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Barcellona PG, calunniò il giudice Salvatore Saija: condannato 57enne di San Fratello

MESSINA. Con due distinti esposti, nel 2013, G. M. denunciò alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria  Salvatore Saija – magistrato barcellonese, e oggi in servizio alla Corte di Cassazione – affermando che il magistrato, quand’era giudice dell’esecuzione al Tribunale di Patti, aveva commesso abuso d’ufficio in una procedura già a carico di M. M., sorella del denunciante, cui lo stesso era subentrato dopo la sua morte. In particolare, secondo il denunciante, il magistrato Saija avrebbe adottato una serie di provvedimenti illegittimi in detta procedura esecutiva, allo scopo di avvantaggiare L. R. M., creditore procedente e, soprattutto, madre del dirigente di cancelleria, che operava proprio nella cancelleria del giudice. Dopo le indagini di rito, la Procura di Reggio Calabria richiese l’archiviazione nei confronti del magistrato Saija. Archiviazione per “manifesta infondatezza della notizia”. Una richiesta accolta totalmente dal G.I.P. Successivamente lo stesso magistrato denunciò G. M per calunnia, per averlo questi falsamente incolpato dinanzi all’Autorità Giudiziaria, pur sapendolo innocente.

Iniziato il processo nel 2015, e il giudice Saja costituitisi parte civile, dopo una difficile e articolata fase istruttoria, il Tribunale di Reggio Calabria mandò assolto l’imputato G. M., con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, non essendosi raggiunta – a dire del giudice monocratico – la piena prova del dolo, ossia della piena consapevolezza, da parte dell’imputato, dell’innocenza del magistrato, ferma l’assoluta correttezza di quest’ultimo, come pure già accertato nel corso delle indagini a suo carico.
Sia la Procura della Repubblica, sia la parte civile, però, impugnarono la sentenza ritenendola errata e ingiusta, per non aver tenuto conto delle risultanze istruttorie, tutte denotanti la piena coscienza e consapevolezza dell’innocenza del magistrato da parte del G M., allorquando aveva presentato due calunniosi esposti. La Corte d’appello di Reggio Calabria, Sez. 2^ penale, Presidente Barillà, ha accolto l’appello all’esito dell’udienza del 25 febbraio 2021, riformando la sentenza di primo grado e condannando il cinquantasettenne sanfratellano alla pena della reclusione di un anno e quattro mesi, oltre al risarcimento del danno e alle spese del procedimento in favore del magistrato Saija. A difendere il magistrato Saija è stato il legale Pinuccio Calabrò del Foro di Barcellona P.G., mentre l’imputato è stato difeso dal legale Salvatore Caputo, del Foro di Patti.

Carmelo Amato

Barcellonese doc, il giornalismo è la sua ragione di vita. Indistruttibile, infaticabile, instancabile, riesce a essere sul posto “prima ancora che il fatto succeda”. Dalla cronaca nera allo sport nulla gli sfugge. È l’incubo degli amministratori di Palazzo Longano, che se lo sognano anche di notte e temono i suoi video e i suoi articoli nei quali denuncia disservizi e inefficienze e dà voce alle esigenze dei suoi concittadini. Sconfina spesso a Milazzo e dintorni.