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Cantieri Palumbo, arriva la convocazione dall’Autorità Portuale

La conferenza stampa congiunta di Orsa e Cub (Foto Dino Suriale)

L’appello per i Cantieri Navali Palumbo lanciato dai sindacati Orsa e Cub a Ente Porto e Autorità Portuale ha avuto effetto.

Domani alle 11 i dirigenti sindacali incontreranno il presidente dell’Authority di Messina Nino De Simone per discutere la vertenza, dopo la richiesta di incontro ufficializzata ieri durante una conferenza stampa congiunta di Orsa e Cub.

Dei 15 milioni di investimenti promessi non c’è traccia (l’azienda dichiara di averne spesi 6 o 7, ma i sindacati che ne sono stati impegnati meno di 2) e anche le 140 assunzioni sono rimaste nel capitolato d’appalto che oggi Orsa e Cub brandiscono come un’arma nei confronti di una dirigenza con la quale non ci sono mai stati rapporti facili.

“La sensazione iniziale era quella dell’arrocco in attesa di tempi migliori -dichiarano il segretario generale di Orsa Sicilia Mariano Massaro e il segretario generale di Cub Messina Enzo Bertuccelli- ma la stasi che regna nel cantiere navale Palumbo tende a cronicizzarsi e lascia riaffiorare i fantasmi dell’improduttività pilotata a favore del cantiere maltese, dove la Palumbo S.p.A. gestisce un’altra attività cantieristica oltre quelle di Messina e Napoli”.

Ai vertici della società, di recente travolta da uno scandalo giudiziario che ha visto agli arresti domiciliari (confermati dal Tribunale del Riesame) Antonio e Raffaele Palumbo insieme ad altri 5 dipendenti, Orsa e Cub rimproverano di portare a Messina solo commesse di poco conto.

Mariano Massaro, segretario generale ORSA Sicilia

“La “micro attività” che la Palumbo indirizza a Messina non tarderà a creare l’ennesimo allarme occupazionale -puntualizzano Massaro e Beruccelli. Le piccole riparazioni saltuarie che impiegano pochi lavoratori per qualche settimana non corrispondono alle promesse di sviluppo, produzione e incremento dei livelli occupazionali che l’imprenditore napoletano ha promesso e sottoscritto in fase di gara d’appalto per la concessione del cantiere.

In un cantiere destinato alle riparazioni la crisi non è un’attenuante plausibile visto che gli armatori attualmente evitano di costruire navi nuove e per forza di cose sono costretti a riparare le loro vecchie unità.

Il lavoro c’è, ma il grosso della produzione è dirottato verso Malta mentre Messina sembra destinata alla stasi programmata: un sito da far vivacchiare senza grosse pretese, solo per evitare che finisca in mano alla concorrenza.

Con questi modesti programmi di produzione -aggiungono ancora i due sindacalisti- non si capisce come la Palumbo possa mantenere quanto previsto nel capitolato di appalto.

Le oltre 100 assunzioni si sono ridotte a 40 operai e gli investimenti per l’ammodernamento del cantiere non riusciamo a individuarli. Messina ha concesso alla Palumbo un prezioso sito produttivo chiedendo in cambio sviluppo e lavoro, ma l’impegno dell’imprenditore ad oggi risulta inevaso.

Nella qualità di proprietari e committenti dell’appalto, Autorità Portuale ed Ente Porto non posso più sottrarsi dal proprio compito, mentre hanno il dovere verso la città di presentare il conto e pretendere produzione, assunzioni e investimenti”.