Buzzanca, il giorno più lungo

La giornata inizia con la conferenza stampa. Sereno e sorridente l’ormai ex sindaco si presenta ai giornalisti con notevole nonchalance. Il primo a prendere la parola è il capo ufficio stampa Attilio Borda Bossana, che ricorda come il mandato di Buzzanca sia durato 1520 giorni. “Solo 1500? -mormora qualcuno. Avrei detto il doppio”. 

L’ex primo cittadino prende la parola ed esordisce ringraziando la Giunta per gli importanti risultati raggiunti? “Quali?” si legge negli occhi di molti dei presenti, ma non è ancora il momento di fare domande. 

Imperterrito, il nostro prosegue con gli altri ringraziamenti di rito al personale del Comune puntualizzando come sia necessario sburocratizzare enti e amministrazioni locali (ma vah?), alle Forze dell’ordine ed alla Polizia Municipale. 

Ricorda poi come l’1 agosto del 2010 fosse pronto a dimettersi dall’ARS, quando una telefonata dell’avvocato di fiducia Marcello Scurria lo stoppa e lo informa che è possibile dare battaglia in Tribunale sul doppio incarico. Che la Cassazione lo abbia dichiarato illegittimo evidentemente non conta, ma questa è un’altra storia. 

Buzzanca sottolinea come allora avesse scelto di continuare a fare il sindaco e che la decisione di dimettersi a due anni di distanza per ritentare l’avventura all’ARS con il miraggio di un assessorato dipende “dal mutato scenario politico locale, regionale e nazionale”. 

Un fremito di stupore percorre la sala quando dichiara che “il programma è stato ultimato e completato” e che “è stato realizzato tutto ciò che si doveva realizzare”. Prosegue sostenendo di “avere lavorato per lo sblocco di tante incompiute” e cita Palacultura, svincoli e la sistemazione della parte bassa del torrente Trapani, pomposamente ribattezzata Passeggiata Primavera. Dimenticando, forse colpito da improvvisa amnesia, che il Palacultura è ancora privo di agibilità e che la stessa è rilasciata di volta in volta, che gli svincoli, la cui inaugurazione è stata rinviata anno dopo anno, sono ben lontani dall’essere stati ultimati e glissando sul completamento del porto di Tremestieri, sulle opere compensative del ponte per le quali è stato sconfessato dallo stesso Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina (che in una delle sue ultime incursioni in città ha ribadito “opere connesse sì, opere compensative no”), sul risanamento della via Don Blasco che inspiegabilmente lui ed il suo fedelissimo assessore Isgrò si ostinano a chiamare Maregrosso e che è ancora ben lontana dall’essere quell’oasi che promettono da 4 anni, sulla realizzazione della Via del Mare, sul risanamento delle zone degradate individuate dalla legge 10 del 1990 e su quello della Zona Falcata, che è il peggior biglietto da visita che si possa offrire a chi arriva in città. Altra clamorosa dimenticanza, il flop della vendita degli immobili comunali. 

Ammette che si poteva fare “qualcosa in più per l’arredo urbano”, ma sostiene di essere stato costretto a scegliere tra quest’ultimo e la raccolta rifiuti. Anche in questo caso dimenticando di spiegare come mai l’ATO 3, peraltro fino a pochi giorni fa in mano ad un altro suo fedelissimo, Antonio Ruggeri, inspiegabilmente e senza alcun diritto ogni mese trattenga buona parte delle somme erogate dal Comune, costringendo Messinambiente a fare i salti mortali per gestire un servizio ai minimi storici.

Sorvola le grandi questioni di sempre (traffico, mobilità e stabilizzazione precari) e rilancia dichiarando che chi gli succederà “taglierà molto nastri perché molte risorse sono in arrivo” e che si occuperà dei problemi di Messina da un’altra posizione, quella di deputato regionale e forse anche di assessore se il centrodestra dovesse aggiudicarsi Palazzo d’Orleans. 

Rispolvera la vecchia storia della contrazione delle risorse (da quasi un miliardo di euro si è passati a poco più di 500 milioni) e si dichiara orgoglioso di avere istituito l’Ecopass, la tassa per chi entra in città. 

A questo punto iniziano le domande dei giornalisti. Risponde che non si presenterà in Consiglio comunale perché non è stato invitato con le dovute forme, sottolineando che lui è stato eletto dai messinesi e non dall’Aula come succedeva prima del 1994 e che in ogni caso “gli interventi dei consiglieri sono spesso inutili e lunghissimi”. Rispetto ad una sua eventuale candidatura alla poltrona che ha appena abbandonato nella primavera del 2013, ricorda che “in politica non esistono né mai né sempre” e va oltre. 

