#Catania. Immigrazione clandestina, la Polizia effettua sette fermi

Operazione SOMALIA EXPRESS_Catania_Sicilians_11_5_16La Squadra Mobile  e il Servizio Centrale Operativo, su delega della Procura Distrettuale di Catania, hanno fermato due italiani e cinque somali, gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Durante l’operazione, denominata Somalia Express, sono stati fermati Salvatore Pandetta, di 62 anni, e Sebastiano Longhitano, di 64 anni, che, secondo gli inquirenti, erano gli autisti del gruppo, e i somali Adam Abi Ismail, di 24 anni, Mohamud Mahamed Adam, di 26, Mohamed Nour Abdi, di 29, Dahir Abdullahi Gure, di 27, e Yassin Mahamud Farh, di 29. Intanto proseguono le ricerche di altri sei somali indagati, al momento fuori dall’Italia.

L’indagine è scaturita dalla segnalazione fatta il 10 ottobre 2015 da una donna somala, residente a Milano, che ha denunciato il sequestro di un minorenne somalo tenuto segregato a Catania da alcuni connazionali che, per il suo rilascio, attendevano dai familiari della vittima il pagamento di una somma di danaro.

Le indagini, avviate d’intesa con la Procura della Repubblica di Catania, hanno consentito di ritrovare, nel pomeriggio del 14 ottobre 2015, il minorenne e altri ragazzi somali all’interno di un Internet Point di via Luigi Sturzo. In quell’occasione tre cittadini somali sono stati posti in stato di fermo.

Gli accertamenti della hanno consentito di far emergere, al di là della specifica vicenda, l’esistenza di una più ampia organizzazione criminale dedita al traffico di migranti somali che si occupava di prelevare dai centri di accoglienza i somali arrivati in Italia clandestinamente a seguito degli sbarchi, trasferirli a Catania e collocarli all’interno di appartamenti, dove erano trattenuti in attesa che le rispettive famiglie, contattate

telefonicamente, pagassero somme di denaro per la prosecuzione del viaggio verso la destinazione desiderata, in Italia o in altri Paesi europei.

Nel corso delle indagini è emerso che gli indagati somali monitoravano costantemente i flussi migratori e, immediatamente dopo gli sbarchi clandestini, inviavano un proprio emissario presso i centri di accoglienza della Sicilia e della Calabria.

Le famiglie dei migranti somali versavano la cifra richiesta dagli associati mediante accredito su carte prepagate o mediante il sistema Hawala. Parte del denaro ricevuto era utilizzato per l’acquisto dei biglietti per i mezzi di trasporto e di documenti contraffatti necessari a consentire ai migranti clandestini di muoversi liberamente sul territorio italiano e talvolta anche all’estero.

Il gruppo aveva una ripartizione dei ruoli e dei compiti non rigida né verticistica, fatta eccezione per Pandetta e Longhitano che mettevano stabilmente a disposizione del gruppo un costante servizio di trasporto con le proprie autovetture.

Sono stati individuati a Catania e nell’hinterland del capoluogo nove appartamenti utilizzati come centri di raccolta all’interno dei quali, dall’inizio delle indagini, sono state trattenute diverse decine di cittadini somali. Al momento dell’esecuzione del fermo, all’interno di alcune delle abitazioni già individuate nel corso delle indagini, sono stati rintracciati 37 cittadini somali, di cui tre minorenni.

All’interno di un’abitazione di via Testulla sono stati rintracciati dieci somali, di cui tre minorenni, questi ultimi irregolari sul territorio nazionale. Abshir Ali Abdi somalo di 26 anni, che aveva la disponibilità dell’appartamento è stato posto in stato di fermo di indiziato di delitto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.


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