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Cronaca. Barcellona PG, tutti i nomi e i dettagli delle rapine con ipnosi

MESSINA. Stamane nelle province di Palermo e Bergamo i Carabinieri del comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP, Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, su richiesta della Procura guidata da Emanuele Crescenti a carico di 6 soggetti, uno dei quali è ancora ricercato ritenuti responsabili di rapina aggravata in concorso ipnotizzando le vittime. L’ordinanza è stata eseguita a Messina, Palermo e Bergamo. L‘attività di indagine, denominata Hypnose è iniziata a gennaio ed è stata coordinata dal sostituto procuratore Rita Barbieri i cui esiti hanno consentito di documentare l’operatività di un gruppo di persone (con base a Palermo) i cui componenti hanno rapinato numerose vittime, soprattutto anziane negli ultimi mesi. I malcapitati, dopo essere stati avvicinati dagli indagati col pretesto di una finta compravendita di gioielli, percepivano un profumo intenso, che unito ad altre tecniche di manipolazione ipnotica li inducevano in stato confusionale. Dopodiché le vittime si recavano nelle proprie abitazioni o negli istitutindi credito per procurarsi il denaro che consegnavano ai malfattori.

Le investigazioni, in particolare, hanno dimostrato come i rapinatori, senza alcuna remora agivano in pieno giorno in zone popolate, in modo anche da non insospettire i familiari delle vittime, tanto da creare con loro un legame in grado di influenzarne i comportamenti e a porle in stato d’incapacità di volere e agire, mediante suggestione ipnotica e tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la vittima. Le indagini sono state sviluppate attraverso l’acquisizione delle testimonianza delle vittime e delle persone informate sui fatti, oltre che sull’esame delle riprese di sistemi di videosorveglianza, che hanno ripreso gli abboccamenti tra i malfattori e le vittime. Sono stati esaminati anche i tabulati di traffico telefonico, i quali hanno consentito di giungere all’identificazione delle persone colpite dal provvedimento cautelare di oggi, oltre che fare luce su numerosi episodi che per il modo di agire è stato ritenuto come reato di rapina. I rapinatori agivano sempre in tre per volta, interpretando una sceneggiatura ormai consolidata. Uno ricopriva il ruolo di marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, un secondo complice fingeva di essere interessato all’acquisto e il terzo faceva il gioielliere in grado di valutare la merce in qualche occasione intenzionato a sua volta a comprarla. La compravendita di gioielli era inscenata con lo scopo di coinvolgere la vittima. Il finto acquirente si allontanava temporaneamente e ritornava in compagnia di un altro complice che si presentava come gioielliere e valutava i preziosi. Queste fasi duravano anche fino a due ore, durante le quali la vittima partecipava alle difficoltà del marinaio che avrebbe potuto subire un grave danno economico dalla mancata vendita o da quelle dell’ipotetico acquirente, che non era in possesso di tutto il denaro necessario all’acquisto. Inoltre le vittime avevano sempre un contatto fisico con i rapinatori attraverso abbracci e strette di mano, con lo scopo di creare un vincolo empatico. In alcuni casi, attraverso questi gesti le vittime percepivano un profumo molto intenso, che provocava loro uno stato confusionale e ipnotico. Al termine di queste lunghe manovre, per le vittime era giusto dare un contributo per l’acquisto dei gioielli, ritenendo che consegnare il denaro fosse la cosa corretta da fare. La violenza degli indagati stava nel procurare uno stato di incapacità di volere o di agire nei confronti della vittima. Ciò può avvenire attraverso l’utilizzo di sostanze in grado di incidere sulla capacità di autodeterminazione, inducendo nei malcapitati uno stato di parziale o totale incoscienza, ma anche attraverso l’utilizzo di particolari tecniche volte a provocare l’alterazione della normale capacità di comprensione della realtà e/o di coerente volizione, incidendo sulla normale capacità di valutazione critica, che costituisce il filtro in grado di orientare i comportamenti di una persona secondo quanto appreso per le esperienze di vita della stessa. Tra queste, l’induzione ipnotica produce una condizione psichica provocata da un operatore esterno, caratterizzata da uno stato psichico denominato trance e caratterizzato dallo spegnersi della coscienza razionale e delle facoltà cognitive volte all’osservazione dell’elaborazione del mondo esterno.

