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Che Sanremo è senza polemica?

Un resoconto delle prime tre serate.

La serata del debutto della kermesse Sanremese ha visto le polemiche capeggiare sulle testate giornalistiche. Diremmo “Che novità?” Dove c’è Sanremo c’è polemica. O meglio, dove c’è Celentano. Il Molleggiato ha scosso una prima serata super lenta, come direbbe lui. Sembrava proprio che le canzoni fossero solo l’abbellimento per uno show televisivo che con la musica non c’entrava nulla. Adriano Celentano, che piaccia o no, ha risvegliato il pubblico in sala e a casa, lanciando delle invettive fortissime alla Chiesa e ad alcune testate “inutili e ipocrite” come Famiglia Cristiana e Avvenire.

Il loro torto a detta di Celentano, come quello della Chiesa, è quello di parlare troppo di politica e dimenticare il vero messaggio cristiano di speranza da dare anche a chi, (i malati terminali), a quella speranza si aggrappa. Il molleggiato non ha risparmiato neanche Aldo Grasso, critico televisivo, considerato da Celentano un “deficiente che scrive idiozie”. Ciò che dice Celentano può essere condivisibile o no, ma è stato un po’ imbarazzante il trio “improvvisato” con Pupo e Morandi. Celentano è Celentano. Chi si aspetta qualcosa di più, pacato o meno polemico, sbaglia alla grande.

Andiamo alle canzoni. Quest’anno  il Festival di Sanremo non offre capolavori. Tutti brani viaggiano sulla sufficienza. E’ consolatorio comunque che non ci sia neanche un brano così osceno come è stato nelle passate edizioni. La coppia Bertè-D’Alessio stupisce con un brano ritmato e spensierato, ”Respirare”, che ha tutte le carte in tavola per diventare un grosso hit radiofonico. La Bertè quest’anno è abbastanza tranquilla, pacata, non polemica e professionale. E questo è molto. Peccato per il duetto con Macy Gray su “Almeno tu nell’universo”. La Gray probabilmente ha scambiato Sanremo per San Patrignano, arrivando in scena alquanto “fuori”.

Dolcenera con “Ci vediamo a casa” offre un brano  coerente col suo stile e che musicalmente può ricordare certi arrangiamenti degli U2. Ma solo velatamente.

Samuele Bersani, il Re delle metafore, ci parla di questa nostra Italia col brano “Un pallone”. Dopo un debutto sottotono, dovuto anche ad un po’ di influenza, si è riscattato nelle serate successive con una interpretazione ottima e misurata.

Noemi la “rossa”, si presenta con un brano scritto da Moro “Sono solo parole, che ricorda un po’ Vasco Rossi. E’ una delle favorite.

Francesco Renga sembra essere sempre di più il degno erede di Al Bano. Con quella voce potrebbe fare di tutto, ma si affida ad un brano scontato

e banale “La tua bellezza”. Solo tecnica. Ma il cuore e l’interpretazione dove sono?

Chiara Civello,  “Al  posto del mondo”. Un brano vintage, delicato ed elegante. Famosa nell’ambiente jazz, ma probabilmente con nessuna speranza di scalare la hit parade Italiana.

Irene Fornaciari,  ”Grande mistero” Un brano interessante che conquista ascolto dopo l’ascolto. Scritto da Van de Sfroos.  Esclusa dalla giuria demoscopica la prima sera e dal televoto la terza serata. A nulla è servita la stupenda performance di Brian May nella serata dei duetti internazionali. Un brivido di emozione c’è stato. Un pezzo di storia è salito sul palco dell’Ariston.

Emma, ”Non è l’inferno” Una canzone di denuncia che racconta l’Italia di oggi , i disagi e la povertà. Testo banalotto, lontano migliaia di galassie dai testi di denuncia come quelli di De Andrè, Venditti o anche “Signor Tenente” di Faletti.

Marlene Kuntz, ”Canzone per un figlio” Un brano rock da parte di una band tra le più alternative d’Italia. Non ha nulla a che vedere con Sanremo. Per questo è eliminato. E dal televoto ottiene un misero 7%. Grande duetto con Patty Smith, la sacerdotessa della musica. Con lei eseguono “Impressioni di settembre” per poi lasciare il doveroso spazio per  “Because the night”.

Eugenio Finardi, ”E  tu lo chiami Dio”. Dopo il successo di Vecchioni l’anno scorso, in questa edizione un altro storico cantautore si presenta con un brano impegnato. Un bel testo, ottima performance. Un buon Finardi.

Nina Zilli,  ”Per sempre”  Un brano che sembra uscire dalle corde vocali di Mina degli anni 60. Forse risulta troppo marcata questa voglia di somigliare a Mina. Per questo si aggiunge una variante: Amy Winhouse. La Zilli, nel look e nello stile, è un misto delle due artiste.

Arisa, ”La Notte” Una piacevole rivelazione. Cambia look, cambia genere e mostra impegno nel voler trovare un posticino nel panorama della musica italiana. C’è tanta strada da fare, ma l’impegno c’è.

Matia Bazar, “Sei tu” I Matia Bazar, non ce ne vogliano, ma sono ormai un’entità che vive esclusivamente per Sanremo e a Sanremo. Edizione dopo edizione, vocalist dopo vocalist, offrono un brano che sembra sempre lo stesso, vecchio di 20 anni.

Pierdavide Carone-Lucio Dalla, “Nanì”  Dalla dirige l’orchestra e canta insieme al giovane Carone. Un brano che parla di prostituzione e un ritornello tipico Dallesco. Fatti fuori la prima serata e ripescati col televoto.

Capitolo a parte meritano Morandi e Papaleo. Un applauso per Morandi che con semplicità e professionalità conduce ottimamente il Festival e dribbla bene le polemiche. Rocco Papaleo diverte per la sua comicità surreale degna di un Renato Pozzetto d’annata. Vedremo chi vincerà la 62a edizione del Festival.