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Confapi Sicilia contro la criminalità organizzata

Nello Lentini, presidente Confapi Sicilia

In Sicilia la disoccupazione è da Guinness dei primati. Anche la Banca d’Italia lo ha appena messo nero su bianco ed è una crisi che sembra senza via d’uscita. Per il presidente di Confapi Sicilia Nello Lentini, il primo passo è quello di andare alle elezioni prima possibile. 

Perché quest’urgenza da parte della classe imprenditoriale? “Visto che nonostante le nostre ripetute richieste questo Governo non ha dato alcun segnale di voler sostenere le imprese e di impegnarsi in maniera concreta per rilanciare l’economia, andare al voto ci sembra l’unica soluzione possibile per uscire da questo impasse”. 

Su 5 milioni hanno un lavoro meno di un milione e 400 mila di siciliani. Con cifre del genere si può parlare di crisi recente? “Assolutamente no, ovviamente. Fatta salva la crisi economica internazionale, questa situazione è determinata soprattutto dalla totale assenza della politica rispetto a programmi di sviluppo industriale e non solo. Ma è un’assenza che si è acuita soprattutto negli ultimi otto-dieci anni, arco di tempo in cui la Regione non ha saputo creare o ricreare quelle condizioni necessarie per permettere alle imprese di gestire al meglio prima i prodromi della crisi e poi la crisi stessa. Dal futuro Governo ci aspettiamo scelte coerenti con questa situazione, che siano davvero in grado di sostenere le imprese nella difficile opera di rimanere attive in attesa che la situazione migliori. Ovviamente, ciascuno dovrà fare la propria parte”. 

Quindi anche voi. E un’associazione datoriale come Confapi cosa può fare per le imprese iscritte? “Noi mettiamo a disposizione non solo tutto quanto deriva dagli strumenti di una rete “spalmata” sul territorio nazionale, ma puntiamo soprattutto sulla formazione dei nostri dirigenti. Perché oggi più che mai c’è la necessità che

chi rappresenta gli imprenditori tramite associazioni come la nostra, abbia la consapevolezza delle sfide che ci attendono e la conoscenza degli strumenti necessari per affrontarle”. 

In una crisi innegabilmente internazionale, qual è lo scotto che la Sicilia paga più di altri territori? “Sicuramente scontiamo il fatto di non essere in alcun modo attrezzati per affrontare questa crisi e il non avere sfruttato in passato tutte le opportunità date dai fondi strutturali europei. Grazie a questo strumento avremmo potuto diventare competitivi quanto a ricerca e innovazione, energie alternative e infrastrutture, giusto per citare i settori di mercato nei quali sarebbe stato più facile inserirsi beneficiando di questi cofinanziamenti. Invece, la miopia della classe politica e l’incapacità di progettare a lunga scadenza ci ha lasciato al palo. Il problema è che adesso la crisi la scontiamo in prima persona noi imprenditori e i nostri dipendenti con le loro famiglie”. 

In Sicilia i tassi di interesse sono i più alti d’Italia, ma nonostante questo una richiesta di finanziamento su due è bocciata dalle banche. “Gli istituti di credito dovrebbero veramente comportarsi come aziende, sostenendo finanziariamente le imprese sane ma in difficoltà e con progetti industriali sostenibili. Invece, nonostante le recenti elargizioni della BCE, purtroppo molto poco è stato immesso nel circuito economico”. 

Ieri mattina lei ha accompagnato l’imprenditore Carmelo Misseri, che è anche il presidente di Aniem Confapi Sicilia e che ha appena subito due pesanti intimidazioni, ad un incontro con il prefetto ed il questore di Siracusa. “Il nostro no ad ogni tentativo della criminalità di condizionare la libera attività di impresa è netta, senza se e senza ma. L’imprenditoria sana, che agisce nel rispetto delle regole, è sinonimo di sviluppo e di occupazione. In un momento di difficile congiuntura economica come quello attuale, il crimine non può e non deve vincere. Colpire Misseri, considerata anche la sua carica, vuol dire colpire un simbolo”.