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Confindustria, Leone Pidalà ai vertici nazionali

Leone Pidalà

Ancora una conferma a livello nazionale per il Gruppo Giovani di Confindustria Messina. Dopo la presidenza di Giovanni Sofi, che da vice presidente sostituì Matteo Colaninno quando quest’ultimo decise di abbandonare viale dell’Astronomia per darsi alla politica, adesso è il turno di Leone Pidalà. Past president del Gruppo GI di Messina, imprenditore edile di terza generazione, 39 anni, Pidalà è stato eletto al Consiglio Centrale nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Un risultato, quello degli under 40 di Confindustria Messina, che ancora deve essere eguagliato dagli industriali  seniores messinesi, da sessant’anni confinati dentro il perimetro regionale. 

“E’stata una bella soddisfazione perché la mia elezione è il frutto non solo del sostegno dei colleghi di Messina ma anche delle altre territoriali dell’Isola, che hanno votato in maniera compatta. Non a caso, in questo momento ci sono altri due siciliani che hanno incarichi nazionali: Luigi Rizzolo è con me nel Consiglio nazionale, mentre Gianluca Gemelli, ex vice presidente GI, è tra i componenti della Giunta nazionale seniores di Confindustria”. 

Tra gli argomenti che stanno più a cuore a Pidalà ci sono la formazione e l’innovazione tecnologica, due aspetti che interagiscono tra loro e che se curati adeguatamente potrebbero dare la spinta giusta per la ripresa del territorio. A Roma con lui anche un ragusano, Leonardo Licitra, uno dei vice presidenti nazionali GI, che ha la delega all’innovazione, all’energia e all’ambiente. Se gli si chiede come vede il futuro della città Pidalà non ha dubbi: ponte sullo Stretto. 

 “Se il ponte non si dovesse fare -puntualizza- sarebbe un bel problema perché stiamo scommettendo tutti su quest’opera. Anche il

sindaco Buzzanca, durante una cena organizzata con noi GI, lo ha ribadito. Non mi risulta che ci sia un “piano B” e la vocazione turistica della quale tanto si parla, non può certo essere la soluzione, visto anche che pure da questo punto di vista siamo piuttosto carenti. Da un secolo il settore edile è quello trainante per l’economia della città. Certo, bisogna vedere se i lavori partiranno davvero, il dato certo è che ormai Messina non ha più una reale vocazione industriale o specifica. Con la cantieristica si è persa una grande occasione perché non è stata incentivata più di tanto e non sono stati creati spazi adeguati. Tutto quello che per decenni hanno rappresentato realtà come la Rodriquez, la Smeb e tutti gli altri cantieri navali ormai non esiste più e credo che difficilmente si potrà ricostruire quello che è andato perduto”. 

Anche sul problema del quale ultimamente si parla molto, se le maestranze locali siano in grado di partecipare alla costruzione della mega opera, Pidalà garantisce per gli addetti ai lavori messinesi e sottolinea che il settore edile è preparato, ricordando che sono stati proprio gli operai messinesi a realizzare la maggior parte della Messina-Palermo. Opera complessa piena di viadotti e gallerie. 

“Piuttosto -aggiunge- il problema invece sono i quadri intermedi, perché bisogna capire le reali intenzioni di Eurolink rispetto alle assunzioni delle maestranze locali. Non vorrei che ancje da noi capitasse quanto sta succedendo a Raguda, dove un’impresa austriaca che ha vinto un appalto importa dal paese d’origine anche il cibo. Di fatto, trae un notevole beneficio economico per sé ma per il territorio non c’è alcuna ricaduta positiva. Su aspetti come questo bisogna essere chiari perché Messina non può consentire comportamenti del genere”.