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Casa Serena, i lavoratori buttano le schede elettorali

Non le hanno potute bruciare per non incorrere in un reato, ma  le schede elettorali le hanno comunque gettate nell’immondizia. Presenti oggi pomeriggio alla protesta una ventina di lavoratori di Casa Serena, ma le schede buttate erano molte di più. “Gli altri sono al lavoro -spiegano- e non possono lasciare gli anziani. Lo stiamo facendo noi a nome di tutti”.

Intanto ai quattro lavoratori che da martedì scorso fanno lo sciopero della fame, oggi se ne sono aggiunti altri due. E così adesso, a rappresentare il dramma di chi è senza stipendio da ottobre e non ha alcuna certezza per il proprio futuro sono Giovanni Andronaco, Felice Russo, Riccardo Cameli, Pippo Stella, Gianfranco Traina e Giuseppe Gugliandolo, che presidiano giorno e notte il pensionato.

“Ieri sera è stato davvero difficile -racconta Andronaco. Il freddo è la cosa peggiore e dormire sotto una tenda con questo tempo e a digiuno da quattro giorni non è facile. Però non molliamo. Sembra un incubo. Il responsabile del Dipartimento dei Servizi Sociali Salvatore De Francesco dice che la fattura da pagare è pronta, ma quando arriva in Ragioneria il Ragioniere Generale Ferdinando Coglitore blocca tutto

perché le casse sono vuote. Intanto la proroga per Casa Serena scadrà il 28 febbraio e ancora non hanno deciso nulla”.

Dalle voci raccolte dai lavoratori in Comune sembra che il commissario straordinario Luigi Croce non abbia intenzione di firmare una terza proroga e intenda procedere con un bando per il servizio. Ma per preparare un bando ci vuole tempo ed anche per la pubblicazione, la selezione e l’assegnazione.

“E nel frattempo noi cosa facciamo? -dichiarano gli operatori di Casa Serena. A quanto pare dobbiamo tenere duro fino a prossima amministrazione, che si insedierà a giugno. E nel frattempo come andremo avanti? Noi soci della cooperativa siamo 102, gli altri due di cui si parla sono un direttore che è un pensionato dell’Enel ed un economo. Tra tutti e due costano oltre 100 mila euro l’anno. Perché non cominciano a tagliare da loro invece che da noi? Qui si sta facendo macelleria sociale sulle spalle di lavoratori che di fatto mantengono il servizio al Comune senza essere pagati. In Italia c’è Monti e qui abbiamo Croce”.

Ad amareggiarli è l’indifferenza delle istituzioni. “Protestiamo da mesi per ottenere quello che è un nostro diritto,il pagamento dello stipendio. Da quattro giorni stiamo facendo lo sciopero della fame ma le istituzioni sono totalmente assenti e qui non si è visto nessuno. Ma neanche questo ci fermerà”.