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#Barcellona. Paura in via Leopardi: le macerie dell’incendio rendono irrespirabile l’aria

Fa ancora paura l’appartamento andato in fiamme la notte del 21 marzo in via Giacomo Leopardi che è costata la vita al 65enne Giovanni Trifilò. A dieci giorni di distanza da quando le fiamme sono divampate, le macerie sono ancora lì, sotto il naso degli abitanti del quartiere che hanno le finestre a pochi metri dall’abitazione. Quello che fa più paura è l’area irrespirabile, in modo particolare quando si alza il vento. Il materiale annerito è presente non solo all’interno dell’appartamento, chiuso dai dipendenti del Comune con delle tavole e transennato, ma anche sul marciapiede che si trova di fronte al luogo nel quale è divampato l’incendio, dove si trova un contenitori dei rifiuti enorme. All’interno di questo, gli operatori della Dusty il giorno dopo la tragedia hanno depositato gran parte del materiale rinvenuto all’interno della casa di Trifilò. Materiale che, così come si evince dalle

foto, non è sigillato. Nonostante le continue richieste di intervento per bonificare la zona, ancora nulla è stato fatto. I rifiuti sono in bella vista.

«Qui siamo molte famiglie, tanti i bambini – dichiarano alcuni residenti. A pochi metri c’è una scuola. È un miasma acido e non si riesce a sopportarlo. Il fatto grave –aggiungono ancora gli abitanti di via Leopardi- è che non sappiamo che genere di rifiuti sono andati distrutti dalle fiamme, perché è anche sulla base di quello che bisognerebbe approntare un piano di bonifica.

Se sono copertoni ad esempio bisogna fare una cosa, se è amianto bisogna farne un’altra cosa. Ma i giorni passano e noi continuiamo a respirare questo schifo. Siamo in città, ma siamo fuori dal mondo, siamo senza quartiere e senza Stato, l’importante, però, è che paghiamo regolarmente le salate tasse!».

Carmelo Amato

Barcellonese doc, il giornalismo è la sua ragione di vita. Indistruttibile, infaticabile, instancabile, riesce a essere sul posto “prima ancora che il fatto succeda”. Dalla cronaca nera allo sport nulla gli sfugge. È l’incubo degli amministratori di Palazzo Longano, che se lo sognano anche di notte e temono i suoi video e i suoi articoli nei quali denuncia disservizi e inefficienze e dà voce alle esigenze dei suoi concittadini. Sconfina spesso a Milazzo e dintorni.