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C’era una volta la città dello Stretto

C’era una volta la città dello Stretto che, affacciandosi disinvolta su un tempestoso letto di mare, offriva ai suoi cittadini e a curiosi e spendaccioni turisti diverse rappresentazioni della propria cultura e del proprio essere messinesi: il folklore, i Canterini Peloritani. L’ultima grande stagione dei nostri amati artisti fu a cavallo tra gli anni ‘80 e gli anni ‘90.

L’interesse del pubblico, così come gli spazi che il Comune concedeva agli artisti nostrani, raggiunse livelli ormai da considerarsi pura fantascienza. Parliamo dei tempi di Lillo Alessandro per intenderci, magnate e patrono dei Canterini Peloritani. La memoria ci riporta a grandi spettacoli presso l’Arena di Villa Dante. Adesso rimane il vuoto in quell’arena e nell’immaginario collettivo di un pubblico ormai orfano quanto affamato d’arte.

I canti, la danza e la musica dei Canterini Peloritani è una grande espressione artistica e popolare. Se in Spagna il folklore e le proprie tradizioni si difendono con orgoglio, si pensi al flamenco, al castello umano e alle varie festività in piazza,

non si può dire lo stesso da noi.  Il gruppo folkloristico ha origini antiche. Fondato nel 1935 ebbe  modo di portare i propri spettacoli negli anni ‘70 persino all’estero, riscuotendo un grande successo. Dagli Usa al Canada, dal Belgio all’Olanda. La città, specialmente in estate, era piacevolmente sommersa da manifesti e cartelloni. Il termine noia non esisteva nel nostro vocabolario.

Ma erano altri tempi. Passò sempre dalla nostra città quel favoloso Festival del Cinema che ora alberga a Taormina. Erano anche i tempi in cui i bambini messinesi, ma anche gli adulti, impazzivano letteralmente per favolosi carri allegorici che durante il Carnevale popolavano le strade della città al ritmo di una musica incalzante, coriandoli, schiume e sorrisi. Quel che è rimasto è davvero troppo poco. Occorre riflettere su quanto una popolazione coltivi la propria cultura anche in base agli stimoli che un’amministrazione le propina. E oggi questi stimoli sono troppo esigui. Probabilmente tra vent’anni saremo nuovamente qui a parlare di come eran belli Mata e Grifone o la processione della Vara, che diventeranno solo un vago ricordo impresso nella memoria dei più vecchi.