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Authority, in arrivo il commissariamento

Il porto di Tremestieri

Certezze ancora non ce ne sono, ma lunedì prossimo potrebbe arrivare da Roma la nomina a commissario dell’Autorità Portuale per il presidente uscente Dario Lo Bosco, il cui mandato è appena scaduto. La presidenza di RFI (la controllata del Gruppo FS che gestisce la rete ferroviaria), quella dell’AST e una miriade di altri incarichi a livello universitario evidentemente non gli bastano, perché è evidente che la poltrona dell’Authority messinese Lo Bosco non la vuole proprio lasciare. 

Peraltro incomprensibilmente, visto che la presenza settimanale di inizio mandato è via, via diventata quindicinale nonostante il ruolo centrale che l’Autorità Portuale ha rispetto allo sviluppo futuro della città. A partire dal Piano Regolatore Portuale ancora fermo negli uffici di corso Vittorio Emanuele ed al completamento del nuovo porto di Tremestieri. Tra l’altro, proprio ieri è scaduto anche il mandato del segretario generale dell’ente Giuseppe Del Grande e adesso l’Authority è priva dei vertici apicali. Coincidenze? Forse. 

Strano anche che si punti a trasformare un presidente uscente in commissario, visto

che in questi caso di soliti si nomina un funzionario ministeriale o un comandante di Capitaneria di Porto. Lo Bosco presenta questa mossa come una dimostrazione di spirito di servizio, i più maligni sostengno invece che sia un passaggio propedeutico al secondo mandato. 

Ma tant’è. Provvidenza volle che gli enti locali che devono esprimere la terna da presentare la ministero dei Trasporti non si siano messi d’accordo sui noi. E così, da un lato ci sono Comune di Messina, Provincia e Camera di Commercio che hanno deciso di puntare sugli evergreen Leonardi, Famiani e Ferlisi mentre le amministrazioni di Milazzo e San Filippo del Mela, legate a doppio filo al presidente della Regione Lombardo, preferiscono l’ex comandate della Capitaneria di Porto Tommaso Santapaola. 

La palla adesso passa al ministri dei Trasporti. Sempre che, ovviamente, riesca a trovare un punto d’incontro con Lombardo, che della propria autonomia decisionale ne ha sempre fatto una questione di principio oltre che politica. L’unica certezza, vista l’incapacità cronica di autogestione della classe politica locale, è che ancora una volta una decisione fondamentale per lo sviluppo della città sarà presa dall’alto, come se Messina fosse una colonia dell’Impero e nient’altro.