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Barresi, Fit Cisl: “Ormai siamo alla cannibalizzazione delle aree”

Michele Barresi, segretario provinciale Fit Cisl Messina

La città assiste impotente allo smantellamento del patrimonio FS. Dopo gli annunci della chiusura di Ferrotel, Italferr e dell’Officina Grandi Riparazioni, adesso tocca alla stazione marittima. Come sempre tutto è passato senza annunci ufficiali da parte delle Ferrovie dello Stato. Solo un paio di righe inserite in un comunicato stampa del Comune relative al bando per la progettazione della riqualificazione dell’area compresa tra la stazione marittima e la via Santa Cecilia, dove si legge che “il concorso si svolgerà in due fasi: nella prima la commissione selezionerà le cinque migliori proposte che saranno, nella seconda fase, chiamate a sviluppare un progetto preliminare di un centro servizi nell’area ferroviaria della stazione marittima, individuata dal gruppo F.S. come dismettibile”. 

I sindacati di categoria hanno immediatamente dichiarato lo stato di agitazione, siamo al punto di non ritorno? “Penso proprio di sì. La cosa più grave -commenta Michele Barresi, segretario provinciale della Fit Cisl- è che tutto questo avviene mentre sono in corso le trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del settore navigazione, che a questo punto non si comprende più in che cosa consisterà. E la separazione tra navigazione ferroviaria ed ogni altro tipo di traghettamento, sia gommato che pendolari, punta evidentemente all’esternazionalizzazione dei servizi”. 

Un pezzo dopo l’altro sta sparendo tutto, cosa succede nel comparto ferroviario siciliano e messinese? “Ormai per il Gruppo FS la parola chiave è dismissione. Con la scusa della costruzione del ponte sullo Stretto stanno smontando pezzo per pezzo tutte le strutture e le attività di Trenitalia e RFI a Messina. Ma attenzione, a dispetto dei proclami roboanti in realtà non c’è la certezza che

l’opera sarà costruita. Assistiamo a proclami di difesa e tutela degli interessi messinesi da parte della classe politica locale, ma alla fine le Ferrovie dello Stato continuano tranquillamente a fare quello che vogliono, smantellando il loro patrimonio pezzo per pezzo”. 

Qualche esempio? “Non è un segreto per nessuno che il progetto della nuova stazione di Gazzi prevede solo 5 binari, uno dei quali destinato alla metroferrovia, ma nessuno dice niente rispetto al ridimensionamento delle attività ferroviarie in città. Tanto per capire, la stazione di Sant’Agata di Militello ha sei binari. E poi, anche se le Ferrovie dichiarano che alla Stazione Centrale attualmente sono necessari solo 8 binari (mettendo quindi le mani avanti sulle dimensioni di quella che si costruirà a Gazzi) in realtà ancora oggi se ne utilizzano 18. Mi sembra evidente che dietro tutto questo c’è l’esigenza di dimostrare che quella notevole porzione di territorio è davvero inutile per le Ferrovie. Ovviamente, grazie anche ai tagli massacranti degli ultimi 16 anni, non ci sono più le esigenze di una volta. Ma da qui a ipotizzare una stazione con 5 binari ce ne corre”. 

In più occasioni lei ha parlato di cannibalizzazione delle aree Fs a Messina. “E’ tutto connesso e correlato, nulla è lasciato al caso. In questo smantellamento ingiustificato delle strutture FS mi sembra abbastanza chiaro che c’è la fretta di accelerare processi di dismissione in aree evidentemente molto appetibili dal punto di vista economico per le quali, e anche questo non penso sia un mistero per nessuno, probabilmente si sta già ipotizzando un cambio di destinazione d’uso. Le FS vogliono andarsene dalla Sicilia e da Messina, adesso usano anche il ponte come scusa e nessuno fa niente per bloccare questo processo: mi sembra che le coincidenze siano davvero troppe”.