Chiesa Valdese, guerra e pace: nasce il gruppo “Voce di Shalom”
Dare voce al disagio che molti membri della Chiesa Valdese e Metodista hanno provato e continuano a provare dopo la pubblicazione dell’atto sinodale 2025 sulla Palestina, approvato in agosto dal Sinodo che annualmente è convocato a Torre Pellice, in Piemonte. È questo l’obiettivo del gruppo “Voce di Shalom”, formato da valdesi e metodisti che non si riconoscono in un documento che, come scritto in una lettera aperta destinata alle comunità valdo-metodiste, “presenta gravi squilibri che stanno provocando ferite profonde nella vita delle nostre comunità”.
L’atto, il n° 25, è talmente critico nei confronti di Israele, terra nella quale affondano le radici del cristianesimo, che sembra dare voce a un inspiegabile, quanto inopportuno, antisionismo.
“Il testo sinodale definisce ‘abominio agli occhi di Dio’ ciò che è accaduto il 7 ottobre 2023, quando uomini, donne, bambini e anziani israeliani sono stati brutalmente uccisi, torturati, stuprati e rapiti da Hamas – si legge ancora nella lettera. Questa condanna è doverosa e la condividiamo pienamente. Ma immediatamente dopo, l’atto pone sullo stesso piano l’azione terroristica di Hamas e le operazioni militari dello Stato di Israele. Da una parte abbiamo un gruppo dichiaratamente terroristico, che nella sua Carta fondativa invoca la distruzione di Israele e che per anni ha lanciato migliaia di razzi contro civili. Dall’altra c’è uno Stato democratico, membro dell’ONU, che esercita un diritto alla difesa”.
Un atto, il 25/25, che ricorre a un linguaggio che divide le comunità, che giudica e che lascia ben poco spazio al confronto e al dialogo. La sentenza senza appello nei confronti di Israele lascia basiti per l’uso di verbi, aggettivi e sostantivi di stampo ideologico. Ma a lasciare perplessi è anche la natura stessa dell’atto: una presa di posizione politica che ha comportato anche un richiamo ufficiale da parte dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
A rendere ancora più dolorosa la vicenda, le continue prese di posizione sui social di pastori e membri con ruoli ben specifici all’interno della Chiesa che, invece di parlare di pace anche adesso che è in atto una fragilissima tregua, continuano a utilizzare toni aggressivi e divisivi. Un confronto che diventa scontro, che lascia poco spazio alla dialettica e che ha portato diversi membri delle comunità a isolarsi o a essere marginalizzati.
“Come “Voce di Shalom” crediamo che la Chiesa non sia un partito politico, ma una comunità che annuncia il messaggio di Cristo, artigiano di pace – si legge nel Manifesto del gruppo. La nostra missione è riconciliare, non dividere. Ascoltare, non etichettare. Guarire, non ferire. Invitiamo tutte le sorelle e i fratelli delle Chiese valdesi e metodiste a unirsi in questo cammino, perché solo cuori rinnovati dall’amore di Dio possono aprire vie di giustizia e di pace, ricordando i versetti dell’evangelista Matteo: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.
