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Baby mamme, l’adolescenza interrotta

In Italia ogni anno poco più di 14 mila adolescenti restano incinte. Dieci mila diventano delle baby mamme, le altre 4 mila preferiscono interrompere la gravidanza. Da cosa dipende? I rapporti sessuali sempre più precoci (a Milano la prima volta spesso è sotto i 13 anni) e lo scarso uso di contraccettivi, visto che li usa meno del 52 per cento delle minorenni italiane. Ma spesso le gravidanze adolescenziali, più numerose al Sud che al Nord, dove però si registrano numeri alti nelle periferie delle grandi città come Milano, dipendono anche da situazioni di disagio familiare, abuso e abbandono. 

Anche Messina ha la sua dose di mamme under 18. Reperire un dato completo per l’intera provincia non è semplice, ma secondo gli addetti ai lavori che operano nei 28 consultori sparsi sul comprensorio peloritano, la media oscilla tra le 100 e le 150 gravidanze l’anno. Un dato enorme, soprattutto se si pensa alla carenza cronica di servizi per l’infanzia. La disinformazione e la mancanza di un’efficace educazione sessuale nelle scuole sono sicuramente determinanti per questo stato di cose, ma una buona fetta di responsabilità dipende anche dalle notevoli difficoltà a reperire la pillola del giorno dopo e la pillola del 5° giorno. Dovute per legge e spesso negate da medici e farmacisti per ignavia o pigrizia. 

“Arrivano nelle nostre strutture spaventate e poco consapevoli di quello che le aspetta -racconta la ginecologa Luisa Barbaro, Direttore dell’Unità Operativa Consultori Area Jonica dell’Asl 5 e Dirigente del consultorio di via del Vespro. Lo vedono quasi come un gioco, con incoscienza. Non si fanno domande sul futuro: pensano solo se il loro ragazzo vuole il bambino e vedono il figlio solo come il frutto del loro amore”. 

Ma la realtà a Messina è molto più dura. Un’adolescente che vuole evitare una gravidanza e che non ha preso precauzioni o che deve fare i conti con la rottura del preservativo (incidente molto frequente) inizia un pellegrinaggio tra ospedali, guardie mediche e pronto soccorso che spesso la porta a dover affrontare un’interruzione di gravidanza solo perché non ha trovato nessuno che le ha dato la pillola che inibisce il concepimento in tempo utile. C’è chi si trincera dietro l’obiezione di coscienza, dimenticando o forse ignorando che impedire una gravidanza è cosa ben diversa dall’interromperla, e chi fa terrorismo psicologico dicendo che la pillola del giorno dopo provoca emorragie violentissime. E’ ovvio che a questo punto un’adolescente confusa scappa

e corre il rischio di una possibile gravidanza, rimandando la soluzione del problema di un paio di settimane. 

Luisa Barbaro

“La contraccezione d’emergenza -spiega ancora Luisa Barbaro- deve essere considerata un’urgenza proprio per la necessità di rispettare tempi brevi di assunzione rispetto al rapporto a rischio. Se non somministrata, il medico può incorrere nell’accusa di omissione di atti d’ufficio, secondo l’art 328 del Codice Penale. Tra l’altro, è stato chiaramente indicato che il meccanismo di azione del farmaco è legato al suo effetto sull’ovulazione e non su effetti post fertilizzazione. L’obiezione di coscienza è comunque possibile, se esercitata in maniera tale che il medico stesso sia comunque in grado di garantire la prescrizione del farmaco senza ritardo, in modo da garantire la massima efficacia contraccettiva. Altrimenti, come ho già detto, potrebbe essere esposto ad azione penale per omissione di cura”. 

Negli Stati Uniti, un tribunale ha giudicato un ospedale responsabile per non avere fornito ad una vittima di violenza informazioni sulla possibilità di far ricorso alla contraccezione d’emergenza. Negli Stati Uniti, in Spagna, in Svizzera e in Francia, la pillola del giorno dopo è disponibile  nelle farmacie senza la necessità di prescrizione medica ed è  inoltre disponibile gratuitamente nelle scuole anche per ragazze minorenni, senza l’obbligo di dichiarare la propria identità. In Italia la può essere venduta solo e soltanto dietro prescrizione medica, con ricetta non ripetibile. Per poter assumere il farmaco è quindi necessario rivolgersi ad un consultorio, al proprio medico di famiglia, ad un ginecologo, al pronto soccorso o alla guardia medica. 

Dal 2008 l’associazione “Luca Cosciani” in collaborazione con l’associazione “Vita di Donna”, ha dato vita a Roma all’iniziativa “Soccorso Civile-Pillola del giorno dopo” fornendo assistenza immediata a tutte quelle donne cui è stata negata dalla struttura pubblica o dalla farmacia. L’associazione fornisce inoltre assistenza per procedere legalmente nei confronti dei medici, delle strutture pubbliche e dei farmacisti che rifiutano di prescrivere o fornire il farmaco. 

“Nella vendita da banco la critica principale è che la facile disponibilità della CE demotiverebbe le donne alla contraccezione stabile -conclude Barbaro. Ma uno studio scozzese, condotto su 549 donne dimostra che la percentuale di contraccezione stabile non è ridotta dalla disponibilità a domicilio di contraccezione d’emergenza. E’ invece ridotta la frequenza di gravidanze indesiderate, con un rischio relativo dello 0,7 rispetto ai controlli. In ogni caso, il problema più importante da affrontare è la diffusione e l’informazione presso gli adolescenti, soprattutto i giovanissimi (13-19 anni) che nel 30% dei casi fanno sesso senza alcuna precauzione”.