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Cisl, guanto di sfida di Bernava a Lombardo: entro settembre il ddl su lavoro, sviluppo e competitività

Maurizio Bernava, segretario generale Cisl Sicilia

“La crisi del 2007-08 sta producendo ancora i suoi effetti, soprattutto in Sicilia dove vi è un calo nella crescita della produzione, dove aumenta la povertà. La situazione è disperata e, mentre il Governo regionale pensa ad altro, quello nazionale continua a tagliare la spesa per il Mezzogiorno”. L’analisi è del segretario generale della Cisl Sicilia, Maurizio Bernava, nel corso del suo intervento al Consiglio Generale della Cisl di Messina che si è tenuto nel Salone delle Bandiere del Comune.

“La Regione Sicilia – ha detto Bernava – abbia la consapevolezza che l’unica strada per uscire da questa situazione difficile è quella di puntare allo sviluppo, alla crescita del lavoro, sostenendo investimento e impresa. La sfida che lanciamo è quella di chiedere al Governo Lombardo di mettere in campo, da qui ai prossimi due anni, tutti gli interventi necessari per dimezzare i costi della politica, migliorare il funzionamento dell’Ars, tagliare il numero di deputati, le consulenze e le indennità. L’obiettivo deve essere quello di arrivare a tagliare il 50% delle spese, spostare i fondi che servono a mantenere lo spreco e gli interessi delle caste allo sviluppo”.

“Come Cisl, come sindacato – ha proseguito il segretario regionale – ci siamo resi conto come, da una manovra all’altra, sia necessario ristrutturare la spesa. Ci siamo confrontati con questa situazione difficile, senza paura di affrontarla, quando si è discusso di formazione professionale, di rifiuti, di partecipate. E’ necessario fare quadrare il bilancio. In Sicilia abbiamo costi altissimi della politica, a cui chiediamo di mettere in campo la stessa sensibilità mostrata da Cisl e sindacato”.

“Per questo – ha alzato i toni Bernava – entro la fine dell’estate chiediamo si approvi il disegno di legge su sviluppo, lavoro e competitività. Uniti, maggioranza e opposizione, per favorire investimenti e il sostegno alle piccole imprese, per misure del lavoro strategiche legate all’investimento. Si costruisca questo percorso virtuoso con le parti sociali e imprenditoriali”.

“Ora basta – è stata la conclusione del numero 1 della Cisl siciliana – non si può più continuare così. È necessario acquisire credibilità con l’intero paese e il governo nazionale. Solo così si potranno battere i pugni e pretendere di essere presenti ai tavoli che contano. Si deve recuperare credibilità. Su questi obiettivi, sostegno alle imprese su lavoro ai giovani, siamo pronti ad attivare una forte mobilitazione. La Regione siciliana può farlo grazie alla propria autonomia statutaria  e che non ha nessun’altra regione italiana”.

Infine Bernava non risparmia un attacco alla strategia di dismissione del sistema trasporti in Sicilia e Calabria. “E’ evidente – ha detto – come le scelte di Fs siano avallate dal Governo e condivise dall’Unione Europa che ha deciso di investire sul corridoio 1 sino a Napoli e poi dirottarlo a Bari per coprire i paesi dell’area balcanica. La Sicilia e la Calabria non possono sopportare di perdere il loro diritto alla mobilità. La risposta deve essere forte e come Cisl, sia in Sicilia che in Calabria, chiameremo all’appello tutte le amministrazioni locali per impegnare Anas e Governo a completare le infrastrutture e il sistema mobilità per evitare l’emarginazione della Sicilia e dela Calabria. Mi preoccupa – conclude Bernava – che non vi sia una parola da parte della Politica. Forse non si comprende come i trasporti siano strategici per lo sviluppo di un’area”.

E durante il Consiglio generale si è ovviamente fatto il punto anche su Messina. Un territorio fragile, che rischia di collassare

a causa delle minori risorse che gli enti locali avranno a disposizione. Il quadro tracciato dalla è desolante. E’ stato il segretario generale della Cisl di Messina, Tonino Genovese, a tracciare i contorni allarmanti della situazione. “L’elenco delle vertenze è infinito – ha detto – e non si vede la luce alla fine del tunnel. Bisogna fermarsi subito, tutti, e trovare quelle strategie necessarie per rendere attrattivo il nostro territorio. Il rischio, altrimenti è la marginalizzazione”. Nella sua relazione, Genovese ha toccato tutti i punti delle vertenze che interessano il territorio, affrontando subito il tema del momento, quello dell’intenzione dell’Amministrazione comunale di impiegare 300 cassaintegrati per la cura e la manutenzione di strade e verde pubblico. “Il rischio serio – ha spiegato Genovese – è quello di creare ulteriori speranze e poi precariato. Ci sono le norme, sono lodevoli, e consentono l’impiego di chi percepisce un’indennità dall’Inps a beneficio della comunità, è vero, ma si rischia di alimentare, di innestare il virus del precariato e creare un bacino di potenziali precari per una ipotetica assunzione nella Pubblica Amministrazione. Il problema è che le casse degli Enti locali non possono più sopportare un carico del genere. E allora – ha rimarcato il segretario generale della Cisl di Messina – dobbiamo cominciare tutti seriamente a valorizzare e trovare strumenti affinchè si passi dalla cultura del posto pubblico a quella della produzione, degli investimenti per dare stabilità e creare le condizioni per un lavoro duraturo e futuro attraverso la libera concorrenza dei mercati”.

La relazione passa ad affrontare, quindi, il tema delle società partecipate con Genovese che ha lanciato un allarme. “Basta chiacchiere – ha ammonito – se non verranno subito ristrutturate, le partecipate e i loro debiti rischiano di portare al collasso le casse dell’Amministrazione. La Cisl non ha doppi fini, a noi interessano solo tre punti: che il bilancio degli enti locali, già penalizzato da minori trasferimenti, sia in grado di sostenere le necessità della città e dei lavoratori, la tutela dei lavoratori delle partecipate e la garanzia per i cittadini di avere servizi efficienti. Altrimenti si corre il rischio, come accade all’Atm, che i lavoratori vengano visti anche come sanguisughe non perché non lavorano ma perché non sono messi in grado di produrre”.

A chiudere i lavori, è stato il segretario nazionale confederale Paolo Mezzio che ha messo l’accento sull’accordo interconfederale sulla rappresentanza firmata nei giorni scorsi.

“L’accordo – ha detto Mezzio – serve per dare certezza alla rappresentanza all’interno delle aziende. Sono stati stabiliti alcuni criteri per stabilire la rappresentanza ed è un presupposto necessario per dare agibilità democratica all’interno delle aziende. C’è così l’impegno che se il 51% delle Rsu è d‘accordo con le dinamiche aziendali, una piccola minoranza non le può bloccare.  Questo porterà certezza d’interlocuzione per l’azienda e diritto di cittadinanza al sindacato che ha il dovere di assumersi anche responsabilità rispetto ai destini delle aziende. L’altro aspetto riguarda le dinamiche interne tra Cgil, Cisl e Uil. Può essere un nuovo inizio perché questo Paese ha bisogno di ritrovarsi intorno a un progetto unitario per lavorare e costruire”.

Ma non sono mancati gli accenni alla situazione del Mezzogiorno e, stimolato anche dai giornalisti, al territorio siciliano e messinese.

“La situazione nazionale – ha detto Mezzio – è di grande sofferenza e disagio per la prima volta spalmato in tutto il territorio nazionale. Particolarmente difficile la situazione siciliana e in particolare a Messina dove i grandi problemi sono legati alle condizioni di sviluppo e di crescita che purtroppo non vengono affrontate. C’è un problema di infrastrutturazione che Messina più di altre soffre questo disagio determinando una condizione di disoccupazione che secondo me non trova precedenti nella storia del nostro paese. E l’aggravante è che non si vede una prospettiva, non si vive una speranza”.