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Calabrò a piazza Duomo: “Vinceremo, votate per voi”

“Siamo reduci da 81 giorni di campagna elettorale. E’ una situazione complicatissima ma i problemi saranno temperati e risolti grazie all’energia positiva della gente”.

Felice Calabrò, candidato sindaco del centrosinistra di Messina parla alla folla di piazza Duomo. Sul palco, accanto a lui, a sostenere la sua candidatura, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta.

“Avremo dalla nostra il governo nazionale regionale e il partito, come dimostra la presenza di Renzi -incalza Calabrò, quasi a voler rispondere alle recenti polemiche con la componente renziana cittadina. Una cosa che ho appreso da Matteo è che il messaggio è il noi. Stiamo eleggendo il primo servitore e l’ultimo cittadino.

Caro Matteo -dice Calabrò rivolgendosi a Renzi- avrai saputo che non ho vinto per 59 voti. Le statistiche dicono che con il ricorso avremmo recuperato almeno il 3% in più dei voti, ma non abbiamo voluto consegnare la città all’ennesimo commissariamento, visto che in dieci anni abbiamo avuto tre commissari. La cosa importante è dedicarsi agli ultimi. Vinceremo -conclude Calabrò rivolto alla folla- votate per voi”.

Poi tocca a Renzi intervenire. “E’ bello essere in piazza -commenta. Non c’è niente di più vero della piazza. La Regione darà una mano a Messina, ma la cosa importante è dire sì alla politica. La cosa importante è cambiare i politici che fanno schifo”. E poi uno slogan: no alla politica dei commissari e sì ai sindaci. “Essere sindaci -spiega Renzi- significa avere presenti tutti i problemi della città: cultura, occupazione, speranza sono le priorità, ma gli insegnanti vanno aiutati”. Immancabile il passaggio sulla crisi dell’occupazione.

“Si deve trovare lavoro perché conosci qualcosa, non qualcuno”. Ed essendo evidentemente a conoscenza della gravissima crisi economica della città, ormai ad un passo dal dissesto, Renzi ricorda che “il sindaco deve essere capace di dire dei sì e dei no” e sottolinea anche il ruolo del centrosinistra, che “deve essere depositario di una speranza”.

E tornando alla prima poltrona di Palazzo Zanca: “Felice,se gli va bene, ha 5 anni davanti terribili. Diceva Giorgio La Pira, un siciliano sindaco di Firenze (nel secondo dopoguerra, ndr): voi non siete un ammasso di pietre, siete una comunita’ di anime. Però non dobbiamo fare scherzi, il centrosinistra è bravissimo a farsi del male. Dobbiamo prendere i voti dei delusi del centrodestra, di Grillo e del centrosinistra. Quindi vi lascio con due cosine: vincete per voi stessi e la politica è speranza e partecipazione. Le prossime 36 ore cambieranno i prossimi 5 anni -conclude- e ci impegneremo anche noi per Messina, con il network delle città nazionali amministrate dal PD, perché torni la buona politica”.

Poi è il turno di Crocetta, che esordisce dichiarando che “i messinesi hanno capito qual è la posta in gioco. Calabrò vuole cambiare veramente Messina, ci mette la sua faccia. Ci sono 74 milioni di euro per il Risanamento della città: oggi siamo andati in un quartiere disagiato dove ci sono ancora le baracche del 1908 (in realtà tutte le baracche di Messina risalgono agli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale e le uniche che risalgono al terremoto sono quelle sotto la chiesa di Montalto, accanto al Dermoceltico, ndr) è una vergogna. Deve venir fuori l’indignazione contro la corruzione che è un danno per i cittadini”.

