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Il corteo di Cgil, Cisl e Uil… le voci dei lavoratori

Un lavoratore con il segretario della Cgil Lillo Oceano

“Messina oggi è più bella“ urla dal palco il segretario della CGIL messinese Lillo Oceano, concludendo la manifestazione dei lavoratori che è arrivata a Piazza Municipio dopo aver attraversato le principali vie di Messina.

Il giorno dopo la manifestazione che ha portato in piazza oltre 5 mila lavoratori ma non la città, ascoltiamo le voci dei protagonisti.

Ma non è solo il sole di novembre -tutto sommato consueto alle nostre latitudini ed  in tempi di mutamenti climatici- a rendere particolare l’aria di ieri mattina. Sono i racconti ed i volti di chi subisce più di tutti le conseguenze della crisi e di anni di pessima gestione amministrativa.

Volti stanchi, ma non rassegnati, che espongono le proprie ferite senza alcun esibizionismo e senza quella rabbia teatrale che ci si aspetterebbe da una città in ginocchio bensì con la coscienza tranquilla di chi fa il proprio dovere ogni mattina e rivendica ciò che gli spetta come naturale diritto.

La parola dal palco sarebbe toccata loro di diritto, ma la decisione dei gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil è stata alla fine quella di fare il tradizionale comizio dei segretari confederali.

Il corteo -il primo unitario di tutto il sindacalismo confederale dopo anni di iniziative separate- tuttavia non è stato affatto muto. Alla sua testa i lavoratori delle cooperative dei Servizi Sociali. Quelli che si prendono cura della parte debole della collettività (disabili, anziani, giovani in difficoltà) ma sono pagati a singhiozzo. In 800 lavorano tra le 36 e le 24 ore a settimana e per pagarli tutti servono meno di 2 milioni al mese.

“Eppure -ci dice Franco della Cgil- ci sono lavoratori che non prendono stipendio da aprile, mentre la maggior parte non è pagata da giugno”.  A peggiorare la situazione, la notizia confermata nei giorni scorsi dal dirigente dei Servizi Sociali Salvatore De Francesco, che non ci sono fondi per rinnovare i bandi per l’assistenza domiciliare che scadranno a gennaio, e quello per la gestione di Casa Serena, la cui scadenza è prevista per il 31 dicembre prossimo.

Gli fa eco il suo collega Maurizio, della cooperativa Faro 85, lavoratore impegnato nell’assistenza domiciliare. “Anch’io sono stato pagato solo fino a giugno. Messina è la città che spende di meno in Sicilia in assistenza e servizi sociali. Il 50% in meno di quanto non faccia il comune di Siracusa. Ai lavoratori del Don Orione il rinnovo contrattuale ha fatto mancare ben cinque mensilità rispetto al vecchio contratto”.

Pure Antonio, che lavora in una ditta che si occupa delle pulizie al Comune, al Palacultura ed al Tribunale, è rimasto fermo alla mensilità di settembre. “Siamo assunti con contratti atipici a 500 euro mensili -grida- la nostra ditta ha crediti con la pubblica amministrazione dal 2011. Fino ad agosto ha anticipato gli stipendi, ma non c’è nessuna certezza di ciò che ci succederà domani”.

I lavoratori del Teatro di Messina.

Si fanno sentire anche i tecnici e gli orchestrali del Teatro Vittorio Emanuele, impegnati in una dura vertenza per la stabilizzazione.

Paolo è un tecnico teatrale precario dal 1993. “Noi precari dell’Ente Teatro -sottolinea- siamo da cinque anni appesi a contratti che si rinnovano ogni dieci mesi. Non ci è riconosciuto il diritto alla stabilizzazione, che si allontana ulteriormente con i nuovi tagli (20% del vecchio bilancio) decisi dalla Regione.

Giampiero, portavoce degli orchestrali aggiunge: “Lottiamo perché il teatro cessi di essere un carrozzone clientelare e diventi ciò per cui è nato. Un’officina di produzioni culturali, che dia realmente voce a tutte le persone che creano e che hanno qualcosa da dire per far crescere tutta la società”.

In una giornata di lotta così trasversale, camminano fianco a fianco lavoratori edili e bancari. Vincenzo, disoccupato con tre figli, iscritto alla Fillea Cgil, lavorava nel commercio di materiale per l’edilizia. Dopo aver subito un intervento chirurgico alla colonna vertebrale ha perso il posto di lavoro e sta lottando per avere l’indennità di disoccupazione ed il riconoscimento dell’invalidità.

Anche Carmelo, bancario, è della CGIL e non racconta situazioni migliori. “La crisi c’è anche da noi -avverte. Si sono chiuse diverse filiali negli ultimi anni ed i contratti integrativi non riconoscono più i premi di produzione. La perdita di posti di lavoro nel settore del credito è significativa (500 posti in meno secondo le stime più recenti) anche se non si nota tanto perché il nostro fondo di solidarietà è efficiente. C’è un problema di legalità e qualità del credito -racconta ancora Carmelo. Le banche non sono abbastanza attente ai legami ed agli interessi delle aziende a cui concedono il credito, come dimostrano i sequestri di beni operati dall’autorità giudiziaria, dai quali è emerso che diverse aziende legate alla criminalità organizzata hanno avuto notevoli benefici”.

Piero lavora a Messinambiente, dove sono alle prese con l’ennesima emergenza rifiuti. È sotto di due mensilità e manda a dire al Comune di Messina che dovrebbe spiegare come mai “si trovano i soldi per la buonuscita di dirigenti come Ruggeri, messi al loro posto per i buoni rapporti con la politica (136 mila euro in tre anni). Siamo pronti a lottare ad oltranza  -conclude- se continueremo ad essere presi in giro”.

A Piazza Municipio c’è anche Gianmarco. Fa il ferroviere ed è uno dei pochi giovani a non essere precario. Distribuisce un volantino che invita a manifestare anche il prossimo mercoledì 14 novembre, in occasione dello sciopero europeo contro la precarietà e le privatizzazioni. “Sono qui anche se sono molto scontento del nuovo contratto collettivo del mio settore, firmato da Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Orsa -spiega. E’ un contratto che non si oppone al processo di esternalizzazione di importanti servizi. A Messina è stato praticamente ceduto a una società privata il settore del traghettamento gommato, l’unico veramente redditizio, senza che questo comportasse nemmeno l’assunzione dei precari storici della navigazione”.

Intanto la Regione non assicura il finanziamento del trasporto locale, mentre nulla impedisce la sostanziale dismissione delle lunghe percorrenze.