Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Barcellona PG, Operazione Ponente: assolto perché il fatto non sussiste Vito Inghilleri

MESSINA. Assolto perché il fatto non sussiste. Il giudice Antonino Orifici del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha accolto la tesi difensiva del difensore di Vito Inghilleri, l’avvocato Filippo Barbera. Inghilleri era stato accusato di falsa testimonianza. Capocantiere 53enne originario di Piana degli Albanesi, era stato coinvolto nel processo scaturito dall’Operazione Ponente, scattata nel 2010 grazie alle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina dopo le estorsioni denunciate in merito ai lavori di riqualificazione del litorale di ponente a Milazzo.

“Nel troncone principale dell’inchiesta giudiziaria, nata a seguito delle denunce sporte dai titolari della ditta palermitana vincitrice dell’appalto per le estorsioni subite -spiega il difensore di Inghilleri- era rimasto all’epoca coinvolto persino un boss del calibro di Carmelo D’Amico, ora collaboratore di giustizia, nonché altri imprenditori dell’area del barcellonese considerati vicini alla famiglia mafiosa di Barcellona PG, alcuni dei quali avevano anche riportato pesanti condanne per estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso.

Filippo Barcbera

Secondo la ricostruzione dell’accusa, in buona parte poi confermata dalle sentenze dei giudici, l’impresa facente riferimento all’imprenditore palermitano Crisafulli, risultata vincitrice di un appalto da svariati milioni di euro per il rifacimento del waterfront milazzese, dopo aver subito pesanti minacce era stata costretta a piegarsi alle richieste estorsive avanzate dal clan locale, pagando il pizzo e nella vicenda è stato coinvolto pure Inghilleri. Per un periodo capocantiere della ditta esecutrice dei lavori, il 53enne era stato proprio colui che una notte, aveva ritrovato alcune bottiglie incendiarie sui mezzi dell’azienda, aveva allertato l’imprenditore Crisafulli, sviluppando una serie di contatti anche con altri imprenditori legati all’esecuzione dei lavori.

Secondo l’accusa poi portata avanti dalla Procura di Barcellona, nel processo Inghilleri avrebbe reso sotto vari aspetti falsa testimonianza. In particolare, negando di avere contattato i fratelli Venuto dopo il rinvenimento delle bottiglie incendiarie e anche, come invece sarebbe avvenuto, di avere parlato nell’immediatezza del grave fatto con un altro imprenditore-fornitore del cantiere, poi condannato nella stessa Operazione Ponente.

Secondo l’accusa, inoltre, il 53enne aveva detto il falso anche quando aveva negato di aver preso l’iniziativa di accompagnare i titolari dell’impresa palermitana, Crisafulli e Ciriminna negli uffici di un altro imprenditore coinvolto”.

Al termine del processo il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna del capocantiere a 2 anni di carcere. A prevalere è stata la tesi portata dell’avvocato Filippo Barbera, che ha chiesto e ottenuto l’assoluzione. Secondo la difesa, infatti, “non vi sarebbe stata la prova certa che l’Inghilleri avesse mentito nel processo precedente, anche in relazione ad alcuni chiaroscuri di altri testimoni sentiti sugli stessi fatti e alla loro non piena credibilità”.