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Crocetta: Messina è una miniera d’oro ricoperta di fango

Il presidente Rosario Crocetta e l'assessore Nino Bartolotta

Messina è una miniera d’oro coperta da una montagna di fango. A definirla così è il presidente della Regione Rosario Crocetta, durante l’incontro a Palazzo Zanca con i giornalisti. Un incontro durante il quale si è fatto il punto della situazione su una città che negli ultimi mesi è stata perennemente sull’orlo del dissesto, dal quale si è salvata grazie ai 40 milioni che la Regione ha prestato e che dovranno essere restituiti in 5 anni.

“Quando nel febbraio del ’99 fui ascoltato dalla Commissione Antimafia  -ha dichiarato il commissario straordinario Croce aprendo la conferenza stampa- dissi che Messina era una città scartata, eliminata dalle attività della Regione e dalla ripartizione delle risorse, che soffriva le decisioni del vertice. Lei presidente ha sovvertito la tendenza, rendendola finalmente protagonista. L’ha presa per mano e l’ha tirata fuori dall’abisso. Fino ad alcuni giorni fa sembrava destinata a fallire, ma non è stato così per merito suo e della Giunta. Oggi approveremo il Bilancio Previsionale 2012. Abbiamo passato mesi tremendi, con proteste legittime dei lavoratori senza stipendio. Abbiamo avviato i primi strumenti per farla risorgere, siamo stati tra i primi a chiedere l’ammissione al Salva Enti, potremo contare su un finanziamento di 300 milioni per le opere connesse al ponte e abbiamo iniziato a mettere mani alle partecipate. Quando sarà il momento -ha concluso Croce- speriamo di consegnare una città che riparte e che prenderà il posto giusto nella Regione”.

Poi la parola passa al presidente Crocetta, che sottolinea come per salvare Messina dal dissesto grazie al prestito di 40 milioni la Giunta si sia dovuta scontare con l’opposizione: PDL, MPS e Lista Musumeci. Praticamente le stesse forze politiche che direttamente o indirettamente hanno governato la città fino a tre mesi fa e che adesso fanno finta di niente. Punto questo, sul quale Crocetta è molto chiaro. Accanto a lui l’assessore Nino Bartolotta, segretario provinciale del PD, che non interviene ma che nel salvataggio della città ha giocato un ruolo da protagonista.

“Ci siamo scontrati per salvare Messina -ha spiegato il presidente. Ma Palermo e Catania avevano già avuto altre risorse. Però non ci sarà alcun intervento a pioggia. Messina ha avuto il nostro appoggio grazie al suo comissario, bravo ed efficiente, che ha presentato un piano di rientro serio, certificato dal ministero e dalla Regione”.

Con discrezione Croce asciuga una lacrima di commozione, mentre Crocetta va avanti. “Il fallimento di Messina avrebbe avuto effetti tutta la Sicilia. I nostri tecnici hanno quantificato un danno

di non meno di 400 milioni di euro se si fosse dichiarato il dissesto per l’effetto-trascinamento che avrebbe avuto sull’economia siciliana. Senza contare i danni sociali che ne sarebbero derivati. Se ci sono delle responsabilità di questa situazione, spero che siano accertate”.

A questo punto qualcuno dei consiglieri presenti sembra impallidire, ma Crocetta va avanti come un siluro. Annuncia un incontro il 21 gennaio a Roma con i vertici FS per portare l’alta velocità tra Messina, Catania e Palermo e per il doppio binario tra Catania e Messina. E visto che ci sono diverse zone del messinese isolate, si sta lavorando anche sull’assetto viario.

Immancabile il riferimento al ponte, che “non può essere la solita promessa elettorale. Esito a schierarmi quando mi chiedono se si deve costruire. Ma o ci sono i soldi per farlo o non ci sono. Non c’è alcun progetto e non c’è un finanziamento. L’unico costo certo è quello della progettazione”. Non aggiunge altro, ma in sala si tira un sospiro di sollievo perché la storiella del ponte come toccasana dell’economia messinese sembra definitivamente archiviata.

E poi l’Ente Fiera, uno dei nodi da sciogliere. Crocetta è chiaro: non vuole cancellarla, ma il contenzioso per l’uso delle aree è inaccettabile, così come la decisone del demanio, e quindi dell’Autorità Portuale, di sfrattarla. “Se si creano conflitti tra le istituzioni non si arriva a nulla. Bisogna invece impegnarsi perché tornino speranza e fiducia e gli imprenditori iniziano ad investire in cose serie e non in quello che non c’è. Dopo il 6 gennaio faremo il punto della situazione e vedremo di farla ripartire, anche se con altre logiche”.

Ed altre logiche dovranno essere usate anche per l’Ente Teatro. “Negli ultimi anni i finanziamenti dati ai teatri sono serviti sempre meno per la programmazione e sempre di più per gli stipendi. Anche in questo caso serve una gestione oculata, perché non si può riempire un taatro di amministrativi, quando servono orchestrali, attori e tecnici”.

Le domande dei giornalisti si intrecciano veloci alle risposte di Crocetta, che lancia anche un messaggio di speranza. “Messina avrà un grande ruolo perché c’è un presidente che punta sulla città e che vede l’emarginazione di questa provncia. A Messina si può sviluppare di tutto, ma è sbagliato puntare solo sul pubblico. In ogni caso non credo che Messina tornerà indietro”.

Cosa è cambiato negli ultimi tre mesi? “Al Comune ed alla Regione c’è una gestione corretta -puntualizza il presidente. Messina ha le potenzialità per diventare una delle città più sviluppate d’Europa. Ci sono potenzialità turistiche utilizzate solo in minima parte, però bisogna programmare un po’ meglio. I privati devono avere un grande ruolo, ma il pubblico non può essere il settore dello spreco. Questo deficit ha responsabilità gravi, ma da questa lezione parte la rinascita della città, perché a volte le crisi servono per crescere e per costruire una nuova vita”.