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Ciao Lucio, vola in alto e non ti curar di loro

Il piccolo grande uomo, il Dustin Hoffman della canzone italiana, come amo chiamarlo io, è andato  su un’altra spiaggia a deliziare con la sua musica e a divertire coi suoi improbabili fraseggi nuovi spettatori. Ma la partenza è stata così inaspettata e repentina che nessuno di noi se lo sarebbe aspettato.

Lucio che combini ? Nemmeno un saluto, un Ciao come cantavi alcuni anni fa. Gli italiani hanno dimostrato di saper essere ancora fieramente legati a quei pochi sprazzi di orgoglio che pian piano si stanno sgretolando. Lasciandoci cittadini di un Paese sempre più europeo e sempre meno italiano, per come lo abbiamo amato e conosciuto. E ti abbiamo accompagnato verso il tuo secondo tempo della vita.

Una folla interminabile a Bologna e ancor più numerosi in semplici case dove una tua canzone, un tuo vinile ha ripreso a girare come per darti un ultimo saluto e renderci probabilmente più vicini. Una piccola Italia se ne va. Ma c’è purtroppo un’altra Italia spiacevole e volgare, che infierisce anche quando il silenzio sarebbe l’unica soluzione dignitosa. L’Italia di cui ci vergogniamo è l’Italia di Lucia Annunziata e della sua ipocrisia.

È  l’Italia volgare di Aldo Busi e delle sue squilibrate crociate frociarole sempre e comunque.

 E’ l’Italia del paradossale razzismo di una comunità gay che vorrebbe ispezionare le lenzuola della gente, pretendendo il loro ergersi a bandiera della medesima e che troppo spesso finisce per puntare il dito contro e accusare. Che bel paradosso! No. Non è questa l’Italia che amiamo, che sceglie la strada facile della vigliaccheria sparando sopra chi non può più difendersi. Troppo facile, adesso. Queste voci fuori dal coro, che hanno senza alcuna pietà, calpestato il doveroso rispetto per la morte, hanno espresso la loro pochezza intellettiva e umana.

Amiamo l’Italia di Piazza grande, di un Nuvolari che scorrazza alla velocità della luce in ogni luogo e in ogni tempo attraversando epoche e generazioni. Amiamo il cantautore Lucio Dalla. Amiamo l’Italia di Caruso, di Anna e Marco.

4 marzo 1943, 4 marzo 2012. Si chiude un delle più belle pagine della musica italiana. Più poveri artisticamente, non possiamo far altro che continuare ad aggrapparci ai nostri vecchi e pochi miti rimasti.

Ma tu vola Lucio, in alto…e non ti curar di loro, dei vigliacchi, dei paladini di una effimera cattiveria mascherata da morale. Vola…piccolo grande uomo.

Fratello dobbiamo volare nei cieli più limpidi, bisogna imparare a sognare per essere liberi…”  (da “Latin Lover” – L.Dalla)