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Dicembre 1547: nasce l’Università di Messina

La facciata principale dell'antica Università

“Li Jurati nobili et populari di la nobili cita di Messina considerando et advertendo che in qualsivoglia republica ben governata et ordinata, lo che principalmenti si ha di procurare è di teniri et trovare viri et personi approbati et forti perché iunctamenti insegnano, rechiedano magistri at sua Eccelentia…”.

Inizia così la lettera che il 7 dicembre del 1547 con la quale il Senato si Messina chiese al fondatore della Compagnia di Gesù Ignacio de Loyola di inviare alcuni insegnanti per il collegio gesuita che a breve sarebbe stato aperto in città.
La costruzione del primo ateneo messinese, sorto proprio nell’area dell’attuale Università a piazza Pugliatti, iniziò subito dopo l’invio della missiva e i pochissimi resti della struttura originaria sono ancora presenti nei locali posti sotto la scalinata del Rettorato.
Particolare di non poco conto, è che l’Ateneo di Messina fu il primo tentativo in Europa di università collegiata, vale a dire l’istituto di formazione religiosa destinato ai laici, voluta non solo dai gesuiti e dall’oligarchia locale, ma anche da papa Paolo III Farnese, che per istituirla emanò la bolla Copiosus in misericordia Dominus.
Ma a volere fortemente l’apertura dell’università messinese fu uno dei
primi gesuiti, il francese Jerom Domenech, che visse a lungo nella città dlelo Stretto. Notevolmente colpito, come dimostra la corrispondenza che lo stesso intratteneva con Ignazio di Loyola, dalla grande ignoranza del clero locale e della popolazione, Domenech tentò di contribuire a invertire la rotta.

La bolla di papa Paolo III Farnese
Quando seppe dell’apertura di un collegio gesuita nella cittadina di Gandia fondato da Francisco Borgia, nipote di papa Alessandro VI e IV duca di Gandia, Domenech chiese aiuto al fondatore del proprio ordine per aprire un centro di studi destinato ai laici.
Nonostante l’alto numero di iscritti e i buoni professori, a causa di un contenzioso con il Siculorum Gymnasium di Catania (che temeva di perdere la propria posizione privilegita in Sicilia) l’università di Messina non poteva conferire la laurea agli studenti.
La situazione cambiò solo alcuni decenni dopo nel 1595 con l’intervento della Sacra Rota di Roma e grazie anche a una ricca donazione di ben 200 mila onze d’oro, la città ottenne  da Filippo II di Spagna la possibilità di far laureare i propri studenti.
L’università di Messina fu soppressa dalla corona di Spagna dopo i moti del 1674-78 e solo nel 1838 Ferdinando II di Borbone diede dignità universitaria all’Accademia Carolina, di fatto rifondando l’Ateneo.