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Di Matteo: “Attenzione agli improvvisi ritorni alla strategia stragista”

Nino Di Matteo
Nino Di Matteo

“La Storia della mafia è fatta di momenti di apparente calma, momenti di apparente difficoltà e poi di improvvisi ritorni alla strategia stragista. Io non credo che ci siano gli elementi per ritenere definitivamente superato il pericolo di un ritorno di strategia di violento attacco allo Stato. Guai se lo Stato sottovalutasse la capacità di Cosa Nostra”.

A mettere in guardia dal rischio di sottovalutare la capacità delle cosche mafiose di riorganizzarsi è il PM Nino Di Matteo nel corso di un’intervista rilasciata a Euronews.

“Le strade della mafia e dello Stato non si devono mai incontrare e il processo Stato-mafia mira a capire se negli anni che vanno dalla fine del ’91 fino al ’94 Cosa Nostra abbia usato le bombe per intimidire lo Stato e indurlo a delle scelte di minore rigore repressivo nei confronti dell’organizzazione mafiosa e se uomini dello Stato si siano fatti in qualche modo intermediari di questo ricatto”.

Il magistrato chiarisce che questi ultimi “non sono coinvolti per avere trattato ma per avere, così come noi riteniamo nell’ipotesi di accusa, svolto un ruolo di intermediari nel ricatto. Credo che uno Stato e una giustizia che vogliano essere credibili non debbano avere paura di affrontare queste tematiche. A un certo punto, la mafia ha cominciato a capire che gli attentati eccellenti, le bombe, pagavano. Erano utili perché lo Stato, andando a cercare la controparte, dimostrava di cominciare a piegare le ginocchia. Cosa Nostra, in particolare Totò Riina ha capito che quella delle bombe poteva essere la strategia giusta per costringere lo Stato a venire a patti”.

E allora, come gestire situazioni del genere? Secondo Di Matteo, “con Cosa Nostra e con le organizzazioni mafiose non si può mai cercare una qualsiasi forma di dialogo. Perché dialogare con l’organizzazione mafiosa significherebbe riconoscerle una struttura e una sostanza di controparte che non deve mai avere. Lo Stato si deve muovere solo per reprimerla”.

In merito al processo in corso, il PM aggiunge che “le indagini e il dibattimento sono ovviamente difficili, ma stanno andando avanti con grande serenità e serietà. C’è una grande volontà di approfondimento da parte della Corte, di noi pubblici ministeri e anche degli avvocati. Secondo noi del Pubblico Ministero, durante le indagini non tutti hanno detto tutto quello che sapevano. Alcuni hanno mentito, altri hanno cominciato a esternare le proprie conoscenze soltanto con grande ritardo rispetto ai fatti conosciuti e molti soltanto dopo che della vicenda, della trattativa, avevano iniziato a parlare mafiosi come Spatuzza o figli di mafiosi come Massimo Ciancimino”.    (foto lavocedimpastato.wordpress.com)

Elio Granlombardo

Ama visceralmente la Sicilia e non si rassegna alla politica calata dall’alto. La “sua” politica è quella con la “P” maiuscola e non permette a nessuno di dimenticarlo. Per Sicilians segue l'agorà messinese, ma di tanto in tanto si spinge fino a Palermo per seguire le vicende regionali di un settore sempre più incomprensibile e ripiegato su se stesso. Non sopporta di essere fotografato e, neanche a dirlo, il suo libro preferito è “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini.