Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Diffamazione Parmaliana, condannato Cipriano

Adolfo Parmaliana

Dieci anni per avere giustizia, ma alla fine è arrivata. “Mio marito era scienziato di fama internazionale. Non permetterò a nessuno di diffamarlo affermando cose false su di lui. E lo farò fino all’ultimo giorno della mia vita”. Con la fermezza e la misura che l’hanno contraddistinta negli ultimi 3 anni e mezzo, da quando suo marito Adolfo decise di togliersi la vita sopraffatto dal cumulo di menzogne che i suoi nemici andavano accumulando su di lui, Cettina Parmaliana commenta così la sentenza della Cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dal sindaco di Terme Vigliatore Bartolo Cipriano. Condannato in secondo grado nel settembre 2010 al pagamento di 20 mila euro per ingiuria aggravata nei confronti del professor Parmaliana, ricercatore e docente di chimica industriale, Cipriano presentò ricorso presso la Corte Suprema, che nei giorni scorsi ha però deciso di dare ragione al giudice del Tribunale di Barcellona Maria Celi, che aveva ribaltato la sentenza di primo grado del giudice di pace Maria Riili, che nel 2007 aveva invece dato ragione al sindaco di Terme Vigliatore.

Un riconoscimento tardivo ma significativo quello di piazza Cavour, visto che la prima denuncia contro Cipriano era stata presentata proprio dal professor Parmaliana. Una storia di ordinario squallore iniziata durante la campagna per le amministrative del 2002 del centro tirrenico. L’attuale sindaco di Terme Vigliatore appoggiava il candidato Nicolò Gennaro e durante il comizio di chiusura offese in maniera pesante oltre che ingiustificata Parmaliana, ipotizzando un uso disinvolto di fondi dell’Università per sovvenzionare la sezione locale dell’allora DS, della quale quest’ultimo era segretario.

Nel novembre del 2007 il giudice Maria Riili assolse Cipriano dalle accuse. Parmaliana si costituì parte civile e ricorse immediatamente in appello e nel settembre 2010, quando già il docente era morto, arrivò la sentenza a lui favorevole, che condannava Cipriano al pagamento di 20 mila euro agli eredi del professore come risarcimento per i danni morali subiti. E il ricorso in Cassazione di Cipriano ha confermato la sentenza del secondo grado di giudizio, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.

Bartolo Cipriano

“Non possiamo che essere soddisfatti del pronunciamento della Suprema Corte -commenta Cettina Parmaliana. Abbiamo in corso altre cause come

questa e mi auguro che la verità venga fuori ogni volta. Mio marito era uno scienziato a livello internazionale, diventato professore ordinario prima ancora di compiere 40 anni, ma lui si sentiva soprattutto uno studioso. Ai suoi studenti diceva sempre che prima di essere un docente lui era un ricercatore. Collaborava con atenei statunitensi, sudafricani, russi, spagnoli ed era invitato spessissimo all’estero come relatore in convegni internazionali. Sono arrivati persino ad accusarlo di non conoscere l’inglese. Accusa infondata, ovviamente. Non solo lui parlava 5 lingue, ma è stato anche l’unico a Messina a istituire un dottorato di ricerca in lingua inglese. È stato consulente di Veltroni per gestire il problema dello smaltimento dei rifiuti di Roma e fuori da Messina otteneva riconoscimenti al suo valore scientifico ovunque. La prima presentazione nazionale del libro scritto su di lui da Alfio Caruso “Io che da morto vi parlo” è stata organizzata dall’Università di Torino per espressa volontà del Rettore di quell’ateneo, che lo conosceva e lo apprezzava moltissimo. E ho appena avuto conferma dal Direttore Rinaldo Psaro che per il terzo anno consecutivo il CNR di Milano ha bandito il Premio Adolfo Parmaliana per la migliore tesi di dottorato sulla “Catalisi per lo sviluppo sostenibile”, che è l’ambito di ricerca nel quale mio marito operava. La mia amarezza è che i riconoscimenti gli vengono tutti da fuori, mentre qui continuano ad ignorarlo”.

Il libro di Alfio Caruso "Io che da morto vi parlo"

È un morto scomodo Adolfo Parmaliana, forse più che in vita. Quando denunciava le collusioni e le connivenze che legavano la provincia con Messina. Dava fastidio anche ai suoi compagni di partito, che invece di fargli quadrato attorno preferirono farsela alla larga e isolarlo. Pesantissima la sua testimonianza al CSM nel 2002 nei confronti di alcuni esponenti della magistratura messinese e barcellonese. Al punto che a finire sotto processo è stato anche il Procuratore Generale di Messina Franco Cassata, originario di Barcellona e con frequentazioni discutibili proprio nel centro tirrenico. Cassata è accusato insieme ad altre persone di avere predisposto dopo la morte di Parmaliana un falso dossier per diffamarlo. Dopo tre false partenze e tre giudici diversi, adesso il processo è entrato nel vivo e per l’udienza del 19 aprile il giudice Lucia Spinella ha deciso di ascoltare proprio la moglie di Parmaliana.