Discarica rione Taormina fra ferrovie e mare 590 20120809 MG 1464
Una delle 136 discariche di Messina

Ad una domanda precisa dichiara che i Revisori dei Conti hanno “certificato che non ci sono problemi nei conti”, tralasciando anche in questo caso sia il rifiuto di questi

ultimi a firmare uno degli ultimi bilanci, sia i forti rilievi mossi dalla Corte di Conti di Palermo. Non batte ciglio quando gli si ricordano il buco nero del contenzioso e dei crediti non esatti sia in termini di affitti che di tasse locali (complessivamente secondo gli addetti ai lavori si va oltre i 300 milioni di euro) e ribadisce che “Ricevuto ha sbagliato ad allargare la Giunta e a tenersi ancora in casa l’UDC” nonostante l’alleanza con il candidato dei DS Crocetta.

 

A chi gli chiede come si regolerà rispetto al fatto che in un tratto degli svincoli i guard-rail siano stati montati al contrario risponde piccato “e perché lo dice a me? Lo vada a dire alla ditta Ricciarddello” e rimane impassibile quando un giornalista gli chiede la sua opinione rispetto ad un’inchiesta della Guardia di Finanza in merito a due parcelle eccessivamente alte presentate da uno dei legali del Comune. 

Chiude l’incontro ribadendo ancora una volta che si attiverà per “fare in modo che a Messina arrivino finanziamenti e attenzioni”, si concede ai microfoni delle televisioni e poi scivola sorridente per l’ultima volta verso la stanza che ha occupato negli ultimi 4 anni. 

Il Consiglio Comunale lo aspetterà inutilmente. Con una breve lettera inviata al vicepresidente Giuseppe Trischitta, Buzzanca augura buon lavoro a tutti ma si sottrae ancora una volta al confronto in aula. Che non lo perdona. Il primo a prendere la parola è il coordinatore del PD Felice Calabrò, che invita l’opposizione “a brindare perché è andato via un sindaco che non li ha mai rispettati”. 

Su Buzzanca arrivano gli attacchi di tutto il Consiglio, che non intende dimenticare che l’ex sindaco ha governato a colpi di delibere e determine sindacali, relegandolo al ruolo di notaio delle decisioni assunte unilateralmente. L’unico che cerca di difenderlo è Pippo Capurro, ma si arrampica sugli specchi, scivola e si fa male. 

Clara Crocè, segretario FP Cgil Messina

Lapidario il giudizio di Clara Crocè, segretario generale della FP Cgil. Per 4 anni è stata la sua vera spina nel fianco. Lo ha tampinato passo, passo senza fargli sconti, organizzando una protesta ed un presidio dietro l’altro per ottenere il rispetto dei diritti dei lavoratori e presentando denunce su denunce alla Procura. “È stato un pessimo sindaco -dichiara, mentre imperterrita continua a stargli con il fiato sul collo per gli straordinari concessi solo a pochi eletti e per la nomina della consuocera Giovanna Famà come direttore della Galleria di Arte Moderna del Comune. Ha disatteso tutti gli accordi raggiunti in sede di concertazione, facendo di testa sua senza tenere conto delle decisioni assunte. Ma la cosa che più non gli perdono è la mancata stabilizzazione dei 304 precari dell’amministrazione di Palazzo Zanca. Nel 2010 c’erano le condizioni per farlo (rispetto del Patto di Stabilità e la spesa per il personale inferiore al 50% della spesa complessiva) e non l’ha fatto. C’è tempo fino al 31 dicembre, ma dubito che adesso sarà possibile farlo. E di questi lavoratori, delle loro famiglie, che cosa ne sarà?”. 

La giornata si chiude con una doccia fredda. Poco dopo le 8 di sera Pippo Corvaja, assessore all’Urbanistica in perenne rotta di collisione con Buzzanca, manda una nota e annuncia l’intenzione di uscire dalla Giunta a poco più di 24 ore dalla rimodulazione delle deleghe.  “Ho sperato, mi sono illuso -dichiara- e ho creduto che il mandato conferito dagli elettori al sindaco di questa città fosse di così tale ampiezza, 360°, essendo il sindaco di tutti, da non consentire valutazioni diverse se non quella di continuare ad operare per il bene comune e richiedere un nuovo mandato per completare il lavoro avviato, come il nuovo Piano Regolatore Generale, e rilanciare Messina. Purtroppo, le mie speranze sono naufragate. Il sindaco Buzzanca , per scelte personali (forse ci sono state riunioni di partito a cui non ho partecipato, sic!), consegna, per la seconda volta, la città ad un Commissario rinunziando di fatto al mandato ricevuto. Proverò a far valere il mio disappunto per le dimissioni del Sindaco nelle prossime riunioni di partito (Corvaja è del PDL ma in quota Nino Beninati, deputato all’ARS, ndr), nella ipotesi teorica che una sia convocata, ammesso e non concesso che il PDL possa ancora definirsi un partito nel quale si discutono e si valutino le scelte importanti della città”.

“E’ solo un nota politica -fanno sapere da Palazzo Zanca. Per noi è ancora un membro della Giunta a tutti gli effetti fino a quando non formalizzerà le dimissioni presso la Segreteria Generale”. Che, per la cronaca, è ancora in attesa di quelle dell’assessore al Commercio Pinuccio Puglisi.

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