Ecco la sciabolata ad Accorinti, che però non è mai nominato direttamente. “Da un lato c’è Felice -dichiara Crocetta- dall’altro una persona che continua a protestare contro il ponte, quando ormai più nessuno vuole il ponte. Non lo vuole il governo regionale né quello nazionale. In 5 anni -promette- completeremo il doppio binario Messina-Palermo e quello della Messina-Catania grazie all’accordo con Ferrovie dello Stato. Realizzeremo infrastrutture per lo sviluppo del turismo”. E poi la conclusione: “Felice il sindaco lo sa fare!”. Il comizio si conclude con la consegna da parte di Calabrò a Crocetta delle 2.500 firme raccolte per ottenere dal Governo nazionale ulteriori poteri speciali per i problemi della mobilità urbana. Poi il rompete le righe, aspettando il verdetto di lunedì sera.

Di seguito il comunicato inviato alla stampa da Felice Calabrò per la chiusura della campagna elettorale.

“Siamo arrivati alla fine di una corsa entusiasmante iniziata più di due mesi fa. Se mi volto indietro mi sembra trascorso un attimo e anche la stanchezza accumulata in questi giorni frenetici svanisce al pensiero di quanta gente ho incontrato, ho ascoltato, di quante ore passate con i messinesi mi hanno reso più forte e determinato.

So che ci sono ancora tante storie da ascoltare, tante persone che hanno tantissimo da dire e da proporre e che amano questa città e vorrei averle incontrate tutte e se ho un’amarezza è proprio questa.

Queste settimane di campagna elettorale però mi hanno dato la certezza che, se dovessi essere Sindaco, non sarei mai solo nell’affrontare i problemi e nel trovare le soluzioni. Le più grandi risorse di questa città le ho scoperte per strada, nei villaggi, nei rioni, nelle parrocchie, nelle piazze, nelle scuole.

DISSESTO– Sin dall’inizio un fatto è stato chiaro per me ed ha costituito la direttiva di ogni mio intervento e progetto per il futuro di Messina: questa città non merita il dissesto. Certo, sarebbe facile scegliere la scorciatoia più comoda per un amministratore, lavarsi le mani scaricando ogni responsabilità su altri e lasciare che siano tre commissari a occuparsi delle cose negative. Ma da messinese e da politico responsabile non consentirò che si perda un solo posto di lavoro, che vengano tagliati i servizi essenziali, l’assistenza anche ad un solo cittadino, che i fornitori si vedano ridotti i loro crediti, che siano le classi più deboli,  a pagare per incapacità di altri.

Non lascerò che Messina scivoli verso il dissesto, non me lo perdonerei mai. Il dissesto equivale alla perdita di centinaia di posti di lavoro, quelli dei precari che da anni aspettano certezze e che si troveranno la porta chiusa ad ogni tipo di risposta. Voglio ricordare che con il dissesto non si può neanche ipotizzare un Piano di stabilizzazione. E ancora non saranno garantiti i servizi essenziali, e questo significherà un aumento delle povertà in una città già attraversata da una crisi devastante.

Le piccole imprese che aspettano da anni il pagamento per i servizi resi si vedranno dimezzare i crediti, con conseguenze inimmaginabili per chi ha bisogno di ossigeno per stare sul mercato. Il Comune non potrà partecipare ai bandi di gara nei quali è previsto il cofinanziamento dell’Ente locale. A catena tutto il sistema economico ed il terzo settore entreranno in una spirale senza uscita. NOI NON PERMETTEREMO TUTTO QUESTO.

Noi messinesi oggi abbiamo un compito: ricostruire. Il nostro impegno è per il presente e per il futuro. Da amministratori faremo quell’operazione verità sui conti che era stata annunciata dal commissario Croce all’atto del suo insediamento e che, per svariati motivi, non è stata portata a termine. Accerteremo l’effettiva entità delle somme, perché nessuno, in nessuna sede competente, può giocare con la pelle dei messinesi. Qui c’è qualcuno che le carte le sa guardare bene, ve lo assicuro, i conti li sa fare, e non si fa spaventare da allarmismi o dichiarazioni ambigue. Qui c’è qualcuno che si rimboccherà la maniche e con l’aiuto di tutti porterà Messina in salvo.

POTERI SPECIALI– Per tutta la campagna elettorale ho utilizzato il termine “noi” e non l’ho fatto per slogan, ma perché è l’unica strada da percorrere. Non basta la bacchetta magica, serve il contributo di tutti, dal singolo cittadino che deve cambiare mentalità agli amministratori che devono dare l’esempio. Il sindaco non è il primo cittadino, è l’ultimo cittadino ed io voglio essere questo per Messina. Batterò i pugni per ottenere i POTERI SPECIALI, perché il nostro è diventato uno strano Paese, dove per realizzare le cose normali devi avere poteri speciali. Senza i poteri speciali non potremo iniziare quel che abbiamo in mente per la mobilità, per liberare la rada San Francesco dalle navi, completare l’approdo di Tremestieri, ma neanche per poter intervenire sul fronte della messa in sicurezza del territorio e del dissesto idrogeologico.

Per cambiare Messina avremo bisogno dell’apporto di tutti, dalla Regione Sicilia ai nostri parlamentari, di qualsiasi colore politico essi siano. Stiamo raccogliendo le firme dei messinesi ma questo non basta, non può bastare se poi al nostro coro non si aggiungono i consiglieri comunali, i deputati regionali e nazionali, le altre forze politiche. Questa non è la battaglia di Felice Calabrò, è la battaglia di tutti i messinesi per trasformare Messina non in una città normale ma in una città speciale.

GLI ULTIMI– Il primo dovere di un sindaco è difendere gli interessi della città accanto agli ultimi che sono gli assistiti dei servizi sociali, ma anche i precari che operano in quel settore. Gli ultimi sono gli abitanti dei villaggi che non hanno garantiti i servizi essenziali, dal trasporto pubblico ad un’efficiente raccolta rifiuti, gli ultimi sono i disoccupati, i cassintegrati, le famiglie che non hanno più alcuna rete di sostegno se non quella del mondo del volontariato, gli ultimi sono i bambini che non hanno spazi per crescere e scuole dignitose, i giovani delle zone a rischio e quelli che finiti gli studi dovranno andar via. Gli ultimi sono i commercianti costretti a chiudere le saracinesche e licenziare i dipendenti, gli imprenditori soffocati da un sistema che non aiuta la loro voglia di scommettersi, gli artigiani che non hanno più nessuno cui tramandare la loro arte, gli anziani senza e i diversamente abili senza assistenza, quanti hanno perso il posto a 50 anni e non hanno più speranze di rientrare nel mercato del lavoro.

Gli ultimi sono i lavoratori delle mille vertenze cittadine, dalla Triscele alla Sicilia Limoni, all’Ente Fiera, fino ai dipendenti, alle maestranze ed agli orchestrali del Teatro Vittorio Emanuele. A tutti questi ultimi dobbiamo guardare per dare risposte. Il Comune non crea lavoro, ma ha il dovere di creare opportunità ma per farlo c’è una sola strada ed è quella di evitare il dissesto. Riaccendendo il motore della macchina comunale riprenderemo a camminare e poi anche a correre.

A conclusione di questa campagna elettorale voglio ringraziare quanti hanno corso insieme a me, dallo staff agli amici della coalizione, agli assessori designati, a chi ci ha sostenuto anche solo inviando una mail con una proposta o un suggerimento, a chi ho incontrato e a chi avuto la pazienza di aspettarmi quando in questi incontri arrivavo in ritardo. Grazie a chi ha creduto in questo progetto e continuerà a farlo. Ma un grazie particolare lo voglio fare alla mia famiglia, a mia moglie Mariella, ai miei figli, a quegli affetti che ho dovuto mettere in secondo piano, ma che so che avrò sempre accanto. Senza di loro non sarei né quello che sono oggi né l’amministratore che voglio essere”.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.