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Dal DL 174 cinquanta milioni, ma prima il Previsionale 2012

Dopo la doccia gelata nel pomeriggio del commissario straordinario Luigi Croce, in serata arriva lo zuccherino.

Che nello specifico è la notizia che anche Messina potrebbe usufruire dei benefici previsti dal Decreto legge 174 del 2012 in discussione in questi giorni alla Camera. Gli emendamenti ai quali stava lavorando il PD non sono poi stati presentati perché quelli già discussi si sono rivelati sufficienti.

A patto ovviamente, di approvare il Bilancio di Previsione 2012. Solo in questo caso Messina potrà accedere al Fondo di rotazione ed ottenere i 50 milioni necessari per iniziare ad avviare il percorso virtuoso che la porterà ad uscire dalle secche in cui si è arenata negli ultimi anni.

Anche perché nel pomeriggio Croce è stato molto chiaro: ci sono 240 milioni di debiti da sanare, una macchina comunale gestita malissimo che fa acqua da tutte le parti e ci aspettano anni di lacrime e sangue per tutti.

“C’è ancora una speranza per il futuro di Messina -commenta Peppe Grioli, segretario cittadino del PD. Superiamo l’emergenza ed agganciamo la procedura del DL 174. Si chiude l’era della politica irresponsabile e se ne apre una nuova della politica che pensa alle generazioni future”.

Come si legge nel sito della Camera, il Decreto legge 174 prevede disposizioni “volte a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali, nonché a riequilibrare la situazione finanziaria di enti locali in difficoltà”.

L’obiettivo è quello di garantire in Comuni, Province e Regioni una gestione amministrativa e contabile efficiente e trasparente, dove tutti gli enti locali contribuiscono al consolidamento dei conti ed al rispetto del principio del pareggio di bilancio.

Una novità quasi assoluta per Messina, ma non è detto che non funzioni.

In prima battuta si parla delle Regioni. “La linea ispiratrice del nuovo testo -si legge ancora nel documento- è quella di rafforzare in modo sostanziale il controllo sulla gestione finanziaria delle Regioni attraverso l’introduzione dell’obiettivo della garanzia del rispetto dei vincoli finanziari derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, oltre quella già prevista del rafforzamento del coordinamento della finanza pubblica. I rendiconti degli enti dovranno tener conto anche degli effetti finanziari derivanti da partecipazioni societarie nei soggetti che gestiscono servizi pubblici regionali (o servizi strumentali alla Regione) nonché dei risultati della gestione degli enti  del settore sanitario”.

Un ruolo fondamentale lo gestiranno le Corti dei Conti, che potranno avviare accertamenti nel caso in cui dovessero riscontrare squilibri economico-finanziari o altre irregolarità. In questo caso, le Regioni avranno due mesi di tempo per adottare i provvedimenti necessari per eliminare le irregolarità e ripristinare gli equilibri di bilancio. Se i provvedimenti si dovessero rivelare insufficienti o inadatti,  le stesse Regioni non potranno attuare “i programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata copertura o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria. Inoltre, ogni dodici mesi il presidente della Regione dovrà trasmettere alla Corte dei Conti una relazione sul sistema dei controlli interni”.

Il nuovo sistema di controllo riguarda anche i gruppi consiliari del Consiglio regionale, ciascuno dei quali deve approvare un rendiconto di esercizio annuale.

E si arriva all’articolo 3, che riguarda gli enti locali. Previsto l’obbligo di trasparenza dello stato patrimoniale degli amministratori dei comuni con più di 15 mila abitanti, mentre in merito al sistema di controllo interno degli enti locali “oltre ai controlli di regolarità amministrativa contabile, di gestione e di controllo strategico, si devono prevedere anche il controllo sugli equilibri finanziari dell’ente e il controllo degli organismi gestionali esterni all’ente, in particolare sulle società partecipate per gli enti locali con popolazione superiore a 15 mila abitanti. Potenziata la funzione di controllo della Corte dei Conti sugli enti locali, che comprende, anche in corso di esercizio, la regolarità della gestione finanziaria, gli atti di programmazione e la verifica del funzionamento del sistema di controllo interno di ciascun ente”.

I magistrati della Corte dei Conti avranno anche un potere sanzionatorio nei confronti degli amministratori locali per un importo che può variare da cinque a venti volte la retribuzione del soggetto interessato. Ma la magistratura contabile dovrà esaminare i bilanci preventivi e consuntivi di Comuni e Province, società partecipate comprese.

Sanzioni specifiche per gli amministratori che abbiano determinato il dissesto finanziario. “Si sopprime il limite temporale dei cinque anni precedenti il dissesto accertato dalla magistratura contabile l’espresso richiamo alle condotte omissive rilevanti ai fini delle cause ostative a ricoprire determinati incarichi ivi previste -recita ancora l’articolo 3- e si introduce una sanzione pecuniaria nei confronti degli amministratori giudicati responsabili”. Sanzioni anche per i membri del Collegio dei Revisori dei Conti degli enti locali dei quali la Corte abbia accertato le responsabilità.

Ed ecco poi il Fondo di rotazione agli articoli 4 e 5. “Per gli enti che presentino squilibri strutturali di bilancio in grado di provocarne il dissesto -si legge- è introdotta una nuova procedura per favorirne il riequilibrio finanziario pluriennale, istituendo al contempo un apposito Fondo di rotazione”. Come già detto, se si approva il Bilancio Previsionale e si riesce ad entrare nella procedura, per Messina si prevedono 50 milioni perché si fa un calcolo di 200 euro ad abitante.

Basteranno per salvare Messina e, soprattutto a rimetterla in carreggiata? Non è detto. Molto dipenderà da chi amministrerà la città dopo le elezioni. Se a Palazzo Zanca arriverà un sindaco capace di dire di no, di non distribuire prebende ad amici, parenti ed amici degli amici ed in grado di governare come se avesse a disposizione un unico mandato allora, forse, Messina potrebbe avere una chance.