. Poggiare le posate dopo ogni boccone per masticare molto lentamente significa saziarsi prima e digerire meglio.

Noterete a questo punto che più che del numero di calorie, ci interessa conoscere l’indice glicemico o meglio il CARICO GLICEMICO, che è tutta un’altra cosa. Bisogna quindi soprattutto tener conto e sotto controllo la capacità di alcuni cibi di scatenare rialzi glicemici improvvisi e quantitativamente rilevanti.

L’indice glicemico che sta per entrare in vigore al posto delle calorie è un valore astratto che crea confusione. Secondo l’indice glicemico, 100 grammi di spaghetti equivalgono a 100 grammi di albicocche. Ma se misuriamo la glicemia subito dopo, noteremo l’enorme differenza poiché la percentuale è diversa.

La pasta libera quasi subito tutto lo zucchero mentre le albicocche, contenendo anche molta acqua, hanno un “carico” di gran lunga minore oltre che diluito nel tempo. I cibi ad alto carico sono zucchero, pasta bianca non integrale, dolciumi, pane, biscotti, ecc. A basso carico sono le proteine (carne e pesce), pane e pasta integrali, frutta e verdura (anche ad alto indice) il cui contenuto in acqua talvolta raggiunge anche il 90%. 

Mangiare quindi una gran quantità di frutta e verdura fresca (che garantiscono un preziosissimo apporto di fibra, acqua biologica, vitamine, minerali) è un fattore positivo riconosciuto da un incredibile numero di ricerche scientifiche, oltre che dal buon senso di ciascuno di noi.

Limitare il consumo di frutta a pasto a “mezza mela” o a “tre ciliegie” in nome di un  supposto effetto sull’insulina (inesistente) o ancor peggio, come in molte riviste femminili, per timore di un loro apporto calorico, è una colpevole leggerezza da parte di chiunque si occupi di dietologia.

Per contattare il dottor Di Prima, farmacista e naturopata, scrivete a: anticospeziale@virgilio.it