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Barcellona PG, detenuto trovato nel carcere Madia con un micro-cellulare

Il carcere di Barcellona Pozzo di Gotto

Un micro-telefono cellulare è stato scoperto dalla polizia penitenziaria nel corso di una perquisizione avvenuta venerdì scorso nel carcere Madia della città del Longano. L’apparecchio era perfettamente funzionante e completo di carta micro-si. Il fatto all’interno del V reparto, dove vi sono i detenuti di media sicurezza comuni. L’episodio è denunciato da Vito Fazio, segretario locale del Sappe, sindacato autonomo Polizia Penitenziaria. <<Nella tarda serata di venerdì 23 agosto è stata effettuata una perquisizione straordinaria che ha permesso il ritrovamento di un microcellulare perfettamente funzionante e regolarmente utilizzato nel V° Reparto Media sicurezza. Un detenuto di origine messinese è stato colto in flagrante proprio mentre stava effettuando una telefonata, all’interno del bagno della stanza dove era ubicato. All’atto dell’ingresso degli uomini della Polizia Penitenziaria, lo stesso ha tentato di disfarsi del microcellulare che stava utilizzando, ma è stato tempestivamente bloccato. Il Sappe esprime il proprio apprezzamento al personale di Polizia Penitenziaria in servizio nella Casa Circondariale barcellonese, ed auspica che venga loro riconosciuto una meritata ricompensa. Poliziotti che, nonostante le ormai note problematiche che riguardano la carenza di risorse umane, mancato pagamento di straordinari ed emolumenti vari, nonostante il piano ferie estivo in atto, si è reso disponibile per effettuare l’operazione che ha portato al brillante risultato>>. A lanciare l’allarme anche Donato Capece, segretario generale del Sappe. <<Grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalità del Personale di Polizia Penitenziaria in servizio. La questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentita, ed è ormai indifferibile adottare tutti gli interventi che mettano in grado gli agenti di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo. Le carceri sono più sicure assumendo gli Agenti che mancano – rimarca Capece – finanziando gli interventi necessari, come quelli che consentano di schermare gli istituti penitenziari al fine di neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito e di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale>>.