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Denunciati gli occupanti della ex scuola di Paradiso

Foto Tonino Cafeo

Seconda visita dei vigili urbani alla ex scuola Pietro Donato di Paradiso, dove da quasi un mese vivono quattro famiglie di sfrattati. Questa volta nessun controllo, ma l’identificazione degli occupanti, cui seguirà la denuncia per invasione di edifici pubblici.

“Riteniamo questo un atto grave -dichiarano i portavoce di Rifondazione Comunista di Messina- anche se atteso, che conferma l’utilizzo di dispositivi repressivi per bypassare il problema sociale e trattarlo come una questione di ordine pubblico.

La legge è spesso arbitraria, rigorosa e intransigente con i deboli e timida con i potenti. Brandita come una clava contro chi commette illegalità per sbarcare il lunario e finanche per sopravvivere, per altri diventa uno strumento chirurgico per ottenere un salvacondotto e assicurarsi l’impunità dai reati commessi. Come mai non è applicata con il medesimo rigore la legge sulla graduazione degli sfratti in vigore dall’1 gennaio 2014? Quali interessi economici lo impediscono?”.

A spingere le famiglie che hanno occupato la ex scuola (tre prima di Natale, un’altra si è aggiunta di recente) in questa direzione, la decisione dell’amministrazione comunale di destinare la Pietro Donato proprio a casi come il loro. Il sindaco Accorinti contestò duramente questa decisione, posizione che gli è stata fortemente contestata sia da molti suoi sostenitori che dal consigliere di Cambiamo Messina dal basso Gino Sturniolo, ma l’esecutivo non ha mai denunciato gli occupanti.

“Chiediamo alla Giunta una presa di posizione netta e chiara sull’accaduto -aggiungono i portavoce di Rifondazione Comunista. Manifestiamo la nostra preoccupazione e indignazione circa i metodi adottati dalle Istituzioni, che per ristabilire l’ordine spostano il disagio sociale e le questioni vitali della popolazione (come il diritto all’abitare) nelle caserme e nelle aule di tribunale.

Il circolo “Peppino Impastato”, sin dal primo momento in questo conflitto insieme alle famiglie, sente profondamente l’ingiustizia compiutasi e valuterà insieme al Movimento per il Diritto alla Casa come reagire a questa operazione repressiva, individuando inoltre le cause e le possibili soluzioni per affrontare l’emergenza abitativa, sottraendo questa discussione dal terreno scivoloso della legalità e ricondurla debitamente sul terreno sociale e politico”.