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Cespugli, movimenti e cordate

Manifestazione del Movimento No Ponte

Si muovono ai margini. Hanno dimensioni piccole che consentono agilità. Ambiscono a diventare determinati. O a capitalizzare al massimo i numeri che riescono a mettere in campo. Gruppi, cordate, coordinamenti, movimenti… infinite le definizioni per identificare quelli che, riprendendo una locuzione usata ai tempi del Governo Prodi, rappresentano i cespugli nel giardino della politica locale accanto ai tre grandi alberi PDL, UDC e PD. 

Si tratta di aggregazione, che per somma o per differenza, potrebbe trasformarsi in liste per il Consiglio comunale. Alle ultime  amministrative, nel 2008, sono state ben 26 le liste a sostegno dei sei candidati a sindaco. I due aspiranti alla poltrona di primo cittadino degli schieramenti maggiori Pdl-Udc-Mpa e del Pd se ne sono divise equamente 22, il terzopolista Fabio D’Amore ne annoverava tre, mentre Clementi (Forza Nuova), Ansaldo Patti (Prc-Pdci) e Visicaro potevano contare su una lista ciascuno. 

Alle prossime amministrative ci sarà però un ulteriore scoglio per le liste minori che hanno ottenuto una decina di consiglieri a fronte di quelli ottenuti dalle liste di partito o direttamente riconducibili. Lo sbarramento del 5% per l’accesso ai Consigli comunali, previsto dalla normativa regionale per gli enti locali, costringerà a superare i 7 mila voti di lista per conquistare uno scranno a Palazzo Zanca. 

Ma qualora si confermasse la scomposizione del quadro politico su tre poli, le liste da due-tre mila voti potrebbero comunque essere determinanti anche se non potrebbero partecipare alla ripartizione dei seggi. Così, da sinistra a destra il fermento è palpabile. 

Da una parte, i grandi partiti cercano i cespugli. Dall’altra, i piccoli movimenti vogliono mettersi in luce. Emblematico in tal senso il recente convegno dei Circoli Socialisti. Tanti interventi di gruppi e movimenti, sotto la regia dell’ex deputato socialista Ciccillo Barbalace, prima dell’intervento conclusivo del senatore Gianpiero D’Alia che, sebbene non abbia parlato di alleanza politica, ha comunque segnalato la forte collaborazione con la società civile nell’ottica del superamento del bipolarismo. 

A sinistra del PD, intorno a vicende specifiche su cui si sono catalizzate

battaglie anche ampiamente partecipate dai cittadini, si muovono il Movimento No Ponte (che va dal cattolico Guido Signorino al sindacalista di base Luigi Sturniolo), oltre ovviamente ai supporter di Renato Accoranti, ora impegnati con il trasversale Movimento per la Cultura. Ci sono poi gruppi ambientalisti unificati nella battaglia contro la STU Tirone. Anche i partiti della sinistra (SEL, IDV, Verdi, FDS), che a Messina non hanno mai ottenuto risultati esaltanti alle amministrative, cercano sponde. 

Sicuramente determinanti i gruppi strutturati di Lo Monte, con Fortunato Romano ed i fratelli Previti, e di Fabio D’Amore, che dopo la corsa solitaria alla sindacatura sta creando una rete solida capitalizzando il ruolo che ha avuto in questi anni alla guida dell’Ente Fiera. Lo stesso Carmelo Briguglio, leader nazionale di FLI, nell’incertezza del destino del Terzo Polo in Sicilia molto legato alle volontà dell’UDC, si guarda intorno forte di alcuni nuovi ingressi. Primo fra tutti l’ex assessore provinciale Pio Amodeo. Ma si sta organizzando anche il deputato Francesco D’Alcontres, che guida Grande Sud in riva allo Stretto. 

Ma a livello locale non contano soltanto le collocazioni politiche nazionali. Rivalità, antipatie e incompatibilità potranno determinare alleanze anomale. Si fa un gran parlare del dialogo tra D’Alia e Genovese, ma in realtà è una vera e propria partita a scacchi. Il leader centrista non perde occasione per ironizzare e criticare il PD. Contemporaneamente però, lavora ad un logoramento dell’interlocutore ed è pronto a candidarsi in autonomia. Dalle parti di Genovese si rischia di trovarsi in una situazione come quella palermitana, non riuscendo a capitalizzare cinque anni di opposizione per mancanza di una strategia. 

In questo senso, le recenti dichiarazioni del deputato democratico, che non ha escluso di potersi ricandidare a sindaco, hanno colto di sorpresa gli ambienti a lui vicini. La sensazione che si ha è che per aspetti diversi PDL e PD, Buzzanca e Genovese, non riescano ad immaginare i loro successori e di fatto blocchino la naturale evoluzione delle loro coalizioni. Intanto D’Alia, proiettato su altri palcoscenici, non è minimamente sfiorato dalla possibilità di scendere in campo direttamente sta facendo un ottimo lavoro per accreditare il suo partito rispetto ad un’ampia platea di possibili interlocutori.