Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

#Dichiarazionideiredditi. Otto per Mille e scelte consapevoli

Otto per mille UAARCome ogni anno è tempo di dichiarazione dei redditi e da oltre un mese le reti televisive sono inondate dagli spot della Chiesa Cattolica che pubblicizzano tutto quello che potrà fare grazie al contributo dell’8 per Mille. Quello su cui ovviamente si glissa, è l’uso reale delle enormi somme che entrano nelle casse della CEI, che nella ripartizione fa la parte del leone. Intanto, è bene chiarire che meno del 40% degli italiani decide a chi destinare il proprio 8 per Mille. Tutti gli altri, anche chi non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi, inconsapevolmente lo danno alla Chiesa Cattolica perché le somme non assegnate dai contribuenti sono comunque ridistribuite tra i soggetti che ne hanno diritto.

Quindi, oltre la Chiesa Cattolica (che tra assegnazione e ridistribuzione incassa mediamente oltre l’80% del totale), l’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, l’Unione Italiana delle Chiese Avventiste del Settimo Giorno, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, l’Unione Buddhista, l’Unione Induista, la Chiesa apostolica, le Assemblee di Dio in Italia, la Sacra Diocesi Ortodossa d’Italia, l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia e, ovviamente, lo Stato. Le Assemblee di Dio in Italia e la Chiesa apostolica incassano solo la quota espressamente devoluta a loro e non partecipano alla ripartizione dei fondi.

Come si legge nel sito del’Unione Atei Agnostici Razionalisti, dal quale abbiamo tratto questa tabella, la ripartizione del 2015 (basata sui redditi del 2011) è stata di un milione 245.253.247 euro e i contribuenti che hanno espresso una scelta sono stati il 46%. 

Beneficiario% su scelte espresseImportoNote
Chiesa Cattolica36,75995.462.448Riceve quota scelte inespresse
Stato7,03195.612.564Riceve quota scelte inespresse
Chiesa Evangelica Valdese1,4640.284.765Riceve quota scelte inespresse
Unione Comunità Ebraiche Italiane0,215.809.088Riceve quota scelte inespresse
Chiesa Evangelica Luterana in Italia0,154.167.389Riceve quota scelte inespresse
Assemblee di Dio in Italia0,121.517.586Rinuncia a quota scelte inespresse
Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno0,082.399.406Riceve quota scelte inespresse

Fonte: Dipartimento delle Finanze

Otto per mille Comunità EbraicheSu oltre 30 milioni di contribuenti, solo il 46% ha espresso un’opzione e solo il 37% ha devoluto il proprio 8 per Mille alla Chiesa Cattolica che però, grazie a una legge assurda che risale al 1984, può accaparrarsi l’82% del totale. Trovare i dati su come la Chiesa Cattolica spende i fondi dell’8 per Mille non è semplice. Quelli relativi al 2014 rivelano che il 35% è speso per lo stipendio del clero, nella voce “Culto e pastorale” sono compresi Diocesi (16%), edilizia religiosa (12%), altre iniziative come i tribunali ecclesiastici o il fondo per la catechesi (10%), patrimonio culturale ecclesiastico (8%) e solo il 19% per interventi caritativi in Italia e nel Terzo Mondo. Scovare tra le pieghe di bilancio i costi per la pubblicità non è semplice, ma secondo un

articolo pubblicato sull’Espresso a maggio dell’anno scorso, è una cifra che “da sola supera l’intero ammontare dell’8 per mille di quasi tutti gli altri culti”.

Dati che dovrebbero far riflettere soprattutto chi con leggerezza o per ignoranza non sceglie a chi destinare l’8 per Mille. Soprattutto se, come ha scritto nel 2011 Il Sole 24 ore, nel 2005 lo spot della Chiesa cattolica destinato alle vittime delle tsunami del dicembre 2004 (ve lo ricordate? Roba da Oscar: musica di Morricone, fotografia degna di Vittorio Storaro, storie coinvolgenti) costò 9 milioni di euro: il triplo di quanto è stato poi donato alle popolazioni colpite dalla tragedia, pari allo 0,3 per cento di quanto le era stato assegnato. Quello stesso anno l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che non ha fedeli in quella parte del mondo, donò invece il 6 % delle proprie entrate: 200 mila euro. Uno stato di cose, che dipende soprattutto dalla comunicazione. Di fatto, la Chiesa Cattolica è l’unica a fare propaganda per ottenere l’8 per Mille. Lo Stato non ne fa e la Tavola Valdese ha deciso di non farne più. Anche perché nel 2005 la Rai non mandò in onda il suo spot intitolato “Molte scuole, nessuna chiesa”, con il quale si sottolineava che la totalità dei fondi raccolti sarebbe stata utilizzata a scopo sociale e culturale e non per l’evangelizzazione.

Otto per mille Chiesa Valdese“Le somme che ci arrivano dall’8 per Mille -conferma Rosario Confessore, pastore valdese di Messina e Reggio Calabria– sono utilizzate per progetti di solidarietà, sviluppo e cultura in Italia e nel Terzo Mondo. La Chiesa e i pastori, un terzo dei quali donne, si sostentano solo grazie alle offerte della comunità e preferiamo pagarli con i nostri soldi e con il nostro impegno. Per noi è anche molto importante la trasparenza: tutto quello che incassiamo e il modo in cui lo spendiamo è pubblicato sul sito nazionale della Tavola Valdese. In ogni caso, nulla è speso per le attività di culto. I soldi che ci arrivano sono dei cittadini e devono essere spesi per loro o in progetti di solidarietà fino all’ultimo euro”.

Le entrate dell’8 per Mille sono devolute solo alle organizzazioni religiose che hanno stipulato con lo Stato un’intesa che poi deve essere ratificata dal Parlamento. Per il momento in lista d’attesa ci sono le comunità musulmane e i Testimoni di Geova, con un accordo già sottoscritto ma ancora bloccato dai parlamentari cattolici. Si procede molto lentamente e se è vero come diceva la zia suora di Andreotti che “a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina”, il dubbio che la lentezza non sia casuale c’è. Anche perché, se nella distribuzione dell’Otto per Mille si inserissero queste confessioni religiose, inevitabilmente aumenterebbe il numero dei contribuenti che esprime una scelta. Fatto questo, che toglierebbe alla Chiesa Cattolica centinaia di milioni che ogni anno le arrivano grazie al meccanismo perverso della ripartizione.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.