#Cronaca. Sgominata banda di rapinatori che ha seminato il terrore tra Messina e Palermo

Chiuso il cerchio per i componenti la banda di rapinatori responsabile di incursioni criminali in ville del messinese e del palermitano. Scoperta dalla Polizia una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a rapine e furti. Otto le persone arrestate, protagoniste di violente incursioni criminali in abitazioni del messinese e palermitano tra l’ottobre e dicembre scorsi. All’odierno risultato si è arrivati grazie a un minuzioso e intenso lavoro investigativo svolto dai poliziotti del Commissariato di Polizia di Patti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Patti che ha portato oggi a chiudere il cerchio e a smascherare le gravi responsabilità in capo a una banda di malviventi, che privi di alcun scrupolo e con violente scorribande, si ingegnavano al fine di mettere a segno tutta una serie di colpi presso abitazioni private, per lo più ville isolate, del messinese e palermitano, spesso incutendo terrore alle loro vittime.

Gianluca Terrana

All’alba di stamane i poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti, coadiuvati dai colleghi di Termini Imerese e del Posto Fisso di Polizia di Tortorici, hanno dato esecuzione all’ordinanza di misure cautelari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari Andrea La Spada, su richiesta del sostituto procuratore Giorgia Orlando, con la quale risultano chiare le responsabilità di otto individui. Sette gli esponenti della banda raggiunti da misura cautelare in carcere: Gianluca Terrana (1986, di Termini Imerese, ritenuto il capo della banda), Angelo Incardona (1976, di Campofelice di Roccella), Giuseppe Augetto (1987, di Termini Imerese), Francesco Lamia, (1988, di Termini Imerese), Antonino La Bua (1989, di Termini Imerese),  Robert Costantin Aioani (nato in Romania nel 1995) e Iulian Georgian Hatos (nato in Romania nel 1994). Arresti domiciliari invece per Franco Galati Rando (1969, residente a Tortorici).

A seguito di una prima fase di indagine (scattata dopo la violenta rapina a due anziani coniugi di Ucria, sorpresi nel sonno in piena notte nell’ottobre 2016 nella propria abitazione dai banditi, che incappucciati e armati di coltello e mannaia li hanno derubati con violenza, tenendoli sotto sequestro mentre i malviventi raggiungevano e razziavano una seconda abitazione a Capo d’Orlando), i poliziotti sono riusciti a gennaio scorso a bloccare i pericolosi criminali, individuando a loro carico tutta una serie di responsabilità non solo per la rapina, ma anche per la commissione di altri furti in abitazione messi a segno a Termini Imerese e a Sant’Agata Militello. Da allora, grazie al prosieguo di un poderoso lavoro investigativo, incessantemente condotto dai poliziotti, è stato possibile individuare e rivelare una pluralità di soggetti, risultati assiduamente impegnati in una frenetica attività di procacciamento di illeciti profitti, nonché a delineare i contorni di un sodalizio criminoso ben costituito ed organizzato, oggi ritenuto responsabile non solo dei fatti già accertati nella prima fase di indagine, ma di tutta una serie di nuovi fatti, commessi anche attraverso violenza diretta alle vittime.

L’attività investigativa sviluppata attraverso capillari operazioni di intercettazione telefoniche e di una attenta disamina dei tabulati telefonici, ulteriormente corroborate da preziosissimi elementi acquisiti, soprattutto in questa seconda fase, dall’analisi dei supporti telefonici sequestrati ai soggetti colpiti dalla prima ordinanza di misure cautelari (foto, messaggi vocali e conversazioni in chat con whatsapp), ha consentito di cristallizzare in capo ai malviventi una vera e propria associazione per delinquere dedita alla commissione di reati contro il patrimonio e la persona, facendo emergere la sussistenza di saldi legami tra gli associati, rafforzati da un stretta condivisione di interessi, da una assidua frequentazione personale, nonché da prassi operative condivise e reiterate. Un’organizzazione che passa attraverso un collaudato modus operandi che parte dalla condivisione informativa dei luoghi e delle abitazioni da colpire, passando poi dai relativi sopralluoghi fino al raggiungimento degli illeciti, emergendo, così, il sistematico ricorso a veri e propri copioni, messi in atto mediante il sapiente coordinamento

dell’operato di più persone dislocate in posti diversi con specifica ripartizione di ruoli.

