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#C’era una volta il cinema. The woman in gold

Woman_in_Gold_The woman in gold

Paese: Regno Unito, U.S.A.

Genere: Drammatico

Durata: 110 minuti

Regia: Simon Curtis

Il britannico Simon Curtis porta sullo schermo una storia dalle tinte drammatiche che prende le mosse da una storia realmente avvenuta.

Maria Altmann è un’anziana signora di origini austriache che vive in California. La sua famiglia si è rifugiata lì, per sfuggire agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Unico membro rimasto in vita dopo la morte della sorella, Maria scopre delle vecchie lettere in cui pare evidente che la sorella fosse proprietaria di un Klimt originale.

Decide quindi, aiutata da un giovane avvocato, di intraprendere un’azione legale per rientrare in possesso dei beni della sorella trafugati dai nazisti. Il governo austriaco però è restio a cedere quella che è conosciuta come la Monna Lisa austriaca, del non trascurabile valore pecuniario di 100 milioni di dollari, tra l’altro.

La richiesta è respinta senza appello e ogni possibilità pare sfumare. Ma il giovane avvocato, Randy Schoenberg, inizialmente imbarcatosi nell’impresa solo per le prospettive economiche, cambia idea: dopo una visita al Museo della Memoria qualcosa scatta dentro di lui e decide di dare di nuovo battaglia, citando nientemeno che lo stato austriaco…

Gran bella storia, ben interpretata da una ottima Helen Mirren. Da un punto di vista registico non c’è nulla da dire, mentre dove si possono riscontrare dei difetti è in fase di sceneggiatura. I molteplici flashback da principio mal si inseriscono nella storia giudiziaria, tuttavia man mano che si procede acquisiscono senso fin quasi a rubare la scena alla vicenda principale.

In questo non c’è nulla di male, anzi. Ma se si somma al carente lavoro di caratterizzazione psicologica dei personaggi, si finisce per perdere interesse nella vicenda del quadro. Quello che ci viene mostrato infatti, non sono altro che persone che dibattono la proprietà di un antico dipinto di valore. Non si capisce perché lo fanno, non si prova neppure a mostrarlo. L’introspezione psicologica è quasi del tutto assente e questo non giova al coinvolgimento dello spettatore.

The woman in gold sarebbe potuto essere un film di livello, ma non ce l’ha fatta ad elevarsi tanto. Rimane una buona pellicola da vedere, specie alle generazioni più giovani per le quali certi eventi non sono che trafiletti nei libri di storia. Consigliato alle scolaresche.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.