Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

D’Alia e Genovese: insieme in Sicilia, avversari a Messina

Gianpiero D'Alia e Francantonio Genovese

Tanti vogliono fare il sindaco. Ma non per tutti avere il sindaco in casa è una buona notizia. Sembra assurdo, ma per i leader dei partiti maggiormente strutturati, PD e UDC, schierare un candidato vincente rappresenterebbe un’eventualità che preferirebbero scartare.

Un ragionamento astruso, secondo alcuni. Ma potrebbe essere la chiave di lettura della farraginosità con cui si sta mettendo in moto la macchina del consenso verso le amministrative. E non si dica che i ritardi sono dovuti all’imminenza delle elezioni generali. A Catania Enzo Bianco ha presentato proprio in questi giorni la sua (ennesima) candidatura alla guida della città etnea.

A Messina ad oggi in campo ci sono unicamente l’architetto Alessandro Tinaglia, del movimento civico Reset!, e il pacifista-nopontista Renato Accorinti, sostenuto a grandi linee dal raggruppamento che nazionalmente fa riferimento ad Ingroia ma con tante simpatie in molti pezzi del tessuto sociale della nostra città.

Due candidati minori si direbbe, se non fosse che sono sulla scena da mesi nella prospettiva della candidatura e che con la nuova legge elettorale per i Comuni sperano nell’“effetto Collica”. Il sindaco di Barcellona, che con la forza di una campagna elettorale tra la gente ha sconfitto Nania e Buzzanca nella loro città, a fronte di un successo delle liste di centrodestra.

Dai partiti maggiori non si batte colpo invece, almeno pubblicamente. Il PDL spera di risorgere dalle proprie ceneri, ma lo stesso Enzo Garofalo, fino a pochi mesi fa in campo, è impegnato a guadagnarsi spazio per una conferma alla Camera. La candidatura di Fabio Mazzeo, presentata come civica ma indubbiamente connessa all’area pidiellina, sembra a bagnomaria. È facile prevedere che il centrodestra avrà qualche elemento di chiarezza in più dopo le politiche, quando si capirà a chi è andata la leadership dell’area moderata. Intanto pezzi di ceto politico si spostano o continuano ad attendere.

Per PD e UDC il discorso

è completamente diverso. Insieme nel sostegno a Crocetta, avversari alle politiche i partiti nel messinese sono espressione di Genovese e D’Alia. Leader diversi tra loro, ma accomunati da una gestione fortemente centralizzata delle loro forze politiche, nelle quali le altre componenti interne, se pur con differenze, non contano più di tanto.

Una gestione quasi correntizia, secondo alcuni malpancisti. Per Gianpiero D’Alia e Francantonio Genovese, individuare un esponente del loro partito da porre alla guida della città rappresenta una scelta complessa e dalle conseguenze rischiose. La complessità è dovuta al concetto di scelta stesso. Vista l’importanza del ruolo di sindaco, il prescelto staccherebbe tutti gli altri esponenti dei gruppi dirigenti con tutto il seguito di frizioni e polemiche del “perché lui/lei e non io?”.

I capicorrente si sa sono “per la pace” e qualsiasi elemento di dibattito interno potrebbe vanificare la tenuta generale. Il rischio è invece collegato all’autonomia, alla visibilità e al radicamento che chi fosse chiamato a fare il sindaco avrebbe il tempo e la possibilità di costruire. Una polarità politica che potrebbe offuscare la leadership di Genovese e D’Alia.

Così i due tengono il massimo riserbo sui nomi e dilatano il più possibile i tempi. Per l’UDC pochissime le indiscrezioni. Per il PD, che non ha ancora convocato le primarie più volte annunciate, pare ci siano in campo il segretario cittadino Giuseppe Grioli, che non a caso ha chiamato a raccolta le parti sociali nel forum di sabato scorso, il capogruppo al Comune Felice Calabrò e l’imprenditore Paolo Siracusano, vicino a Crocetta ma amico personale di Genovese. Però non c’è alcuna chiarezza e forse la nebbia è funzionale alla necessità di prendere tempo.

Intanto c’è qualcuno che ipotizza una soluzione alla Monti, con un Croce bis o un tecnico autorevole, motivato dalla gravissima situazione finanziaria del Comune, e di larghe intese. Perché individuare un paio di assessori da consegnare ad una Giunta di salute pubblica, è più semplice e comodo e crea meno problemi che scegliere un sindaco e sostenerlo nel difficile lavoro di condurre la città fuori dal guado.