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Cronaca. Messina, caso Centonove: assolto perché il fatto non sussiste l’editore e giornalista Enzo Basso

MESSINA. Assolto perché il fatto non sussiste. E adesso chi restituirà a Enzo Basso, editore e direttore del settimanale Centonove, i sei mesi passati agli arresti domiciliari, sottoposto persino al divieto di uscire sul balcone? Ieri la Corte d’Appello di Messina, presieduta dal giudice Alfredo Sicuro, su richiesta del sostituto procuratore generale Vincenza Napoli, lo ha assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di appropriazione indebita. 

In qualità di amministratore unico e di legale rappresentante della Editoriale Centonove Srl, il giornalista (difeso dall’avvocato Stefania Scotto) era stato accusato di essersi appropriato indebitamente di alcune migliaia di euro. Dopo un calvario iniziato il 30 ottobre dell’anno scorso, i magistrati hanno stabilito che non c’è stata alcuna azione fraudolenta.

Nelle 150 pagine di ordinanza di applicazione di misura cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Tiziana Leanza su richiesta del sostituto procuratore Antonio Carchietti, genero quest’ultimo dell’ex procuratore distrettuale Antonino Zumbo, più volte attaccato negli anni Novanta da Centonove e cognato di Dino Cuzzocrea (coinvolto in un’indagine sulla gestione della farmacia del Policlinico sulla quale il settimanale scrisse a lungo), si parlava di un modus operandi “caratterizzato dalla sistematicità delle azioni criminose, essendo gli indagati risultati partecipi di un sistema fraudolento che desta particolare allarme per efficienza, durata ed organizzazione e che, con elevata probabilità, non è circoscritto alle sole vicende oggetto di considerazione nel presente procedimento”.

Un modus operandi che anche per la Corte d’Appello però non c’è mai stato. L’arresto di Enzo Basso con l’accusa di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e frode fiscale ha portato al sequestro e alla messa all’asta di Centonove, perché il curatore fallimentare, inspiegabilmente, non nominò un direttore responsabile. E così, per un’accusa che si è rivelata infondata, un giornale con una storia lunga 25 anni, è stato condannato a morte. E anche di questo, chi ne risponderà?

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.