Barcellona PG, omicidio Roberto Amato: richiesto rinvio a giudizio per Carmelo D’Amico

Roberto Amato
Roberto Amato

A distanza di 34 anni dall’omicidio di Roberto Amato, il giovane incensurato di 18 anni scomparso da casa il 12 febbraio 1992 e ritrovato senza vita dopo 54 giorni nelle campagne di contrada Lando, frazione collinare di Barcellona Pozzo di Gotto, arriva una svolta giudiziaria che potrebbe segnare un punto decisivo in una delle vicende più dolorose e controverse della cronaca locale.

La Procura ha infatti formulato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Carmelo D’Amico, che nel corso delle indagini ha ammesso di aver consegnato a Salvatore Di Salvo la pistola calibro 7.65 che sarebbe stata utilizzata per l’omicidio del giovane.
L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 23 ottobre davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare (Gup), chiamato a valutare gli elementi raccolti dagli investigatori e a decidere sull’eventuale apertura del processo.
La vicenda di Roberto Amato continua a rappresentare una ferita aperta per la sua famiglia e per l’intera comunità. Il ragazzo si allontanò dalla propria abitazione il 12 febbraio del 1992, facendo perdere le proprie tracce. Le ricerche e l’attesa si protrassero per quasi due mesi, fino al tragico ritrovamento del corpo, avvenuto 54 giorni dopo nelle campagne di contrada Lando.
Per oltre tre decenni, i familiari non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia. Una battaglia condotta con determinazione ma lontano dai riflettori, nel rispetto del dolore e della memoria del loro congiunto. Un impegno costante che ha consentito di mantenere viva l’attenzione sul caso, sostenendo il lavoro degli inquirenti, in particolare degli uomini della Compagnia Carabinieri di Barcellona e della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, alimentando la speranza che potessero emergere nuovi elementi utili a fare piena luce sull’accaduto.
Al fianco della famiglia Amato, in questo percorso, gli avvocati Nino Aloisio e Ugo Colonna, che hanno seguito la vicenda sostenendo le istanze dei familiari e accompagnandoli in una delle più lunghe e complesse battaglie giudiziarie della storia recente del territorio.
La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta oggi un passaggio di grande rilevanza processuale. Sarà l’udienza del 23 ottobre a segnare il prossimo capitolo di una vicenda che, a distanza di 34 anni, continua a interrogare la coscienza collettiva e ad alimentare l’attesa di risposte definitive sulla morte di Roberto Amato.

Per la famiglia, che non ha mai smesso di cercare la verità, la fissazione dell’udienza preliminare costituisce un momento importante nel cammino verso l’accertamento delle responsabilità e la ricostruzione completa dei fatti che portarono alla tragica uccisione del giovane diciottenne.