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De vulgari eloquentia

Una ricerca condotta dalla C-Date, che ha intervistato 860 donne italiane di età compresa fra i 20 ed i 55 anni, ha reso nota la classifica delle professioni maschili preferite dalle donne (leggi: a chi la darebbero più volentieri).

Il 33% all’uomo di potere (aspiranti veline), il 26% all’imprenditore (le ultime della piramide maslowiana), il 21% al personal trainer (ti piace giocare facile), il 17% al libero professionista (quelle che non conoscono il modello unico), il 13% all’artista (il sesso bohémien è un evergreen), il 10% a un medico (le utilitaristiche), il 7%
al macellaio (Alba Parietti docet), il 5% all’idraulico (il cliché dei filmetti porno-soft), il 4% al bagnino (sono quelle dei tempi di Baywatch), il 2% al politico (quelle da t.s.o.).

Per anni, noi donne ci siamo letteralmente attaccate alle parole, facendone il criterio distintivo per dare il pass a un uomo. Perché credevamo che un uomo che parla correttamente e scrive altrettanto bene, sia un bell’esemplare con cui congiungersi carnalmente e comodo da esibire ai pranzi in famiglia.

Con il tempo, ci siamo accorte che chi di dialettica inibisce di dialettica perisce.

Già, poiché sono proprio i giornalisti-scrittori-bloggers-docenti quelli che, a colpi di congiuntivi (se tu fossi) cancellano il caso nominativo-accusativo (io amo te) per puntare tutto sull’ablativo (è meglio per noi), lasciandoci inebetite a piangere sul Castiglioni-Mariotti.

Le ex ragazze degli anni ’90, una volta giunte allo status di donne, giurano e spergiurano pertanto che un letterato (o presunto tale) mai più, facendo dell’attacchino (non me ne abbia nessuno) l’uomo ideale. Ideale per semplicità espressiva e immediatezza dei pensieri. Basta dunque con frasi pretenziose, latinismi pomposi, dietrologie di messaggi: vogliamo relazioni dialetticamente sotto-proletarie.

style="text-align: justify;">Sostantivo-verbo-complemento, questa sequenza è l’elisir di lunga vita per un rapporto lineare e non machiavellico. Per quanto sia davvero più facile rapportarsi con l’uomo che sconosce Nietzsche e le bisdrucciole, incappiamo talvolta in casi limite: uomini perfetti, elementari e devoti che ti corteggiano “I tuoi occhi mi hanno stregato, mi piacciono un bordellone”. Ti rassicurano che “Tesoro tra me e te, quello che è c’è”. Si sincerano tramite sms “sei a messina ho a catania?”.

Ti offrono un passaggio in auto “Vuoi presa?”. Ti sostengono all’esame di storia “E poi c’era il gesuita Ignazio di Liolà”. E, nell’intimità, ti eccitano con “Ti pennellerei a colpi di lingua”. E’ inutile che fingiamo, per amore di gioco sessuale, di non sentire quegli strafalcioni che ci colpiscono le orecchie come un piercing venuto male.

Anche se l’unica Accademia di cui siamo socie è quella della Crusca Dukan è difficile, se non impossibile, portare la storia con l’uomo-elementare oltre le lenzuola. Come nel caso del toy boy, alla lunga, anche la nostra libido ne risentirà e ci stuferemo di uno che nell’atto copulativo sodomizza la consecutio e stupra le desinenze.

Gli anni passano concordo, non possiamo essere troppo #choosy che poi restiamo zitelle a leggere Queneau ma, diamine, prendiamoci uno che mentre faccia “all’amore” almeno non pronunci cunnilingus come fosse un vocabolo inglese.