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Confermati i domiciliari per le mogli di Buzzanca e Genovese

Peppino Buzzanca, ex Sindaco di Messina in conferenza stampa per le amministrative 2013
Giuseppe Buzzanca

Disco rosso del Tribunale della Libertà alle richieste di scarcerazione degli indagati arrestati nell’operazione Corsi d’oro. Dopo due giorni di discussione i giudici hanno depositato la decisione oggi pomeriggio.

L’affaire formazione, che ha scosso fino alle fondamenta  il PD di Messina e quello che resta del centrodestra locale per l’uso disinvolto di fondi e corsi da parte dei tre enti Lumen, Aram e Ancol (i primi due fanno riferimento ai parlamentari del PD Francantonio Genovese e Franco Rinaldi, il terzo all’ex sindaco di Messina ed ex deputato del PDL Giuseppe Buzzanca) ha visto il 17 luglio scorso l’arresto di 10 persone.

Oggi il Tribunale della Libertà ha confermato gli arresti domiciliari per Chiara Schirò (moglie di Genovese), Daniela D’Urso (moglie di Buzzanca), dell’ex consigliere comunale PD Elio Sauta e di sua moglie Graziella Feliciotto, di Natale Lo Presti, dell’ex assessore AN della Giunta Buzzanca Melino Capone e del fratello di quest’ultimo, Natale.

Il 3 agosto scorso il Tribunale del Riesame aveva già confermato i domiciliari per l’ex tesoriere del PD di Messina Cettina Cannavò, presidente della Lumen, e per Nicola Bartolone, vicepresidente dell’Aram, e il sequestro dei beni di Salvatore Natoli. La sola strada da percorrere adesso è il ricorso in Cassazione.

Ma ad avere problemi sono anche i dipendenti di Aram e Ancol, da mesi senza stipendio. Alcuni lavoratori dell’Ancol non avrebbero percepito neanche le indennità per maternità e malattia e tutti minacciano eclatanti azioni di protesta. Presenti alle udienze i titolari dell’inchiesta: il Procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e i sostituti Antonio Cerchietti, Camillo Falvo e Fabrizio Monaco.