L’individuo ipnotizzato sembra essere in comunicazione soltanto con l’ipnotista e seguirne in maniera acritica e automatica le suggestioni, ignorando gli stimoli dell’ambiente. Senza l’apporto cosciente della volontà, l’ipnotizzato percepisce sensazioni anche in contrasto con gli stimoli che colpiscono gli organi di senso. Anche la memoria e la coscienza di sé possono essere alterate e gli effetti delle suggestioni possono essere estesi (postipnoticamente) alle successive attività di vigilanza normale. Le persone offese dai reati investigati erano in pieno possesso delle proprie capacità di provvedere ai propri bisogni, di comprendere il significato delle proprie azioni e degli accadimenti del mondo esterno. Si tratta di persone autonome, soggetti normalmente in grado di provvedere ai propri interessi. Ciononostante tutte le vittime hanno evidenziato una singolare assenza di capacità critica accettando passivamente le indicazioni e le richieste di denaro anche per somme cospicue, che sono state rivolte dai malfattori mostrandosi inermi rispetto alle sollecitazioni rivolte. Tutte le vittime hanno descritto uno stato di confusione più o meno marcato, apparivano stupite per aver compiuto delle azioni del tutto estranee al proprio modo di operare e hanno evidenziato una perdita della cognizione del tempo, meravigliandosi per aver trascorso delle ore con soggetti estranei senza un motivo plausibile. Ognuna delle vittime non si è posta alcun problema nell’elargire delle somme cospicue di denaro, anche prelevando in casa o negli istituti di credito, sottolineando quale unica spiegazione possibile una momentanea scissione dalla realtà e una sospensione della normale capacità di lettura critica degli accadimenti del mondo reale.

L’azione dei malfattori è stata descritta in modo analogo dalle vittime: un approccio funzionale all’instaurazione di un atteggiamento empatico da parte alla persona offesa, con la richiesta di aiuto e successivamente l’inizio di un discorso volto a creare un clima di complicità soggettiva. Questi elementi depongono per l’esistenza di un’azione di induzione di una parziale incapacità posta in essere dagli indagati non con un semplice raggiro ma con una vera e propria tecnica ipnotica volta a superare ogni tipo di meccanismo di difesa da parte delle vittime, le quali compievano ogni tipo di dazione di denaro prescindendo da qualsiasi valutazione, quantomeno dubitativa, circa la convenienza, l’affidabilità e l’effettività dell’operazione. Le indagini hanno svelato la concreta e attuale pericolosità sociale degli indagati evincibile dalle modalità delle condotte e dalle concrete circostanze dei fatti, dalla frequenza degli episodi e dalla personalità degli stessi soggetti coinvolti. Si tratta di condotte che denotano una spiccata professionalità, una forte capacità di adattamento alle diverse situazioni, affrontate con una particolare metodicità e spregiudicatezza da lasciar ipotizzare una vera e propria struttura organizzativa.

Gli indagati evidentemente vivono di questi espedienti e sono talmente spregiudicati da tornare più volte negli stessi luoghi, tanto che qualcuno è stato rivisto da alcune vittime nei giorni successivi. Si tratta di soggetti che oltre ad essere gravati da numerosi precedenti, anche specifici, risultano deferiti in stato di libertà in molte zone della Sicilia e dell’Italia, e sono stati arrestati in diverse occasioni per fatti similari.

Numerosi i reati ricostruiti tra cui se ne citano alcuni emblematici del modus operandi. Un uomo settantenne di Barcellona Pozzo di Gotto, avvicinato in via Roma è stato posto in stato d’incapacità di volere e di agire mediante suggestione ipnotica e tramite tecniche comunicative verbali e di gestualità tali da persuadere e manipolare la sua volontà, sino a farsi consegnare la somma di 3.000 euro. In particolare, uno degli indagati nel ruolo di marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, Giuseppe Immesi, come possibile acquirente e un terzo soggetto (nel frattempo deceduto), nel ruolo di gioielliere, inscenavano una compravendita di gioielli nella quale coinvolgevano per diverso tempo la persona offesa sia verbalmente sia tramite ripetuti contatti fisici, tra i quali continue strette di mano, l’appoggiare più volte una busta contenente denaro sulla pancia e sul petto della stessa e nell’inserire nel taschino della sua camicia i finti gioielli. La vittima successivamente, ormai in stato confusionale si recava nella filiale della propria banca, e seguendo le istruzioni dei malviventi prelevava la somma in contanti senza riferire al cassiere dell’istituto che, conoscendolo personalmente glielo aveva chiesto, il motivo del consistente prelievo. Poco dopo la vittima consegnava il denaro a Immesi davanti la porta della chiesa di San Sebastiano, ricevendo in cambio un anello rivelatosi privo di alcun valore. Un altro episodio riguarda una donna 45enne, sempre di Barcellona Pozzo di Gotto alla quale gli indagati, mediante la medesima tecnica hanno sottratto anche ad essa 3.000 euro.

In particolare Giovanni Salafia ricopriva il ruolo del marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, Michele Faija era l’interessato all’acquisto e Matteo Li Causi era il gioielliere. I tre inscenavano la compravendita di gioielli nella quale coinvolgevano, anche tramite continui abbracci la persona offesa, che dopo aver percepito un intenso profumo, in stato confusionale, si recava all’interno della sua abitazione e prelevava in contanti il denaro che poi consegnava a Michele Faija all’interno della chiesa di San Sebastiano. I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 5 provvedimenti a carico degli indagati: Giovanni Salafia, 27 enne di Palermo; Michele Faija, 59enne di Cinisi, in provincia di Palermo; Gaetano Talamanca, 51enne di Palermo; Matteo Li Causi, 49enne della provincia di Bergamo; Giuseppe Immesi, 68enne di Palermo e Domenico Immesi, 38enne di Villabate, in provincia di Palermo.