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Bollani. Uno, nessuno, centomila

Stefano Bollani

Domenica scorsa, l’Auditorium del Palacultura era gremito all’inverosimile.

L’artista in questione? Il milanese Stefano Bollani, compositore e pianista jazz di gran classe. Una delle ultime meravigliose scoperte del panorama musicala italiano. Diplomato in pianoforte al conservatorio di Firenze nel 1993, nei suoi tredici anni di carriera ha pubblicato ben 28 “fatiche” (tra album in studio, live e dvd).

Un’attività frenetica ben ripagata dal riscontro positivo di pubblico e critica. Il suo “The third man” si è guadagnato nel 2007 la nomination come “best album dell’anno” agli Italian Jazz awards. Ma il suo successo è arrivato persino in Giappone dove è molto stimato.

Il repertorio proposto al Palacultura di Messina ha “indossato” gli abiti musicali di Gershwin e Antonio Carlos Jobim. Dai classici immortali del primo come “Summertime”, “Someone to watch

over me”, “I got rhythm”, “But not for me” alle atmosfere della bossa nova di cui il brasiliano Jobim è l’inventore universalmente riconosciuto con “Aguas de Marco”, “Garota de Ipanema”, “Luiza”, “Agua de beber”. Interpretazioni che giungono dritte all’anima del pubblico sfiorandone i lati più inquieti, profondi e intimi. Il tutto mescolato con una geniale follia di cui godono solamente i grandi artisti. Il finale del concerto ha però riservato uno spettacolo nello spettacolo. L’artista milanese ha infatti chiesto al pubblico quali canzoni volesse ascoltare come bis. E il pubblico è stato accontentato. Bollani ha soddisfatto le prima dieci richieste, scritte dal pubblico su un foglio di carta, regalando un medley trionfale (comprendente tra i brani Per Elisa, Estate, Libertango, Ti parlerò d’amor). Uno, nessuno, centomila. Bollani sembra il frutto di una creazione Pirandelliana, che da volto alle miriadi di espressioni artistiche saltando su e giù tra le partiture musicali con spensieratezza e facilità disarmanti.

Una standing ovation più che meritata ha concluso l’esibizione dell’artista.