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Cinema. Gli zombie e la settima arte, allegoria di una società spenta dal capitalismo

Il cinema ha prodotto forse uno dei mostri più famosi dei nostri tempi: lo zombie. Il capostipite del genere è considerato il film L’isola degli zombie (1932) di Victor Halperin.  Lo zombie classico però, come ormai siamo abituati ad intenderlo noi, cannibale e annientabile solo attraverso il danneggiamento del cervello, nasce nel 1968 con La notte dei morti viventi di George Andrew Romero. Il film creò scalpore per la sua novità e l’eccessiva crudezza di certe immagini. Per di più il regista intrise il suo lavoro di velate e pungenti critiche alla società americana del tempo. Tali critiche saranno ben evidenti anche nei suoi film successivi, in particolar modo nel suo capolavoro Zombie (Dawn of the dead). In questo film gli zombie rappresentano l’inerte uomo di massa, lobotomizzato dalle routine quotidiane all’insegna dai falsi valori consumistici e culturali. In una scena di Zombie, le creature vagano con passo vacuo in un centro commerciale, venendo a simboleggiare la zombificazione del consumatore medio.

Romero inconsapevolmente però creò un vero e proprio genere di intrattenimento. Piccole case di produzione incominciarono a sfornare piccoli cult come Re animator (1985) di Stuart Gordon, Il ritorno dei morti viventi (1985) di Dan O’Bannon e Splatters gli schizzacervelli (1992) di Peter Jackson. Il genere fu sfruttato anche in Italia da registi di genere del calibro di Lucio Fulci e Umberto Lenzi, che con il suo Incubo sulla città contaminata (1980) mise in scena per la prima volta nel cinema lo zombie veloce e scattante. Registi come Danny Boyle nel suo 28 giorni dopo (2002) e Zack Snyder ne L’alba dei morti viventi (2004) riprenderanno la novità introdotta da Lenzi.

Il punto di arrivo di ogni genere si dice che sia la sua parodia. Ci pensò a farla già Peter Jackson con Splatters gli Schizzacervelli. Ma fu resa in maniera impeccabile dall’inglese Richard Wright con L’alba dei morti dementi (shawn of the dead) (2004).

Il genere ha avuto anche grandi successi di pubblico e si è inserito nell’ormai consolidato circuito seriale con The walking dead: serie Tv tratta dall’omonima serie di fumetti di Robert Kirckman.

L’horror ha sempre dimostrato di essere un genere aperto a contaminazioni ed esplorazioni. I mostri, che siano della mente o della società, possono davvero portarci verso paure che ci appartengono, più profonde di un mero “salto dalla poltrona” per lo spavento. Lo zombie, nato come allegoria di una società spenta dai valori capitalistici, diventa un mostro di mercato, protagonista di svariate pellicole a basso costo e fonte di godimento per spettatori muniti di popcorn e coca cola. Non sempre è male. Ma ricordarsi dell’importanza intellettuale che può rivestire un genere popolare come l’horror, è sempre bene.

Alessio Morello

Nato in Sicilia, adesso studente di cinema al DAMS di Roma. Divide le sue giornate fra introversione ed estroversione, vecchi film perduti, nuovi film sperduti, musica e lettura, il tutto rigorosamente mentre strimpella note discordanti alla chitarra. Si crede un esistenzialista con svariati dubbi universali in testa, che talvolta finisce per annegare nella baldoria di qualche pinta di troppo. Un pessimista pessimo. Vorrebbe differenziarsi e sfuggire dalla massa, ma forse è la massa che fugge da lui. Ponderato e istintivo al contempo, quando chiude gli occhi sogna fotogrammi in bianco e nero con un sottofondo rock 'n' roll.