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Casa Serena tra stipendi non pagati e autonomie comunali

Una delle tante proteste dei lavoratori di Casa Serena in Comune

Signorino dispone ma Cama decide. Potrebbe essere questa la sintesi di quanto sta succedendo con i continui rinvii del pagamento delle fatture alla cooperativa Azione Sociale, che gestisce Casa Serena.

Decenni di libero scambio tra la dirigenza di Palazzo Zanca e gli esecutivi che si sono via, via succeduti e il nuovo corso innegabilmente avviato dall’amministrazione Accorinti, potrebbero infatti aver creato una sorta di corto circuito che paradossalmente fa sì che i vertici del Comune di Messina abbiano molta più mano libera che in passato, determinando situazioni di assolutismo all’interno delle singole aree.

Al punto che un ragioniere generale disattende istruzioni ben precise ricevute dalla Giunta. Ed è qui entra in gioco il doppio ruolo di Antonio Le Donne, sia segretario generale che direttore generale.

Che proprio grazie alle competenze derivanti da questo secondo incarico (indispensabile in quella giungla senza regole che è il Comune di Messina) ha i tutti i poteri, laddove lo ritenga necessario, di richiamare all’ordine i dirigenti e di allontanarli nei casi più gravi.

L’ultimo stipendio ricevuto dai lavoratori di Casa Serena è quello di aprile e lunedì scorso il vicesindaco Guido Signorino, ben comprendendo i disagi di chi vanta un arretrato di tre mesi di salario, durante l’incontro al quale hanno partecipato anche i sindacati aveva detto molto chiaramente al ragioniere generale Nino Cama di liquidare immediatamente la fattura alla coop senza rispettare l’ordine cronologico. Solo in questo modo infatti, i 98 operatori del pensionato comunale sarebbero riusciti a incassare almeno una mensilità.

“Abbiamo sollecitato più volte la Giunta ad emanare un atto di indirizzo per liquidare  le fatture alla cooperativa e garantire il pagamento degli stipendi -spiega Clara Crocè, segretario generale della FP Cgil di Messina– e Signorino ci ha detto che lo avrebbe fatto. Per quanto ci riguarda, non abbiamo motivo di dubitare che non sia stato così. La nostra richiesta non è un capriccio. Ci sono lavoratori che fanno debiti su debiti per andare avanti con le loro famiglie e questo è inaccettabile. Peraltro, anche se la situazione di Casa Serena è la più grave, anche le altre cooperative non è che siano messe meglio, visto che gli ultimi pagamenti risalgono a maggio scorso. Mi sembra quindi evidente, come ho già denunciato anche con le precedenti amministrazioni, che a Messina i servizi sociali si erogano sulla pelle dei lavoratori”.

“Giovedì 28 agosto -spiega Giovanni Andronaco, RSU della FP Cgil– ci era stato detto che il giorno dopo le fatture di Azione Sociale sarebbero state inviate alla Ragioneria Generale perché c’era la copertura finanziaria. Torniamo il giorno dopo a controllare e negli uffici ci dicono che Cama ha bloccato tutto e che loro non possono fare nulla. Ieri mattina siamo tornati in Comune per un altro controllo –prosegue Andronaco- e ci hanno detto che solo ieri il mandato è sceso in Ragioneria. Questo vuol dire che la cooperativa non incasserà le fatture prima di giovedì o venerdì e che noi lavoratori, in disoccupazione dall’1 agosto e senza stipendio da maggio, non vedremo un euro prima della settimana prossima”.

Fatti due conti peraltro, tra i tagli del commissario straordinario Luigi Croce (un milione 200 mila euro) e quelli dell’assessorato ai Servizi sociali guidato da Nino Mantineo  (altrettanti), i costi di Casa Serena sono crollati dai 3 milioni 600 mila euro l’anno (cifra evidentemente sovradimensionata) a un terzo della cifra originaria e riuscire a reperire le somme necessarie per pagare Azione Sociale, che a sua volta erogherà gli stipendi ai lavoratori, non dovrebbe essere così difficile, anche in una fase di spending review come quella attuale.

A meno che le enormi aree di Casa Serena non siano appetibili per chi ha la passione delle speculazioni edilizie. Ma questa, per ora, è un’altra storia.