#Cultura. Il periodo d’oro del cinema in Italia: ecco i film che hanno venduto di più

il gattopardo locandina SiciliansIl cinema italiano con la sua ampia mole di registi, innovazione e creatività, ha influenzato nel passato buona parte del cinema mondiale. Tutto ciò avvenne soprattutto nella vivace stagione degli anni ’50, ’60 e ’70. Ed è proprio in questo florido periodo che troviamo i film che sono riusciti a vendere il maggior numero di biglietti di sempre in Italia (cosa diversa dai film con il miglior incasso, che dipende dalla fluttuazione del prezzo di un singolo biglietto). Ai primi posti troviamo Guerra e Pace del 1955 di King Vidor, film tratto dal romanzo capolavoro di Lev Tolstoj, con protagonisti Audrey Hepburn e Vittorio Gasmann. Ultimo Tango a del 1972 di Bernardo Bertolucci, seducente e licenziosa storia tra Marlon Brando e Maria Schneider che tanta censura fece scatenare. E ancora Per un pugno di dollari del 1964 di Sergio Leone, film che cambiò il genere western per sempre, influenzando l’industria cinematografica e moltissimi artisti. Continuavano a chiamarlo Trinità del 1971 di

E. B. Clucher, film che, insieme al precedente Lo chiamavano Trinità, si offre come parodia del genere. Per qualche dollaro in più del 1965 di Sergio Leone, seguito ideale di Per un pugno di dollari, dove Clint Eastwood torna a interpretare il silenzioso pistolero affiancato da un fantastico Gian Maria Volontè nella parte dell’antagonista. La dolce vita del 1960 di Federico Fellini, immortale pellicola che veicolò una certa immagine del nostro Paese, che mai più come in quel periodo sarà al centro dei riflettori mondiali.

Don Camillo del 1952 di Julien Duvivier, primo di una fortunata serie dove chiesa e comunismo di allora sono protagonisti di comici battibecchi sullo sfondo di una simbolica pacificazione. Ulisse del 1954 di Mario Camerini con scene che vennero girate negli stessi luoghi descritti nel poema epico, con protagonisti Kirk Douglas e Silvana Mangano. Il Gattopardo del 1963 di Luchino Visconti, opera emblematica del regista, che qui tocca i massimi livelli della sua bravura professionale con attenzione particolare ai dettagli, raggiungendo una perfezione rara ed elegante. Inutile dire che questi film andrebbero fatti riscoprire anche alle nuove generazioni. Tanto per ricordare loro ciò che avevamo e quanto che abbiamo dato alla cultura.

Alessio Morello

Nato in Sicilia, adesso studente di cinema al DAMS di Roma. Divide le sue giornate fra introversione ed estroversione, vecchi film perduti, nuovi film sperduti, musica e lettura, il tutto rigorosamente mentre strimpella note discordanti alla chitarra. Si crede un esistenzialista con svariati dubbi universali in testa, che talvolta finisce per annegare nella baldoria di qualche pinta di troppo. Un pessimista pessimo. Vorrebbe differenziarsi e sfuggire dalla massa, ma forse è la massa che fugge da lui. Ponderato e istintivo al contempo, quando chiude gli occhi sogna fotogrammi in bianco e nero con un sottofondo rock 'n' roll.

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