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Dell’orgasmo e di altri demoni

Maledetta Amélie e la mia fissa per i film francesi: “Che vuol dire orgasmo?” mi chiede una settenne con cui guardo la pellicola, convinta che tratti di buoni sentimenti e poesia. Ovviamente glisso la risposta, dichiarando che sarà di sicuro un vocabolo francofono di cui non conosco la traduzione.

Ora, imbarazzo a parte, come si spiega il significato di orgasmo? La difficoltà semantico-esplicativa non nasce solo (come precisano le amiche più velenose) dalla mia mancanza reiterata di frequentazione dell’articolo. Deriva anche dalla peculiare attitudine dell’orgasmo a essere declinato in significanti individuali ed estremamente soggettivi e, soprattutto, dal suo essere una chimera, un mito di cui solo le miracolate possono raccontare.

Wikipedia scrive: “L’orgasmo è un complesso di reazioni neuro-muscolari involontarie, di breve durata, che corrisponde al culmine dell’eccitazione sessuale conseguente alla stimolazione fisica e psicologica delle zone erogene e degli organi sessuali”.

Orbene, andando a ritroso con la memoria fino a quando anch’io praticavo quell’attività ludico-ricreativa che si chiama sesso, riesco a scovare al massimo cinque episodi di esplosiva sublimazione neuro-muscolare involontaria.

Nell’universo delle quote rose, è difficile trovare dei cloni di Nostra Signora del Turgore che, con la sua psiche fallocentrica, riesce a totalizzare anche tre orgasmi a copula. In genere, e le lettrici lo sottoscriveranno, anche l’intrattenimento erotico più ferrato, ci procura sì un piacere ma non l’estasi.

Sì, signori, mentiamo. Ma non è una bugia dolosa, prendetela come una dimostrazione di buone maniere. Vi immaginate se “Hai goduto?” “No. Ma sei stato carino uguale”. Noi donne e le nostre vagine siamo fin troppo esigenti, al contrario

delle appendici muscolari dei colleghi uomini che, dall’inizio del mondo, si accontentano e godono.

L’orgasmo maschile ha meno pretese: l’uomo comincia il rendez vous amoroso e lo conclude sempre con i classici complementi di moto per luogo, moto a luogo, moto sul luogo: vengo, arrivo, eccomi, ci sono (in tutte le varianti).

Avere un orgasmo, uno di quelli veri che strappa i capelli (De Andrè cit.) e che giri la testa tipo Linda Blair è probabile quanto trovare la gocciola zebrata.

L’orgasmo femminile, per molte donne della mia generazione, è un falso storico. Non è colpa solo del maldestro su&giù somministratoci da certi signori uomini. Si tratta piuttosto di una distorta educazione sessuale che impone al maschio di non sbattersi (e non sbattere) più di tanto e alla femmina di non esigere più di tanto.

L’anorgasmia e la frigidità sono, di conseguenza, degli orpelli creati ad hoc per giustificare la pochezza performativa del maschio alfa. Vorremmo tanto ricrederci e che ci lasciaste sfinite, attonite e senza fiato come Bernadette dopo l’apparizione ma, affinché ciò possa accadere signori Casanova, meno occupy anyway e più occupy in the right way.