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Canta che ti passa

“Se quel lavoro che avevi perso adesso non lo trovi più, se quell’amore che credevi immenso adesso non ritorna più. Mio caro amico questo mondo è un mostro..”

Dopo tali premesse cosa resta da fare? Cantare.

Canta che ti passa, si diceva una volta. Che fosse la soluzione? Da escludere a priori. Anche il bel canto oggi può servire relativamente poco a cambiare il nostro presente. Può invece consolare, far riflettere e distrarci furtivamente. Questo è l’impegno che Venditti ha messo nel suo nuovo disco “Unica”.

Un disco “nato sui tetti di Roma in compagnia degli studenti manifestanti”. Antonello Venditti, uno del popolo e per il popolo. Sono lontani gli anni delle storiche, disilluse e graffianti canzoni come Lilly, Compagno di scuola, Modena, Lo stambecco ferito, L’orso Bruno. Certe stagioni arrivano solo una volta. Certo, l’impegno e lo spirito è rimasto immutato. Ma forse è cambiato il nostro modo di sentire. Occorrono parole più “incazzate” rispetto ai testi molto levigati e soffici del nuovo disco. L’Antonello nazionale era quasi tornato ai graffi

di un tempo con “Che fantastica storia è la vita” nel 2003 e, seppur in maniera minore, con “Dalla pelle al cuore”  quattro anni fa.

“Unica” sembra essere un passo indietro per certi versi, ed un ritorno al Venditti-romantico del periodo 1988-1995.  Quest’ultimo contestato da molti fans che lo volevano impegnato come i primi tempi su tematiche sociali forti. Non bisogna però dimenticare quanto, anche in dischi intrisi d’amore, sia stato tristemente profetico nel lontano 1988 con la canzone “In questo mondo di ladri”, che anticipò il caso Tangentopoli dei primi anni ‘90. Dopo tutto, un cantautore scrive e porta sul pentagramma ciò che sente.

“Unica” contiene nove brani, uno in più ai soliti standard di Venditti per gli album in studio. Anticipato radiofonicamente dal singolo omonimo, adesso presenta in radio “E allora canta”. Un invito a cantare nonostante le insoddisfazioni e le ingiustizie del nostro presente. Il resto, quasi totalmente amore. Spiccano tra i brani “Non ci sono anime”, “Oltre il confine” e “Ti ricordi il cielo” (che ricorda nell’arrangiamento il brano “Qui” dall’album del 1984, “Cuore”).

Un disco colmo di positivismo. E, forse, realmente il suo messaggio è quel proverbiale “canta che ti passa”… Sarà vero?