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Croce cede il passo ad Accorinti senza troppi rimpianti

Luigi Croce

Dopo 9 mesi Luigi Croce saluta e se ne va. Di solito i passaggi delle consegne richiedono due o tre giorni, ma non è un mistero per nessuno che il commissario straordinario del Comune di Messina non vedesse l’ora di rimettere il proprio mandato e andarsene.

E così questa sera ha velocissimamente consegnato la fascia tricolore al neo sindaco Accorinti senza dire una parola davanti alla stampa ed è scivolato via da Palazzo Zanca in un attimo, lasciando all’ufficio stampa il compito di salutare la città al posto suo.

“Nel lasciare la Città, dopo il periodo di commissariamento – scrive Croce – desidero porgere il mio affettuoso saluto ai Cittadini messinesi. Ho svolto il mio ruolo di commissario con impegno, completa dedizione ed attaccamento. Certo, la gravissima situazione economica dell’Ente ha condizionato le scelte fatte sempre nell’ottica del contenimento della spesa. Sono profondamente grato a quanti Dirigenti, Funzionari, Dipendenti del Comune, Rappresentanti di Enti, Organizzazioni, Associazioni, che, in vari ruoli, mi hanno aiutato in modo determinante nello svolgimento delle mie funzioni. Voglio salutare e ringraziare calorosamente i Cittadini che mi hanno confortato con la loro fiducia. Ho dedicato le mie migliori energie e tutto il tempo possibile al lavoro, formulo a Tutti gli auguri di ogni fortuna”.

Al di là delle dichiarazioni di rito, la verità è che l’ex Procuratore Generale Croce non lascia un buon ricordo di sé in città. Rigido, mai dimentico del ruolo avuto in magistratura, non ha avuto un buon rapporto con il Consiglio comunale, che lo ricambiato con la stessa freddezza.

Difficili anche i rapporti con la stampa, mentre l’atteggiamento da separati in casa che ha sempre avuto con il Ragioniere generale Ferdinando Coglitore e in generale con l’intera Area Economico-Finanziaria, ha portato a scelte discutibili come la doppia relazione sullo stato delle finanze di Palazzo Zanca presentato alla Corte dei Conti e ad un Piano di Riequilibrio basato su piedistalli troppo fragili (il contributo annuale preteso dall’Amam, giusto per dirne uno) sonoramente bocciato dai Revisori dei Conti e dal Collegio di Difesa prima che dal Consiglio comunale.

Memorabili i suoi scontri con i sindacati della Funzione Pubblica e dei Trasporti per le tre vertenze chiave della città: ATM, Messinambiente e Servizi sociali. In particolare, la decisione di sospendere per un mese e mezzo l’assistenza ad anziani e disabili e la chiusura dei Centri di Aggregazione Giovanile, oltre ai ritardi nella predisposizione e presentazione dei nuovi bandi, ha lasciato un ricordo negativo nella memoria collettiva difficilmente cancellabile.

Durante i nove mesi del suo mandato non c’è stata settimana in cui i lavoratori di questa o quella vertenza non manifestassero davanti al Comune (al primo accenno di manifestazione i vigili avevano l’ordine di sbarrare le porte) per reclamare il pagamento degli stipendi arretrati.

Su una sola cosa probabilmente tutti sono d’accordo con lui: Messina ha davvero bisogno di ogni fortuna. Perché nello stato in cui è ridotta la buona volontà e l’impegno del nuovo esecutivo non saranno certo sufficienti.