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Cose dell’altro mondo

Paese: Italia

Genere: Commedia

Durata: 90 minuti

Regia: Francesco Patierno 

Una commedia intelligente firmata da Francesco Patierno e interpretata da Diego Abatantuono e Valerio Mastandrea, che mette in luce il problema dell’immigrazione, sebbene in chiave ironica.

In una ricca città del Nordest, l’imprenditore Golfetto si trova alle prese con il grande numero di extracomunitari presenti nella sua città. Un’invasione tutt’altro che gradita da parte sua e si sfoga lanciando strali dalla sua piccola emittente locale, quand’ecco la sorpresa: un bel giorno tutti gli extracomunitari spariscono nel nulla, come se una divinità avesse voluto esaudire il desiderio del sanguigno imprenditore. Ma il rovescio della medaglia si presenta fin da subito. Chi si occuperà di tutti quei lavori che solo gli extracomunitari svolgevano, visto che i nostri giovani se ne guardano bene? Come si eviterà la paralisi delle industrie e delle piccole attività? 

Una sceneggiatura che risponde in maniera arguta alle richieste di chi vorrebbe un’Italia più “italiana”, proponendo in chiave ironica un grave problema sociale. Peccato però che non sia tutta farina del nostro sacco, anzi quasi per niente. L’idea alla base del film

infatti è identica al film del 2004 di Sergio Arau “Un giorno senza messicani” in cui la comicità delle diverse situazioni dipinte si mescola con l’amara realtà sociale. Nel ritratto del sociale (naturalmente molto diverso da quello della California di Arau) sta appunto la forza anche di questo film di Patierno, che coglie il succo del tessuto sociale più becero, quello talmente comico da essere grottesco. 

E’ proprio a questa fascia della società che il film si rivolge, mostrando come “perfino” i tanto detestati extracomunitari svolgano una funzione vitale per il quieto svilupparsi della nostra civiltà. Abatantuono e Mastandrea svolgono da par loro il loro compito con una buona interpretazione, anche se il Diego nazionale talvolta, travolto dall’irruenza del suo vulcanico personaggio, tende a dimenticarsi di interpretare un imprenditore del Nordest e non di Milano.

Ma va bene comunque, sperando che la mania di copiare qualunque prodotto d’oltreoceano o d’oltralpe (il popolarissimo “Benvenuti al Sud” copiato dal francese “Giù al Nord” per esempio, è solo l’ultima di tante citazioni…) finisca il prima possibile, magari andando a scovare qualche piccola perla nel sottobosco dei giovani registi italiani come Federico Zampaglione, giusto per fare un nome. Consigliato al signor Borghezio.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.