 

Gianluca Terrana

All’interno della banda spicca la figura di Gianluca Terrana, al quale è attribuibile un ruolo carismatico. Dotato di una evidente carica propulsiva rispetto alle attività illecite del sodalizio, l’uomo è il promotore e l’organizzatore delle attività illecite imputabili alla banda. Svolge una funzione di minuziosa pianificazione e preparazione dei colpi da eseguire, sia tenendo i contatti a monte con i basisti Incardona e Galati Rando (dai quali acquisisce le informazioni necessarie all’individuazione degli obiettivi e all’esecuzione delle rapine), sia procedendo ad accurati sopralluoghi preventivi sui luoghi prescelti, studiandone i relativi percorsi. Terrana è stato il raccordo delle attività dei criminali e generalmente rimane all’esterno delle abitazioni delle vittime a coordinare le azioni dei complici durante gli assalti criminali, dando loro ordini precisi e recuperandoli alla fine delle rapine o nel momento della fuga. Ha accompagnati sui luoghi delle rapine i componenti la banda da lui ritenuti abili e affidabili per operare nelle incursioni nelle case prescelte, decidendo addirittura l’abbigliamento da indossare. La sua personalità spregiudicata e caratura criminale è facilmente intuibile laddove lo stesso, come estrapolato dall’analisi del proprio apparecchio telefonico, si ritrae fotografandosi, mentre ostenta un notevole quantitativo di banconote di grosso taglio, provento di una delle tante incursioni, sintomatico della sua spavalderia.

Antonino La Bua, Francesco Lamia e Giuseppe Augetto sono collaboratori perfettamente a conoscenza delle attività del sodalizio, cui partecipano di volta in volta fattivamente, conseguendone parte dei proventi. Rappresentano i fedeli collaboratori di Terrana, sono quasi sempre presenti fisicamente nell’esecuzione dei colpi e mettono a disposizione le proprie auto per gli spostamenti, per i sopralluoghi e per l’esecuzione dei delitti. Angelo Incardona è tra i vertici della banda e disponeva di un preciso patrimonio informativo connesso a selezionati obiettivi per le azioni criminali del gruppo e le mette a disposizione facendosi pagare e interloquendo soprattutto con Terrana. Ha partecipato ad alcuni colpi e quando necessario è intervenuto per assicurare la fuga dei complici.

Altra figura di basista può certamente individuarsi in Franco Galati Rando, fonte della quale la banda si è avvalsa per la selezione di obiettivi per attività criminali da compiere nel messinese, soprattutto nel territorio nebroideo. Infine, i rumeni Robert Costantin Aioani e Iulian Georgian Hatos erano manifestamente la pericolosa manovalanza delle cui attitudini e abilità fisiche il sodalizio si è avvalso secondo le esigenze, governandone i movimenti, conducendoli sui luoghi del delitto e recuperandoli a conclusioni delle operazioni criminali o in caso di fuga.

L’intensa attività di indagine ulteriormente svolta ha permesso di evidenziare la pericolosità del gruppo e di individuarne le responsabilità dei sodali in relazione a una serie infinita di scorribande, oltre quelle già evidenziate.

Tra questi, tre furti in abitazione perpetrati nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre scorsi a Lascari altro nella notte del 14 dicembre a Campofelice di Roccella, durante i quali sono emerse chiare le modalità sistematiche di intervento del gruppo criminale, che opera con metodi ben definiti e tempistiche ravvicinate.

L’organizzazione della banda e la sua pericolosità emergono ampiamente nella violenta tentata rapina in un’abitazione a Termini Imerese la sera del 10 dicembre, quando i malviventi, questa volta armati di pistole e tutti con il volto coperto con passamontagna, sciarpe e guanti hanno fatto irruzione all’interno di una casa di campagna intimando, sotto la minaccia delle armi, alle tre donne anziane di entrare nella stanza accanto. La riluttanza opposta da una delle donne, colpita da malore, scatenò l’aggressività dei criminali, che iniziarono a schiaffeggiare le malcapitate, scaraventandole per terra. La brutale azione criminosa fu interrotta e i tre banditi costretti a darsi a precipitosa fuga nelle campagne circostanti grazie alle grida lanciate dalle donne, che attirarono l’attenzione di parenti, vicini di casa, che intervennero in soccorso, ritrovandosi coinvolti nell’aggressione e ricevendo dai malviventi violente percosse. In questa occasione, un ulteriore elemento di carica criminosa è rappresentato dal nuovo e più evoluto modus operandi della banda, che, per la prima volta, dall’inizio dell’osservazione del sodalizio, ha fatto ricorso all’utilizzo di armi.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *