Cagliostro e la sua iniziazione messinese

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Il conte di Cagliostro

Come anticipato la scorsa settimana, il borgo di Montalbano Elicona in provincia di Messina presenta curiose connessioni con la figura di Arnaldo di Villanova, consigliere fidato di Federico III d’Aragona, medico ed alchimista.

La vita di Arnaldo di Villanova, rimanda ad enigmi e misteri ben più fitti di quelli riferiti alla sua morte, avvenuta secondo le cronache per un naufragio nei pressi di Genova nel 1313. Stranamente però, pare che il suo corpo sia stato sepolto proprio a Montalbano Elicona in un sepolcro collocato nella Cappella Reale del Castello. Non vi sono invece dubbi sulla presenza di Federico III d’Aragona a Montalbano per motivi terapeutici: le acque termali del Tirone erano buona cura per la gotta che affliggeva il sovrano.

Oggi, però, vogliamo discostarci dal rigore scientifico richiesto allo storico, che valuta soltanto fonti certe e fatti concreti, ed attingiamo alla leggenda secondo la quale la presenza in vita a Montalbano Elicona di Arnaldo di Villanova potrebbe essere ricondotta non soltanto alle cure somministrate al sovrano aragonese, ma anche alla particolare importanza del sito megalitico dell’Argimosco.

Qui sono evidenti ancora oggi grandi formazioni rocciose dalle forme umane e zoomorfe, allegoricamente rinominate come la “vergine orante” o “l’aquila”. Questi monoliti, forse distribuiti con precisi orientamenti archeo-astronomici (punti cardinali, sole, solstizi) oppure eretti per l’osservanza di culti stagionali di fertilità ed iniziazione e di cui ancora manca una precisa datazione, sembrano essere stati frequentati anche in epoca medievale: proprio ad Arnaldo di Villanova si imputa infatti l’impiego di questo sito per riti e trasmutazioni.

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La roccia detta “La vergine orante”

Tuttavia, anche dopo la morte di Arnaldo nel 1313, l’area dell’Argimosco continua ad essere frequentata per secoli da personaggi appartenenti a circoli esoterici e tra i suoi principali estimatori sembra esserci perfino Giuseppe Balsamo, il famigerato conte di Cagliostro. Ma cosa o chi avrebbe condotto Cagliostro a Montalbano? Una risposta sembra essere fornita dallo stesso occultista nel suo Memoriale del 1786, nel quale egli riferisce della sua particolare “iniziazione” ai misteri alchemici avvenuta a Messina ad opera del maestro Althotas, di cui però la storia locale non conserva traccia.

Secondo questi memoriali (non verificati), Cagliostro, giunto a Messina da Palermo (sua città natale) tra il 1764 ed il 1765 per sfuggire ad una condanna per truffa, la sera stessa del suo arrivo si imbatte in uno strano personaggio dalla grande barba, che parla un misto di arabo, italiano e francese e che dice di conoscere il segreto della pietra filosofale e di altri unguenti miracolosi. Il suo nome è Althotas.

Sarà lui, da quello che racconta Cagliostro, ad iniziarlo ai misteri degli antichi sacerdoti egiziani, a portarlo in viaggio in Egitto, Grecia e Asia Minore partendo di volta in volta dal porto di Messina e ad introdurlo nel 1766 nell’Ordine dei Cavalieri di Malta.

Nel XVIII secolo Althotas e Cagliostro si sarebbero recati sull’Argimosco per rigenerarsi attraverso rituali alchemici specifici. Montalbano Elicona sembra aver perso la memoria di questo passato misterioso né le fonti storiche ne conservano traccia. I menhir, però, continuano a sprigionare dall’Argimosco una forza ed una imponente maestà che non lascia indifferente nemmeno il visitatore più scettico… Provare per credere.

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